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Aspettando la fase finale

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FEDERICA LAUTO

Un avvocato vi contatta e vi informa che una zia deceduta, di cui non sapevate niente, vi lascia tutto. Partite per il luogo dove viveva, una foresta remota dall’altra parte del mondo. Inserite nel racconto: un uomo che parla una lingua incomprensibile, un animale mai visto prima e un sasso.

 

Il vento strappò dalle mani del sacerdote il foglio con la preghiera per la zia. Mi ricordò la lettera dell'avvocato, bianca sopra l'unto delle bollette. “Egregio eccetera, ha ereditato da sua zia…”. Un imprecisato numero di zeri. Ma quale zia, avevo chiesto.

Era stata una missionaria isolata dagli indigeni a cui aveva cercato di insegnare la lingua. Con il tempo aveva scordato la sua. Ma il pappagallo che allevava no, e aveva chiamato l'avvocato. Dopo mesi capirono che i numeri gracchianti dettati dall'uccello erano il codice di una cassaforte, che stava in una capanna che stava in mezzo a una foresta che stava in un'isola di un remoto arcipelago.

Per andarci bisognava prendere un treno per prendere un aereo per prendere una barchetta per prendere la strada giusta che conduceva alla capanna. E prendere il pappagallo.

Arrivai in una notte senza vento sporcata dall'alba. Stanco, sedetti su un sasso. Il sasso si mosse, rivelando un animale con una proboscide un corno due ali e un enorme deretano, che mi ingoiò. Uscii ingarbugliato nelle budella per opera di un uomo che urlava in una lingua incomprensibile. Accanto a sé arrostiva un pappagallo. Come raggiungere ora casa di zia? Dovevo farmi aiutare. E iniziai ad insegnare la mia lingua allo straniero.