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Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Décimas del Migrante (Poesia del migrante)

Sonia Manzano Vela

Sonia Manzano Vela

Décimas del Migrante (Poesia del migrante)

marzo 2011


 

 

“Guayaquil, ciudad hermosa,

de la América, guirnalda”

(Juan Bautista Aguirre)

 

 

 

“Guayaquil,  bellissima città,

ghirlanda d’America”

(Juan Bautista Aguirre)

 

 

Las veces que me ausenté

de ti, mi ciudad materna

se me puso el alma enferma

por no tenerte a mi lado.

 

En algún tiempo pasado

me fui a probar fortuna

en tierras en que la luna

no era la de tu cielo,

¡cuán amargo fue el desvelo

cuando no dormí en tu cuna!

 

Estando como migrante

en un país extranjero

gané en él más dinero

del que nunca había ganado,

y trabajé como esclavo

jornadas agotadoras,

pero esas miles de horas

me permitieron enviar

el sustento hacia mi hogar

sin dilación ni demoras.

 

Y desfilaron los años

sin que pudiera volver,

y este no poderte ver,

ciudad de mangles y acacias,

fue para mí una desgracia

dura de sobrellevar,

no puedes imaginar

las veces que sollocé

entre sorbos de café

que no podía tragar.

 

No sabes cuánto extrañé

tu regazo tropical

cuando el invierno glacial

me estremeció en tierra ajena,

si supieras con qué pena

te evoqué, ciudad lejana,

que de repente una iguana

de mi mente cayó al piso

lo que produjo el hechizo

de que subiera al Santa Ana.

 

Entonces sentí a tu río

surcando por mi memoria,

y volví a vivir la historia

que en tus calles yo dejé

el día en que me alejé

sin saber por cuánto tiempo

no sentiría tu aliento

en mi rostro de emigrado,

lo peor que me ha pasado

fue no beber de tus vientos.

 

Mi paladar extrañaba

con ansiedad desmedida

las deliciosas comidas

de tu cocina variada,

menestra, arroz, carne asada

me hicieron agua la boca

y casi termina loca

mi paciencia de migrante

al no tener por delante

los aromas que convocas.

 

Y fueron muchas las veces

las que escuchando un pasillo

mi pecho de hombre sencillo

se puso sentimental

y fue tan grande el caudal

de cuitas que lo agobiaron

que si no lo reventaron

fue porque pude extraerlas

del corazón hechas perlas

que por mi rostro rodaron.

 

No digo que en esos lados

a los que estoy aludiendo

tuve que vivir sufriendo

por mi facha forastera,

pues si bien todo no era

lo que se dice “agradable”,

también hubo gente amable

que me ayudó a soportar

la desventura de estar

partido en dos por un sable.

 

Porque en dos quedé partido

cuando abandoné tu suelo,

y cuando el avión alzó vuelo

sólo mi cuerpo viajó,

ya que mi alma quedó

con mi familia y contigo,

y pude paliar el castigo

de no verlos frente a frente

llevándolos en mi mente

y soñándolos muy seguido.

 

El día en que regresé

a ti, mi tierra gentil

mí añorada Guayaquil,

no lo podía creer,

me tuve que convencer

de tamaña suerte mía

besando con alegría

tu frente de madre amada,

ni fuerza humana y sagrada

sacarme de ti ya podría.

 

Quando mi sono assentato

da te, mia città materna

la mia anima si è ammalata

per non averti accanto a me.

 

In passato

sono andato in cerca di fortuna

in terre in cui la luna

non era quella del tuo cielo,

che amara era stata la vigilia

per non aver dormito nella tua culla!

 

Essendo migrante

in un paese straniero

ho guadagnato più soldi

che non avevo mai guadagnato prima,

e ho lavorato come uno schiavo

per giornate faticose,

ma quelle migliaia di ore

mi han permesso di inviare

il vitto a casa mia

senza ritardi né dilazioni.

 

Son passati anni

senza poter tornare,

né poter vederti,

città di mangrovie e acacie,

è stata per me una disgrazia

dura da sopportare,

non puoi immaginare

tutte le volte che ho pianto

tra sorsi di caffè

che non potevo bere.

 

Non immagini quanto mi è mancato

il tuo torrido grembo

quando l’inverno glaciale

mi ha scosso in terra straniera,

se sapessi con quanto dolore

ti ho evocata, città lontana,

che all’improvviso un’iguana

è caduta per terra dalla mia mente

il che ha prodotto il sortilegio

di essere salito sul Santa Ana.

 

Allora ho sentito il tuo fiume

facendo dei solchi nella mia memoria,

e ho rivissuto la storia

lasciata nelle tue strade

il giorno in cui mi sono allontanato

senza sapere per quanto tempo

non avrei sentito il tuo respiro

sul mio volto da migrante,

il peggio che mi è successo

è stato di non bere dal tuo vento.

 

Il mio palato provava nostalgia

con ansia smisurata

del cibo delizioso

della tua cucina varia,

le verdure, il riso, la carne arrosto

mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca

e stava quasi per impazzire

la mia pazienza da migrante

per non aver davanti

gli aromi convocati.

 

E numerose sono state le volte

che, mentre ascoltavo un pasillo,

il mio cuore da uomo semplice

è diventato sentimentale

ed è stato così grande il torrente

di pene che l’hanno afflitto

che se non sono esplose

è perché sono riuscito ad estrarle

come perle dal cuore

per farle rotolare sul mio volto.

 

Non dico che da quelle parti

a cui mi sto riferendo

ho dovuto vivere soffrendo

a causa del mio aspetto da forestiero,

poiché sebbene non tutto sia stato

ciò che si suol dire “piacevole”,

c’erano anche delle persone gentili

che mi hanno aiutato a sopportare

la sventura di essere

scisso in due da una sciabola.

 

Perché sono rimasto scisso in due

quando ho lasciato il tuo suolo,

e quando l’aereo è decollato

solo il mio corpo ha viaggiato,

poiché la mia anima è rimasta

con te e con la mia famiglia

e ho potuto alleviare il dolore

di non vedervi faccia a faccia

portandovi nella mia mente

e sognandovi molto spesso.

 

Il giorno in cui sono tornato

da te, mia terra gentile

mia agognata Guayaquil,

non potevo crederci,

mi son dovuto convincere

di essere così fortunato

di poter baciare con allegria

la tua fronte di madre amata,

che ormai nessuna forza umana né divina

potrebbe separarmi da te.

 




 

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