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Ardez ft Orfeo - M'illumino di Miao


Riforma 21: Diciamo insieme sì all'abolizione dell'ora e all'adozione del centesimo di giorno

Insieme di iniziative atte all abolizione dell uso convenzionale dell unità di misura oraria

Diciamo insieme sì all'abolizione dell'ora e all'adozione del centesimo di giorno



La mancanza di puntualità è senza dubbio uno dei grandi problemi del nostro tempo. Una persona che ne attende un'altra, un'impresa che ne attende un'altra, magari un fornitore, sono risorse inutilizzate, uno spreco di tempo e di produttività. Uno dei motivi alla base della scarsa puntualità è certamente da ricercare nell'approssimazione del metodo che abbiamo adottato per misurare il tempo: le ore.

Che diavolo sono le ore? Ventiquattresimi di giorno. Perché ventiquattresimi? Che senso ha? Perché non scegliere i centesimi come si fa per la suddivisione di quasi tutte le altre principali misure fisiche a partire dalla massa e dalla lunghezza, fino alla suddivisione delle principali monete (persino la sterlina dal 1971 ha adottato una suddivisione decimale, nonostante la tradizionale refrattarietà dei britannici nei confronti del sistema decimale). 

Le uniche misure di tempo che hanno un riscontro oggettivo nella realtà sono l'anno (il tempo impiegato dalla terra per completare una rivoluzione della propria orbita attorno al sole) e soprattutto il giorno (il tempo in cui la rotazione della terra attorno al proprio asse, riconduce una stella o il sole a passare su uno stesso meridiano). È invece un'invenzione umana, una convenzione, la definizione dell'ora, ovvero il ventiquattresimo di giorno. Il problema è che un denominatore così piccolo porta a un'unità di tempo molto lunga. Se l'appuntamento è per le 10, chi si presenta alle 10:59 può ancora vantarsi di essere arrivato “verso le 10”. Tutto questo è inaccettabile. Il giorno deve essere diviso non in 24 parti, lunghe un'ora ciascuna, ma in 100 parti: ognuna delle quali sarà lunga poco meno di un quarto d'ora, per la precisione 14 minuti e 24 secondi, o 864 secondi. 

I cinesi, nella loro infinita saggezza, avevano già introdotto questa misura che avrebbe semplificato il calendario della giornata e costretto tutti a una maggiore puntualità: la chiamavano kè. Poi la supremazia culturale dell'occidente ha indotto i cinesi ad abolire questa utilissima misura del tempo. 

Come funzionerebbe? Caterpillar AM, ad esempio, invece di iniziare alle 6, inizierebbe ai 25 (intesi come 25 centesimi di ora o 25 kè) che corrispondono alle attuali 6:00 e finirebbe ai 31 (che corrispondono alle attuali 7:26:24) o poco dopo. Da non trascurare l'ulteriore vantaggio derivante dal fatto che un'attività che adesso dura un'ora (ad esempio una lezione), diventerebbe un'attività da svolgersi in quattro kè (ovvero in 57:36) costringendo tutti a un risparmio di 2 minuti e 24 secondi. Ovviamente si seguirebbe il sistema decimale anche per le misure di tempo minori: il millesimo di giorno o decimo di kè (corrispondente a poco meno di un minuto e mezzo), il centesimo di kè (poco più di otto secondi) fino al millesimo di kè (poco meno di un secondo che poi è il tempo in cui il marconista del Titanic comunicava tra Vienna e Chicago nella canzone di Francesco De Gregori).

Scegliamo la razionalità, abbandoniamo gli astrusi ventiquattresimi di giorno (le ore) e scegliamo i razionali centesimi di giorno. 

Diciamo insieme sì all'abolizione dell'ora e all'adozione del centesimo di giorno


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