Scuola italiana e livello culturale

stamane molte delle telefonate degli ascoltatori vertevano sulla scuola in generale e, più specificamente, sulla scarsa capacità di apprendimento della matematica da parte degli studenti.
Vorrei sottoporle l’argomento del livello culturale della nostra popolazione da un osservatorio diverso, esaminando gli esiti prima delle cause.
Non so se le sia mai capitato di vedere il programma televisivo “L’eredità”, in onda quotidianamente su RAI 1 dalle 18,45 fino alle 19,50 circa. È uno dei tanti telequiz, in cui 6 concorrenti, attraverso differenti giochi, si contendono una certa somma che si va ad accumulare – l’eredità, appunto – e a cui, alla fine, solo uno potrà aspirare. I concorrenti appartengono alle più diversificate fasce sociali e anagrafiche. L’interesse, diciamo antropologico, della trasmissione consiste quindi nella possibilità di verificare il livello medio di conoscenza e capacità intuitive della popolazione: direi un termometro molto attendibile.
La mia personale impressione è quella di trovarmi di fronte, con una desolante continuità, a scorribande di marziani, gente che non ha idea di che cosa sia la grammatica italiana, che non è in grado di collocare storicamente - neppure molto alla lontana - gli avvenimenti fondamentali della nostra epoca, che non sa che Firenze si trova in Toscana o che se, per un caso fortunato e raro, sa che 6 x 7 fa 42 gli urlano “bravo!”
Le porto brevemente solo 2 esempi. Il gioco in cui risaltano più spesso e drammaticamente (o ridicolmente, se preferisce) tali deficienze è quello in cui i concorrenti devono collegare dati o avvenimenti storici e culturali a quattro anni prestabiliti. Sono date sempre ben distanziate fra loro e che raramente possono comportare dubbi o confusioni. Tempo fa vennero proposti il 1933 e altri tre anni, poniamo il 1951, il 1979 e il 1995. Ebbene, nessuno dei concorrenti conosceva la data in cui Hitler andò al potere in Germania. L’altro caso è analogo. Alla richiesta di indicare l’anno in cui fu promulgato un certo italico decreto regio, un concorrente di 66 anni, distinto e elegante, si è buttato sul 1946. La concorrente successiva, una giovane insegnante di materie letterarie in una scuola media superiore con l’ambizione di conseguire una seconda laurea in Storia, è andata, invece, sul 1960 (!!!)
Alcune settimane fa si parlò dell’opportunità o meno di attribuire una sorta di patente finanziaria, per impedire che si verifichino ancora  le drammatiche circostanze in cui le persone più sprovvedute siano raggirate dai cannibali della finanza con le obbligazioni subordinate o altre trappole del genere. Mi chiedo se sia realistico supporre che una seppur minima ed indispensabile conoscenza di tipo finanziario sia accessibile ad una popolazione che sa a malapena di essere al mondo.
Ma la domanda più generale che mi pongo e le pongo è se l’ignoranza e il cosiddetto analfabetismo di ritorno siano i famosi danni collaterali o, invece, la conditio sine qua non della società dei consumi.
 
Cordiali saluti.
 
Enzo Vignoli

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