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Autrice del programma è Gabriella Caramore ,
Paola Tagliolini curatrice,
Benedetta Caldarulo redazione e regia,
Cristiana Munzi consulente musicale. Via Asiago n.10 00195 Roma Indirizzo-mail uominieprofeti@rai.it


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APRILE 2016


Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 37/16 del 26 aprile 2016, Madonna del Buon Consiglio

Sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti

Elenco parziale dei sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti e dimenticati dalla storiografia ufficiale.

Don GIUSEPPE AMATEIS, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi d'ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944, perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi.
Don GENNARO AMATO, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell'ottobre '43 dai capi della "repubblica rossa" di Caulonia.
Don ERNESTO BANDELI, parroco di Bria, ucciso da partigiani slavi a Bria il 30 aprile 1945.
Don VITTORIO BAREL, economo del Seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 da partigiani comunisti.
Don STANISLAO BARTHUS, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 perché in una predica aveva deplorato le "violenze indiscriminate dei partigiani".
Don DUILIO BASTREGHI, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 da partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto.
Don CARLO BEGHE', parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale.
Don FRANCESCO BONIFACIO, curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato da miliziani comunisti iugoslavi l'11 settembre 1946 e gettato in una foiba rimasta sconosciuta.
Don LUIGI BORDET, parroco di Hóne (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste.
Don SPERINDIO BOLOGNESI, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso da partigiani comunisti il 25 ottobre 1944.
Don CORRADO BORTOLINI, parroco di Santa Maria in Duno (Bologna), prelevato da partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire.
Don RAFFAELE BORTOLINI, canonico della Pieve di Cento, ucciso da partigiani la sera del 20 giugno 1945.
Don LUIGI BOVO, parroco di Bertipaglia (Padova), ucciso il 25 settembre 1944 da un partigiano comunista.
Don MIROSLAVO BULLESCHI, parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23 agosto 1947 da comunisti jugoslavi.
Don TULLIO CALCAGNO (direttore di Crociata Italica, scomunicato), fucilato dai partigiani comunisti a Milano il 29 aprile 1945.
Don SEBASTIANO CAVIGLIA, cappellano della GNR, ucciso il 27 aprile 1945 ad Asti.
Don CRISOSTOMO CERAGIOLO, o.f. m., cappellano militare decorato al v.m., prelevato il 19 maggio 1944 da partigiani comunisti nel Convento di Montefollonico e trovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena.
Don ALDEMIRO CORSI, parroco di Grassano (Reggio E.), ucciso da partigiani comunisti la notte del 22 ottobre 1944 nella sua canonica.
Don FERRUCCIO CRECCHI, parroco di Levigliani (Lucca), fucilato all'arrivo delle truppe di colore nella zona su false accuse dei comunisti del luogo.
Don ANTONIO CURCIO, cappellano dell'11" Btg. Bersaglieri, ucciso il 7 agosto 1941 a Dugaresa da comunisti croati.
