Pezzi da 90 - Ayrton Senna, l'ultimo Gran Premio

Bob Marley, la leggenda

Jean-Louis Trintignant, Le Magnifique

Credits: un programma di Giancarlo Simoncelli, Angela Zamparelli, Claudio Licoccia. Con la collaborazione di Siriana Gioscia.

Francesco De Gregori, il principe della canzone


Il giro d'Italia



Nella prima puntata di Pezzi da 90 abbiamo raccontato con amore e con rimpianto la triste vicenda di Marco Pantani ma anche e soprattutto le sue epiche imprese sportive tra le montagne.

Sono indimenticabili per gli amanti del Ciclismo (e non solo) i suoi scatti tra Alpi e Pirenei, libero dalla bandana da pirata e in piedi sui pedali.

Ed è quella del Pantani in bicicletta innanzitutto una immagine: una sequenza televisiva, magari al rallentatore.

Eppure il ciclismo è diventato uno sport popolare e mitico nella storia italiana grazie ai suoni: grazie alla Radio.

Il Tour de France nacque nel 1903, seguito qualche anno dopo (nel 1909) dal nostro Giro d’Italia. E già dagli anni Trenta l’EIAR cominciò a seguire le tappe, trasmettendo i risultati e le classifiche.

Dopo la Guerra, la Rai cominciò (siamo per l’esattezza nel 1947) a trasmettere l’intera corsa grazie alle epiche cronache dei suoi giornalisti sportivi, da Mario Ferretti a Paolo Valenti (ve lo ricordate Paolo Valenti così distinto a presentare Novantesimo minuto?), da Enrico Ameri a Nando Martellini… Furono loro a creare il mito e la rivalità di Coppi e Bartali tramutandoli in leggenda: le radiocronache del Giro venivano seguite da milioni di ascoltatori.

D’altronde il Ciclismo è sport che ancora oggi crea aspettative e passioni, malgrado le disillusioni, il doping, gli scandali e le eccessive sponsorizzazioni (ma quelle c’erano già negli anni Trenta…).

Chi scrive ama molto il ciclismo e lo ha seguito da vicino. Un giorno ci trovavamo al Tour de France, su una vetta dei Pirenei, ad aspettare pazienti. L’arrivo era previsto per le 17,00. Eppure a Mezzogiorno c’era un signore anziano, di quelli vestiti di tutto punto e col bastone (avesse avuto anche il papillon e la lunetta all’occhio destro avremmo pensato di trovarci alla fine dell’Ottocento, quando il ciclismo divenne sport professionistico…), che aspettava lì, impettito, immobile e serio, in piedi, a duecento metri dal traguardo,  con lo sguardo rivolto verso il tornante da cui molte ore dopo sarebbe spuntato il Peloton..

E però alla Radio Mario Ferretti ci ha avvertito che:

“Un uomo solo è al comando della corsa; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi!”


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