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Michele Ainis

L’umor nero
Bompiani

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    “Che cos’è la legge? È la banderuola d’un vecchio campanile, diceva Tolstoj: cambia a seconda di come spira il vento. Ma quel vento soffia dai nostri polmoni, dalle no­stre gole: siamo noi, il vento. Anche se in genere non ci facciamo caso, e anzi sia­mo convinti del contrario. Ogni legge, insomma, è un po’ come uno specchio, una superficie rifletten­te. Noi, per lo più, ci concentriamo sullo specchio, senza osservare l’immagine ri­flessa. Ma in quell’immagine c’è la foto­grafia d’un popolo.

    Nelle regole giuridi­che si riflette una storia nazionale, e poi le tradizioni, la cultura, l’etica, il costume; e si riverberano le passioni del momen­to. Tuttavia la cifra unificante del nostro sen­timento, qui e oggi, sta tutta in un ri­sentimento. Si condensa in un rancore collettivo che a sua volta s’alimenta d’in­soddisfazione per come girano le cose, di presagi nefasti sul futuro, d’impoverimen­to economico e morale. Da qui il degra­do dei nostri rapporti politici e civili, da qui i nostri cattivi umori. Da qui, infine, il racconto che si dipana attraverso questo libro: 21 capitoletti disposti in ordine alfabetico, da Anagrafe a Zapping. L’alfabeto del no­stro scontento.” Michele Ainis

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