Alcuni morti sono più morti degli altri

Pur associandosi alla unanime condanna degli attentati di venerdì scorso a Parigi, da giorni continuo ad interrogarmi su due punti:

1. disparità di risonanza mediatica e di risposta emotiva rispetto ad altri attentati e ad altri morti non europei (aereo russo, ultimo attentato in Libano, solo per citare gli ultimi in ordine di tempo)
2. narrazioni di noi occidentali (copertina de La Stampa) che ci descrivono unicamente come portatori dei valori di libertà, pluralità, pace, evitando di ricordare che spesso, in questo nostro mondo, la libertà è soprattutto quella del capitale, un dio altrettanto crudele di quello in cui sembrano credere i seguaci dell' ISIS, in nome del quale si schiaccia la dignità umana di milioni di persone e si rapinano le risorse del pianeta. La libertà e la pace di cui ci diciamo  ora paladini è in realtà una libertà ed una pace invocata solo per noi a scapito di altri popoli che ancora sfruttiamo.

Sono riflessioni già emerse in occasione di precedenti attentati, ma poi velocemente dimenticate per lasciare spazio, quasi con un meccanismo riflesso, alle solite narrazioni manichee in cui noi siamo i "buoni" e gli altri sono i "cattivi".

Mi spiace, perché penso che i giornalisti dovrebbero aiutarci a pensare e non solo a provare emozioni e La Stampa è una testata che apprezzo molto.

A tutta Radio3, per lo sforzo continuo di suscitare pensiero critico, un caro saluto.
Marcella Pevere

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