Nei paesi alleati Nato ci sono 180 testate degli Stati Uniti. Solo in Italia sono 70.

Un anno fa, due potenziali terroristi venivano arrestati a Brescia con l'accusa di progettare un attacco alla vicina base di Ghedi, dove gli americani immagazzinano 20 testate nucleari. Pochi mesi dopo, in Belgio, a cento chilometri dall'aeroporto in cui si era da poco consumato uno dei più sanguinosi attacchi terroristicidegli ultimi mesi, veniva misteriosamente uccisa una guardia di sicurezza della base di Kleine Brogel, dove sono stivate altre 20 testate nucleari americane. In giro per l'Europa, ci sono altre 140 bombe made in Usa: 50 ancora in Italia, ad Aviano, in Friuli, le altre sparse fra Germania, Olanda e Turchia. Quanto è alto il rischio che i terroristi se ne impadroniscano o, più semplicemente, riescano a farle esplodere? Quanto costa garantirne la sicurezza? È possibile ipotizzare che il loro controllo sfugga ai comandi Usa e Nato? Non sarebbe più sicuro farne semplicemente a meno? La risposta a questi dubbi potrebbe essere una sola: smantellare la presenza nucleare americana in Europa. È la conclusione a cui arriva un rapporto degli esperti dello Stimson Center, un think tank indipendente dal Pentagono, che dà una secca conclusione al dibattito in corso negli Usa sulla strategia nucleare: le bombe in Europa sono a rischio e anche inutili.

La preoccupazione che circola a Washington sulle testate nucleari stazionate in Europa, in realtà, è salita bruscamente non dopo gli attentati terroristici, ma dopo il fallito colpo di Stato in Turchia. In quella notte, la base di Incirlik, dove sono custodite 50 testate nucleari, si trovò l'elettricità tagliata, agli aerei Usa fu vietato di decollare o atterrare, il comandante (turco) fu arrestato. "È impossibile dare una risposta alla domanda se, in caso di protratto conflitto civile in Turchia, gli Stati Uniti avrebbero potuto mantenere il controllo delle 50 testate. Queste armi - aggiungono allo Stimson Center - hanno utilità zero sullo scacchiere europeo e, oggi, sono più un peso che un vantaggio per i nostri alleati Nato". In linea di principio, infatti, le bombe sono custodite dagli americani nelle basi, ma dovrebbero essere montate sugli aerei degli alleati europei. Tuttavia, pochi credono davvero che il governo tedesco o quello italiano accetterebbero oggi di scaricare armi atomiche contro un eventuale nemico. La loro presenza nelle basi europee, insomma, è poco più di un simbolo dell'impegno americano a difendere l'Europa.

Troppi rischi solo per un simbolo, ragionano allo Stimson Center. Ma il dibattito sullo svuotamento dell'arsenale atomico americano in Europa si fermerebbe probabilmente qui, se ai ragionamenti sulla sicurezza non si unissero concrete motivazioni di costi e di strategia. Le testate attuali, note come B 61 e divise fra armi tattiche, che è possibile caricare su caccia a corto raggio, e armi strategiche, da sparare da bombardieri a lungo raggio, dovrebbero essere sostituite, a partire dal 2020, nei piani del Pentagono dal nuovo B 61-12, indifferentemente caricabile su caccia e su bombardieri. Il problema è che il B 61-12 è più pesante delle testate attuali e, per poterlo installare sui nuovi caccia F 35, come sui vecchi F15, F16, Tornado delle forze Nato, occorrerebbero modifiche agli aerei da centinaia di milioni di dollari. Sprecati, secondo lo Stimson Center, per il semplice motivo che gli attuali caccia e bombardieri, secondo le proiezioni degli esperti, non saranno in grado di superare le nuove difese aeree che Cina e Russia si preparano a mettere in campo. Il futuro della deterrenza americana (Obama si prepara ad assicurare all'Onu che gli Usa non useranno mai per primi armi nucleari) è affidato ai missili (Lsro) e bombardieri (B 21), ancora in fase di progettazione e che saranno messi in campo nei prossimi anni. Sono missili e aerei a lungo raggio, che potranno partire da basi sul suolo americano.

Ecco perché, conclude il rapporto, le testate che ci sono oggi ad Aviano, a Incirlik, a Kleine Brogel, sono armi spuntate e inutili. (...)

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