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Gli Autori

Luigi Pirandello

(Agrigento 1867 - Roma 1936), rivoluzionò il teatro del Novecento, divenendo uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Pur prendendo le mosse dal verismo di scuola siciliana, nella sua opera si delineano una visione angosciosamente relativistica della vita e del mondo, che precorre temi definitivamente moderni.

Fu proprio il teatro, a diffondere ovunque la sua fama. Iniziati gli studi di lettere all'università di Palermo, li proseguì a Roma e li terminò in Germania, dove si laureò con una tesi di argomento linguistico all'università di Bonn. Cominciò a tradurre le Elegie romane di Goethe (pubbl. 1896), assecondando un'iniziale vocazione poetica.

Stabilitosi a Roma nel 1893 e introdotto da L. Capuana negli ambienti giornalistici e letterari, si dedicò a un'intensa attività pubblicistica e creativa (dal 1913 anche con soggetti e sceneggiature per il cinema), insegnando nel contempo all'Istituto superiore di Magistero. Il tracollo dell'impresa paterna in cui erano stati investiti tutti i beni della famiglia (1903) ebbe gravi ripercussioni sulla sua vita, soprattutto per l'acuirsi dei disturbi nervosi della moglie (Antonietta Portulano, da lui sposata nel 1894), di cui nel 1919 si rese necessario il ricovero definitivo in una clinica di Roma.

A partire dal 1915 fu sempre più assorbito dall'esperienza del teatro, anche nella regia, con frequenti spostamenti all'estero; diresse il Teatro d'Arte di Roma (1925-28) e creò una propria compagnia, chiamandovi come prim'attrice la giovane M. Abba, alla quale rimase legato da profonda passione fino alla morte. Accademico d'Italia dal 1929, nel 1934 gli era stato conferito il premio Nobel per la letteratura per lo schietto e geniale rinnovamento nell’arte scenica e drammatica”.

Fra le opere più conosciute, per la narrativa “Il fu Mattia Pascal”, “Uno, nessuno e centomila”; e per il teatro “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Enrico IV”, “Il berretto a sonagli”, “Il giuoco delle parti”.

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