Spazio Bigazzi: la mia calza della befana Spazio Bigazzi Beppe Bigazzi Ingredienti: Spazio Bigazzi Non solo Chef Beppe Bigazzi Procedimento: Tutto ha inizio negli anni '30 del secolo scorso, quando nel Valdarno, fra Natale e l'Epifania, al suono notturno di un campanaccio e con una lanterna, appoggiata ad un grande bastone con il quale bussava alle porte delle case, arrivò la BEFANA. Vestita di stracci, con il naso adunco e una parrucca bianca legata in trecce, veniva ad annunciare la preparazione dei regali e chiedeva di trovare le calze vuote appese al camino. Poi interrogava genitori e nonni sul comportamento di noi ragazzi; senza salutare si girava sulla porta e se ne andava: "Ricordate di mettere la calza la sera del 5!". Io non l'ho mai vista arrivare perché il sonno aveva sempre la meglio, ma appena sveglio correvo in cucina (l'unica stanza calda della casa) a vedere la calza, dove generalmente trovavo: - 1 pezzo di carbone (segno che non ero stato buono al 100%) - 1 mandarino - 1 Cavalluccio (ciambellina, tanto dura da rompere col martello) da mettere nel latte: buonissima! - 1 pezzetto di Copata - 2 o 3 noci o dei fichi secchi Questa storia durò fino all'inverno del 1943, in piena guerra, quando svegliato di notte da un forte rumore, trovai mia madre che riempiva le calze. Ci fu una gran risata, preceduta da un anno e seguita da un altro senza sorrisi perché mio padre era in guerra e da tempo non c'erano sue notizie. Grazie a Dio tornò...... Procedimento:
Tutto ha inizio negli anni ’30 del secolo scorso, quando nel Valdarno, fra Natale e l’Epifania, al suono notturno di un campanaccio e con una lanterna, appoggiata ad un grande bastone  con il quale bussava alle porte delle case, arrivò la BEFANA.
Vestita di stracci, con il naso adunco e una parrucca bianca legata in trecce, veniva ad annunciare la preparazione dei regali e chiedeva di trovare le calze vuote appese al camino. Poi interrogava genitori e nonni sul comportamento di noi ragazzi; senza salutare si girava sulla porta e se ne andava: “Ricordate di mettere la calza la sera del 5!”.
Io non l’ho mai vista arrivare perché il sonno aveva sempre la meglio, ma appena sveglio correvo in cucina (l’unica stanza  calda della casa) a vedere la calza, dove generalmente trovavo:
- 1 pezzo di carbone (segno che non ero stato buono al 100%)
- 1 mandarino
- 1 Cavalluccio (ciambellina, tanto dura da rompere col martello) da mettere nel latte: buonissima!
- 1 pezzetto di Copata
- 2 o 3 noci o dei fichi secchi
Questa storia durò fino all’inverno del 1943, in piena guerra, quando svegliato di notte da un forte rumore, trovai mia madre che riempiva le calze. Ci fu una gran risata, preceduta da un anno e seguita da un altro senza sorrisi perché mio padre era in guerra e da tempo non c’erano sue notizie. Grazie a Dio tornò......

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