Don SIGISMONDO DAMIANI, o.f.m., ex cappellano militare, ucciso da comunisti slavi a San Genesio di Macerata l'11 marzo 1944.
Don TEOBALDO DAPPORTO, arciprete di Castel Ferrarese (diocesi di Limola), ucciso da un comunista nel settembre 1945.
Don EDMONDO DE AMICIS, cappellano, pluridecorato della prima guerra mondiale, ucciso il 26 aprile 1945 da partigiani comunisti.
Don AURELIO DIAZ, cappellano della Sez. Sanità della Divisione "Ferrara", fucilato nelle carceri di Belgrado nel gennaio del '45 da partigiani "titini".
Don ADOLFO DOLFI, canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28 maggio 1945 a torture che lo portarono alla morte l'8 ottobre successivo.
Don ENRICO DONATI, arciprete di Lorenzatico (Bologna), massacrato il 23 maggio 1945 sulla strada di Zenerigolo.
Don GIUSEPPE DORFMANN, fucilato nel bosco di Posina (Vicenza) il 27 aprile 1945.
Don VINCENZO D'OVIDIO, parroco di Poggio Umbricchio (Teramo), ucciso nel maggio '44 sotto accusa di filo-fascismo.
Don GIOVANNI ERRANI, cappellano militare della GNR, decorato al v.m., condannato a morte dal CLN di Forlì, salvato dagli americani e deceduto in seguito, a causa delle torture subite.
Don COLOMBO FASCE, parroco di Cesino (Genova), ucciso nel maggio del 1945 da partigiani comunisti.
Don GIOVANNI FAUSTI, Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5 marzo 1946 perché italiano. Con lui furono trucidati ALTRI sacerdoti dei quali non si è mai potuto conoscere il nome.
Don FERNANDO FERRAROTTI, o.f.m., cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso nel giugno 1944 a Champorcher (Aosta) da partigiani comunisti.
Don GREGORIO FERRETTI, parroco di Collevecchio (Teramo), ucciso da partigiani slavi ed italiani nel maggio 1944.
Don GIOVANNI FERRUZZI, arciprete di Campanile (Imola), ucciso da partigiani il 3 aprile 1945.
Don ACHILLE FILIPPI, parroco di Maiola (Bologna), ucciso la sera del 25 luglio 1945 perché accusato di simpatie fasciste.
Don GIUSEPPE GABANA, della diocesi di Brescia, cappellano della VI Legione della Guardia di Finanza, ucciso il 3 marzo 1944 da un partigiano comunista.
Don SANTE FONTANA, parroco di Cornano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16 gennaio 1945.
Don GIUSEPPE GALASSI, arciprete di S. Lorenzo in Selva (Imola), ucciso il 1° maggio 1945 perché sospetto di filo-fascismo.
Don TISO GALLETTI, parroco di Spazzate Sassatelli (Imola), ucciso il 9 maggio 1945 perché aveva criticato il comunismo.
Don DOMENICO GIANNI, cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21 aprile 1945 e soppresso dopo tre giorni.
Don GIOVANNI GUICCIARDI, parroco di Mocogno (Modena), ucciso il 10 giugno 1945 dopo sevizie inflittegli nella sua canonica.
Don VIRGINIO ICARDI, parroco di Squaneto (Acqui), ucciso il 4 luglio 1944 a Preto da partigiani comunisti.
Don LUIGI ILARIUCCI, parroco di Garfagnolo (Reggio Emilia), ucciso il 19 agosto 1944 da partigiani comunisti.
Don GIUSEPPE JEMMI, cappellano di Felina (Reggio Emilia), ucciso il 19 aprile 1945 perché aveva deplorato gli "eccessi inumani di quanti disonoravano il movimento partigiano".
Don SERAFINO LAVEZZARI, seminarista di Robbio (Piacenza), ucciso il 25 febbraio 1945 dai partigiani insieme alla mamma e a due fratelli.
