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Aspettando la fase finale

Puntate integrali

JELENA KUZNECOVA

Avete commesso un crimine, cercate di giustificarvi. Nel racconto ci devono essere un calciatore e un carillon, è il 1 gennaio.

PAPÀ, HO UCCISO MARADONA

Avevo sì e no sette anni ed ero nella cameretta a fare i compiti, quando sentii mio padre entrare. Appena lo vidi capii. Teneva in mano la figurina di Maradona che il giorno prima, con un pennarello, avevo ornato di due splendidi baffi. Al momento mi era sembrata una simpatica burla. Papà era di ben altra idea.

“Luigi, cosa diavolo hai combinato?”. Quando alzava la voce, sembrava che pure le finestre tremassero di paura. Si avvicinò e mi prese con una mano per la maglietta, avvicinando la mia faccia alla figurina rovinata.

“Papà io, io…”. Cominciai a piangere con tanto di singhiozzo, “non volevo, scusa!”.

“Non VOLEVI? Cosa ti ho detto l’altro giorno? Te lo ricordi? Eh? Ricordi o ti devo rinfrescare LA MEMORIA?”, tuonò, lasciando la presa. Cercai subito di allontanarmi da lui. Così, indietreggiando, inciampai in un tavolino e feci cadere il carillon, che emise un breve lamento.

“Ecco, vedi Luigi, non devi toccare niente! Sei un criminale!”.

“No, papà, ti pregooo”, ululai. La punizione era imminente. Cercavo disperatamente di dire qualcosa di sensato. “Mi dispiace… non lo faccio più”.

“Oh, di questo ne sono certo. Vieni qui!”. Ruggì, sfilando la cintura dei pantaloni.

Dopo la punizione non riuscii a sedermi per una settimana senza vedere la faccia di Maradona che rideva di me, sotto i baffi indelebili.