I nostri politici bocciati in affari esteri

Prendo spunto da un’intervista ad Alessandro Di Battista a “Ballaro” di martedì scorso, nella quale il conduttore chiedeva quale fosse la sua valutazione sulle dichiarazioni contenute nel discorso di insediamento di Trump , la risposta è stata “non l’ho votato io ma il popolo americano” (cui sono seguite critiche sul passato), quasi a voler dire che non era per noi oggi un tema stringente di dibattito politico.  Ho sottolineato questo battuta solo per fare alcune riflessioni seriamente preoccupate –che vanno ben al di là della persona e del suo movimento 5stelle- in merito all’atteggiamento  che assumono molti rappresentanti di primo piano dei partiti e gruppi politici italiani  che si candidano a guidare il paese, nel misurarsi con i problemi della politica internazionale. Preoccupata, perché il contesto internazionale attuale mi appare estremamente difficile e delicato, un vera polveriera che potrebbe esplodere, anzi sta esplodendo . E su tutto ciò ora il nuovo corso americano sembra orientato a delegittimare quelle strutture sovranazionali, che, con tutti i loro difetti e difficoltà, hanno però costituito, almeno, un luogo di confronto e di mediazione sui temi di interesse comune: la pace, la tutela dell’ambiente, le transazioni commerciali e così via. L’effetto a cascata della politica di chiusura di Trump è quello di una disgregazione nazionalistica e autarchica che rischia di esasperare i conflitti e di mettere a dura prova la tenuta e il ruolo della stessa Unione europea .

In questo quadro, piuttosto cupo, per andare alle radici dei problemi che sono al fuori del cortile di casa, ma che incidono pesantemente sulla nostra vita, occorrerebbe una capacità di analisi, di conoscenza, relazioni e capacità di mediazione; e questo sarebbe un impegno importante da parte della  politica italiana: spesso, invece ci si limita a slogan sbrigativi affidati a twitter. Certo, la complessità delle questioni è un carico enorme, ma non mi sembra neppure che emerga una seria e diffusa volontà  di individuare forme  e strumenti  di valutazione adatti, coinvolgendo personalità con un livello di competenza adeguato per dare un contributo ad affrontare questi temi .

Ho voluto esprimere queste preoccupazioni perché penso sia nostro dovere, di noi europei, per  il futuro dei nostri figli, chiederci: “stiamo facendo tutto ciò che modestamente è in nostro potere per garantire  loro il clima di pace di cui noi abbiamo goduto”.  Vorrei sapere in merito l’opinione del giornalista Sergio Rizzo,nella speranza che… possa darmi torto.

Ester 

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