Don LUIGI LENZINI, parroco di Crocette (Modena), ucciso da partigiani rossi la notte del 21 luglio 1945.
Don GIUSEPPE LORENZELLI, priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso da partigiani il 27 febbraio 1945 dopo essere stato obbligato a scavarsi la fossa.
Don LUIGI MANFREDI, parroco di Budrio (Reggio Emilia), ucciso il 14 dicembre 1944 perché aveva deplorato gli "eccessi partigiani".
Don DANTE MATTIOLI, parroco di Coruzzo (Reggio Emilia), prelevato la notte del 1° aprile 1945 e scomparso per sempre.
Don FERNANDO MERLI, mansionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21 febbraio 1944 presso Assisi da jugoslavi istigati dai comunisti.
Don ANGELO MERLINI, parroco di Fiamenga (Foligno), ucciso il medesimo giorno dagli stessi, presso Foligno.
Don ARMANDO MESSURI, cappellano delle Suore della S. Famiglia in Marino, ferito a morte da partigiani comunisti e deceduto il 18 giugno 1944.
Don GIACOMO MORO, cappellano militare in Jugoslavia, fucilato dai comunisti "titini" a Micca di Montenegro.
Don ADOLFO NANNINI, parroco di Cercina (Firenze), ucciso il 30 maggio 1944 da partigiani comunisti.
Don SIMONE NARDIN, dei Benedettini Olivetani, tenente cappellano dell'Ospedale Militare "Belvedere" in Abbazia di Fiume prelevato da partigiani jugoslavi nell'aprile 1945 e fatto morire tra sevizie orrende.
Don LUIGI OBID, economo di Podsabotino e San Mauro (Gorizia), prelevato da partigiani e ucciso a San Mauro il 15 gennaio 1945.
Don ANTONIO PADOAN, parroco di Castel Vittorio (Imperia), ucciso da partigiani l'8 maggio 1944 con un colpo di pistola in bocca ed uno al cuore.
Don ATTILIO PAVESE, parroco di Alpe Gorreto (Tortona), ucciso il 6 dicembre 1944 da partigiani dei quali era cappellano, perché confortava alcuni prigionieri tedeschi condannati a morte.
Don FRANCESCO PELLIZZARI, parroco di Tagliolo (Acqui), chiamato nella notte del 10 maggio 1945 e fatto sparire per sempre.
Don POMPEO PERAI, parroco dei SS. Pietro e Paolo di Città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16 giugno 1944.
Don ENRICO PERCIVALLE, parroco di Varriana (Tortona), prelevato da partigiani e ucciso a colpi di pugnale il 14 febbraio 1944.
Don VITTORIO PERKAN, parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9 maggio 1945 da partigiani mentre celebrava un funerale.
Don ALADINO PETRI, pievano di Caprona (Pisa), ucciso il 27 giugno 1944 perché ritenuto filo-fascista.
Don NAZARENO PETTINELLI, parroco di Santa Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana l'il luglio 1944.
Don UMBERTO PESSINA, parroco di San Martino di Correggio, ucciso il 18 giugno 1946 da partigiani comunisti.
Seminarista GIUSEPPE PIERAMI, studente di teologia della diocesi di Apuania, ucciso il 2 novembre 1944 sulla Linea Gotica da partigiani comunisti.
Don LADISLAO PISACANE, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso da partigiani slavi il 5 febbraio 1945 con altre dodici persone.
Don ANTONIO PISK, curato di Canale d'Isonzo (Gorizia), prelevato da partigiani slavi il 28 ottobre 1944 e fatto sparire per sempre.
Don NICOLA POLIDORI, della diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9 giugno 1944 a Sefro da partigiani comunisti.
Don GIUSEPPE PRECI, parroco di Montaldo (Modena), ucciso il 24 maggio 1945 dopo che era stato chiamato ad assistere un morente.
