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Wayne Marshall: Borodin Principe Igor

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    Auditorium Arturo Toscanini di Torino
    Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Wayne Marshall direttore

     

    Aleksandr Borodin
    (1833-1887)
    Principe Igor, ouverture (1869-1887)
    (orchestrazione di Aleksandr Glazunov)
    Andante - Allegro

     

    L’opera di un dilettante
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    “Io sono un compositore domenicale che si sforza di restare oscuro”; in queste parole c’è tutto il temperamento di un uomo che vedeva nella composizione un intrattenimento da mettere al riparo dal grande pubblico. Borodin fin dall’infanzia trascorsa a San Pietroburgo aveva dimostrato spiccate attitudini musicali; ma non si era sognato nemmeno per un istante di fare il musicista: dopo un brillante corso di studi, nel 1861, a soli vent’otto anni, era già professore di chimica all’Accademia di Medicina; e a quella disciplina avrebbe dedicato tutta la sua vita. La musica doveva rimanere un diletto per i momenti di tranquillità, lontano da fiale e provette. Solo che Borodin non era affatto un “compositore della domenica”, uno che prendeva carta e penna per scrivere musica con la stessa leggerezza con cui si prende la racchetta per andare a giocare a tennis. La sua cerchia culturale era quel Gruppo dei Cinque (gli altri quattro erano Rimskij-Korsakov, Balakirev, Cui, Musorgskij) che stava facendo del dilettantismo un’opportunità per dire qualcosa di nuovo. L’immediatezza espressiva di un uomo abituato ai risultati rapidi dei miscugli tra reagenti faceva proprio al caso di quella corrente estetica; e Borodin si trovò a essere, forse contro la sua reale volontà, uno dei maggiori compositori del suo tempo.

    Il principe Igor è il frutto di un lavoro durato quasi vent’anni: 1869- 1887. Ma sarebbe rimasto incompiuto se non fossero intervenuti Rimskij-Korsakov e Aleksandr Glazunov a completare la partitura. La prima rappresentazione dell’opera avvenne il 23 ottobre del 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, a tre anni circa dalla morte di Borodin. L’ispirazione letteraria venne dal poema epico russo del XII secolo, intitolato Canto della schiera di Igor. Una vicenda di amore, guerra e patriottismo ambientata a Putivl nel 1185: il principe Igor parte per il fronte con l’obiettivo di fermare gli invasori, ma viene imprigionato dai nemici; e solo grazie all’intervento di un sovversivo riesce a trovare la via di fuga. La drammaturgia, molto semplice, non contempla imprevedibili colpi di teatro; ma la scrittura di Borodin è ricca di elementi suggestivi, che fondono spunti lirici di importazione occidentale, materiale folklorico dal sound inequivocabilmente ‘russo’, tratti epici propri di un popolo dalla grande storia.

    Fin dall’ouverture (interamente orchestrata da Glazunov a partire dallo sparito pianistico) Borodin sfoggia la sua capacità di comunicare in maniera schietta con l’orizzonte d’attesa del pubblico: prima un’introduzione fosca, affidata agli ottoni, allude a un periodo torbido e lontano; poi l’orchestra si anima in un vivace affresco di colori sgargianti, da cui emergono continuamente sprazzi melodici accattivanti. Borodin ha la testa piena di idee; ma il suo interesse sembra soprattutto andare nella direzione del ricamo: impreziosire il materiale fondamentale con decorazioni ricercate. Non mancano momenti di apertura al popolare, come accade nel vivace tema affidato al clarinetto. Ma sono soprattutto gli spunti cantabili (l’idea introdotta dal corno in particolare) a far vibrare l’ispirazione di Borodin, espandendosi in ampi respiri che coinvolgono tutta l’orchestra.

     

    Il gruppo dei Cinque

    Il Gruppo dei Cinque nacque attorno alla figura di Mily Balakirev negli anni Sessanta dell’Ottocento con la finalità di produrre musica dal carattere squisitamente “russo”: l’intenzione era quella di riutilizzare materiale di origine popolare, evitando il più possibile di imitare le esperienze musicali dell’Ottocento europeo. L’estraneità all’ambito accademico era garantita da una formazione lontana dai Conservatori, nonché - in alcuni casi - da un impegno non professionistico nell’ambito della composizione. Membri del Gruppo, oltre a Balakirev (autodidatta laureato in Scienze naturali), erano César Cui (ingegnere), Aleksandr Borodin (chimico), Modest Musorgskij (diplomato della Scuola Ufficiali) e Nikolaj Rimskij-Korsakov (allievo della Marina Imperiale Russa). Nel 1867 Vladimir Stasov li definì in un articolo Moguchaja Kuchka (gruppetto potente); ma in Occidente essi divennero noti come i membri del “Gruppo dei Cinque”.

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