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Vampiri

La storia dei vampiri al cinema inizia dal più celebre, il conte Dracula, ma nella versione apocrifa di Friedrich Wilhelm Murnau: capolavoro del cinema muto espressionista, Nosferatu il vampiro (1922) scompare per decenni dagli schermi a seguito del processo per plagio intentato dagli eredi di Bram Stoker. Mentre il danese Carl Theodor Dreyer realizza il cerebrale Vampyr (1932), la prima versione “ufficiale” (1931) inaugura il fortunatissimo ciclo dei “film di mostri” della major hollywoodiana Universal, con il volto Bela Lugosi e la regia di Tod Browning. La seconda golden age dell’horror sarà invece appannaggio della britannica Hammer, che porterà in scena nove volte (1958-1974) il conte transilvano con il volto di Christopher Lee. Ancora tra Inghilterra e Stati Uniti, il regista de La febbre del sabato sera (1977) John Badham firma un Dracula (1979) neo-romantico, mentre il tedesco Werner Herzog omaggia Murnau con Nosferatu, il principe della notte (1979). Grande cast, grande budget e grandi invenzioni visive caratterizzano infine il Dracula di Bram Stoker (1992), prodotto e diretto da Francis Ford Coppola.

Sulla scia del Dracula-Lugosi di casa Universal, Val Lewton produce per RKO Il vampiro dell’isola (1945), recuperando antiche leggende balcaniche e l’altra star del genere Boris Karloff. L’horror all’italiana nasce ufficialmente poco più di dieci anni dopo con I vampiri (1956), di Riccardo Freda e Mario Bava, apripista di una lunga serie di contaminazioni con altri generi popolari: basti citare Maciste contro il vampiro (1961). Roman Polanski fa la parodia agli horror della Hammer con Per favore, non mordermi sul collo! (1967), mentre la stessa casa di produzione inglese si mette al passo coi tempi rivisitando in chiave trasgressiva la propria tradizione, con film come Vampiri amanti (1970). I vampiri all’italiana tornano, per mano di Corrado Farina, in Hanno cambiato faccia (1971), ma si tratta stavolta di un’acuta satira socio-politica. Politico è sicuramente anche lo sfondo di Martin (1978), primo cimento nel vampirismo per il maestro degli zombi George Romero. La sanguinaria contessa magiara Erzsébet Báthory ispira il terzo dei censuratissimi Racconti immorali (1974) di Walerian Borowczyk, mentre il futuro specialista dell’action/thriller Tony Scott fa il suo esordio con Miriam si sveglia a mezzanotte (1983), memorabile compendio di patinata estetica gothic-punk.

La figura classica del vampiro è stata tra le più rivisitate dal cinema dell’ultimo trentennio, con postmoderni accostamenti tra matrici letterarie gotico-romantiche e nuova estetica commerciale. Apre la serie il cult di Tom Holland Ammazzavampiri (1985), emblematico del gusto anni ottanta anche nella commistione tra commedia e horror; segue l’opera seconda della futura premio Oscar Kathryn Bigelow Il buio si avvicina (1987). Diretto da Neil Jordan e interpretato dai divi Tom Cruise e Brad Pitt, Intervista col vampiro (1994) porta sul grande schermo il primo dei dodici best-seller del ciclo ‘Cronache dei vampiri’, dell’americana Anne Rice; solo quattro romanzi, ma cinque adattamenti cinematografici (2008-2012) per la saga giovanilista di Twilight, scritta da Stephenie Meyer.

Ben lontane dalla mainstream letteraria sono la lesbica Nàdja (1994), di Michael Almereyda, e la vampira, filosofa e sangue-dipendente, di The Addiction (1995), di Abel Ferrara; nel solco dell’exploitation si collocano invece la coppia Tarantino-Rodrìguez, con Dal tramonto all’alba (1996), e i Vampires (1998) di John Carpenter. Tra i successi dell’ultimo decennio spiccano le visioni apocalittiche di Daybreakers - L’ultimo vampiro (2009), firmate dai fratelli Spierig, e il dittico indie dei ‘Butcher Brothers’, già ben noto al pubblico di Rai4, The Hamiltons (2006-2012).

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