Don GIUSEPPE RASORI, parroco di San Martino in Casola (Bologna), ucciso la notte sul 2 luglio 1945 nella sua canonica sotto accusa di simpatie fasciste.
Don ALFONSO REGGIANI, parroco di Amola di Piano (Bologna), ucciso da marxisti la sera del 5 dicembre 1945.
Seminarista ROLANDO RIVI, di Reggio Emilia, di sedici anni, ucciso il 10 aprile 1945 da partigiani comunisti solo perchè indossava la tonaca.
Don GIUSEPPE ROCCO, parroco a Santa Maria, diocesi di S. Sepolcro, ucciso da slavi il 4 maggio 1945.
Don ANGELICO ROMITI, o.f.m., cappellano degli allievi ufficiali della Scuola di Fontanellato, decorato al v.m., ucciso la sera del 7 maggio 1945 da partigiani comunisti.
Don LEANDRO SANGIORGI, salesiano, cappellano militare decorato al v.m., fucilato a Sordevolo Biellese il 30 aprile 1945.
Don ALESSANDRO SANGUANINI, della Congregazione della Missione, fucilato a Ranziano (Gorizia) il 12 ottobre 1944 da partigiani slavi per i suoi sentimenti di italianità.
Don LODOVICO SLUGA, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso insieme al confratello don Pisacane il 5 febbraio 1944.
Don LUIGI SOLARO, di Torino, ucciso il 4 aprile 1945 perché congiunto del Federale di Torino Giuseppe Solaro, anch'egli soppresso.
Don EMILIO SPINELLI, parroco di Campogialli (Arezzo), fucilato il 6 maggio 1944 dai partigiani sotto accusa di filo-fascismo.
Don EUGENIO SQUIZZATO, o.f.m., cappellano partigiano, ucciso dai suoi il 16 aprile 1944 fra Corio e Lanzo Torinese perché, impressionato dalle crudeltà che essi commettevano, voleva abbandonare la formazione.
Don ERNESTO TALE', parroco di Castelluccio Formiche (Modena), ucciso insieme alla sorella l'11 dicembre 1944 perché sospettato di filo-fascismo.
Don GIUSEPPE TAROZZI, parroco di Riolo (Bologna), prelevato la notte sul 26 maggio 1945 e fatto sparire.
Don ANGELO TATICCHIO, parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso da partigiani iugoslavi nell'ottobre 1943 perché "aiutava troppo gli italiani".
Don CARLO TERENZIANI, prevosto di Ventoso (Reggio Emilia), fucilato la sera del 29 aprile 1945 perché ex cappellano della Milizia.
Don ALBERTO TERILLI, arciprete di Esperia (Frosinone), morto in seguito a sevizie inflittegli dai marocchini eccitati da partigiani nel maggio 1944.
Don ANDREA TESTA, parroco di Diano Borrello (Savona), ucciso il 16 luglio 1944 da una banda partigiana perché osteggiava il comunismo.
Mons. EUGENIO CORRADINO TORRICELLA, della Diocesi di Bergamo, ucciso il 7 gennaio '44 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti perché accusato d'italianità.
Don RODOLFO TRCEK, diacono della Diocesi di Gorizia, ucciso il 1° settembre 1944 a Montenero d'Idria da partigiani comunisti.
Don FRANCESCO VENTURELLI, parroco di Fossoli (Modena), ucciso il 15 gennaio 1946 perché inviso ai partigiani.
Don GILDO VIAN, parroco di Bastia (Perugia), ucciso da partigiani comunisti il 14 luglio 1944.
Don GIUSEPPE VIOLI, parroco di Santa Lucia di Madesano (Parma), ucciso il 31 novembre 1945 da partigiani comunisti.
Don ANTONIO ZOLI, parroco di Morra del Villar (Cuneo), ucciso da partigiani comunisti perché durante la predica del Corpus Domini del 1944 aveva deplorato l'odio tra fratelli.

http://federiciblog.altervista.org/

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Gentile redazione,
sono un assiduo ascoltatore di "Uomini e Profeti". Stamane ho ascoltato la  vostra trasmissione e sono rimasto fortemente impressionato dalla personalità di Luciano Manicardi . Mi ha colpito la sua profonda cultura, la sua originale interpretazione della Bibbia e dell'Antropologia, ma soprattutto la sua capacità di infondere negli ascoltatori una grande fiducia nella dottrina cristiana e nella missione di Gesù. Trasmetteva un messaggio di grande equilibrio e saggezza nel vivere. ................................................................................................................
Invio i più cordiali saluti e i più ammirati complimenti per la  vostra trasmissione. 
Giuseppe Barbanti-Brodano
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La rete di Augusto Shantena Sabbadini preparata dall’artigiano per il grande Dio Indra con infiniti gioielli ai nodi che riflettono la luce che si irradia dagli altri gioielli, mi ha fatto venire in mente la rete che dovrebbe legare l’amore che dovremmo avere per tutti gli altri in quanto immagine di Dio per imitarlo nell’amore che ha per l’uomo (Rosenzweig) e, proprio perché l’uomo è creatura di Dio, amare l’uomo equivale ad amare Dio (Lèvinas).
Un caro saluto.
Andrea
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Gentile redazione,
ho  ascoltata stamani sabato 9 aprile la sempre interessante puntata di "Uomini e Profeti " (sono nata in toscana nel 1941)  ho conosciuta da vicino la religiosità popolare di un paesino delle Apuane dove un mio zio era parroco negli anni ’50. Poi ho vissuto molti anni nel quartiere popolare di Trastevere a Roma e ora da alcuni anni osservo cerimonie e riti di una piccola parrocchia in periferia di Pisa. Non sono stata e non sono per ora seguace di alcuna chiesa ma osservo con attenzione, interesse e rispetto soprattutto le forme della religiosità popolare che si incontrano spesso se non soprattutto all’esterno delle chiese.
Ho letto alcuni scritti di antropologia culturale sul tema seguo da tempo UeP ma non sono una studiosa. Una cosa ho capito dalle mie osservazioni dirette e da quello che leggo sui libri e  cioè che le forme in cui si esplicita e manifesta la religiosità popolare sono molto diverse per le donne e per gli uomini. E allora perché non dirlo? Perché non parlarne? Dalla trasmissione di stamani si poteva intendere che esista un popolo neutro,dal comportamento indistinto che si differenzia solo se sta a sud o a nord se sta lì o là, se viene osservato ieri o oggi. Ma non è così. Ovunque e sempre le forme della religiosità delle donne sono state e sono diverse da quelle degli uomini: litanie, pianti, canti (anche con compenso) intorno ai morti, forme di comportamento degli uomini e delle donne nelle processioni in special modo nella settimana santa, culti delle varie madonne….riporto un esempio che conosco bene. I riti quasi esclusivamente femminili della notte di san Giovanni simili a Foggia, a Kiev, in Polonia, secoli addietro e oggi. I riti per la notte di santa Lucia anche quelli quasi esclusivamente femminili. Quanto più la religiosità popolare affonda radici in riti arcaici tanto più troviamo protagoniste le donne. Ecco secondo me bisogna dirlo spiegarlo sottolinearlo e magari ognuno lo commenti come vuole ma ignoralo non si può. ............................................Richiesta: perché in futuro non organizza una trasmissione su le differenze delle forme religiose popolari di donne e uomini magari con qualche esperta donna?
Grazie. Con fiducia.
Matilde Baroni 
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Gentile redazione, 

nella puntata odierna focalizzata sulla Libia, ben costruita e condotta, a mio avviso mancava qualche voce: a cominciare da quella di chi, italiano, il 15 Ottobre del 1970, è stato obbligato a lasciare la Libia. E soprattutto (con l'incompiuto Pasolini di "Petrolio", incompiuto come tutte le questioni riguardanti l'"oro nero"...), la voce dell'ENI, della Shell, della Total, della Gazprom, insomma delle "compagnie petrolifere".
Credo che al massimalismo nero-petrolio del "Libro verde" di Gheddafi, un collage depistante (fin dalla "parola macedonia" della Giamahiria) erede dei massimalismi confessionali, ideologici e coloniali (non solo occidentali) di almeno un millennio, la UE dovrebbe oggi rispondere con un suo "Libro verde" pacificatorio... ; e soprattutto agire (senza interventismi) e non reagire alle crisi come quella libica, che ci pongono in una situazione di elevata criticità sul fronte Sud-Medio Orientale.
I mezzi, gli strumenti non armati, "segreti", ci sono. E chi ne dispone lo sa.
.....................................Con stima e cordiali saluti,
Maurizio Medaglia
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Buongiorno ,
ho ascoltato la trasmissione di oggi e desidero sottolineare l'esigenza alla quale avete accennato,  di "riformare" la ritualità cattolica.

Non sono una cattolica praticante ma anche mio marito, che non perde una messa domenicale, condivide questo sentire.
La sera di Pasqua, tornando insieme dalle celebrazioni, abbiamo scherzato sul bisogno di consigliare a Bergoglio di indire con urgenza un Concilio Vaticano III, non solo perchè la mancanza di preti che porta a mantenere in servizio ottuagenari provoca situazioni quasi imbarazzanti, ma soprattutto perchè non riusciamo più ad apprezzare  le letture dell'antico testamento. Hanno retto finchè le chiese erano piene di fedeli  "doverosi di esserci" o ciecamente dipendenti da una istituzione "divina".  Oggi non si vive più questo imperativo inglobante. Quelle storie si ascoltano alla stregua delle favole. Noiose e a volte decisamente orripilanti.
Cordiali saluti e un apprezzamento trentennale  per il lavoro che fate.
Maria

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