Dal 17 al 23 settembre 2017

In onda dal 17 al 23 settembre 2017

Domenica  17  settembre  2017                                 RAI3                 dalle  01.30 alle 06.00   (270')  

 

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

presenta

 

 

INCOMPRESI? (6)

con i film 

 

 

“IL MIO GIARDINO PRIMORDIALE” : CONVERSAZIONE CON ALESSANDRO COMODIN

 

di Simona Fina e Roberto Turigliatto, montaggio Dario Cece, dur. 100’ circa

 

Il regista Alessandro Comodin racconta per Fuori Orario  la genesi dei suoi due film, L’estate di Giacomo e I tempi felici verranno presto  e riflette sulla propria concezione del cinema: il bisogno  di fuga e di movimento, l’adolescenza dei corpi in movimento e  la percezione del tempo che passa, l’importanza dei luoghi e  l’immersione nella natura, la pratica di operatore durante le riprese, l’approccio al mezzo cinematografico come possibilità di vedere meglio e di stabilire un rapporto di captazione sensoriale della realtà, il rapporto con gli attori. Con rimandi ai suoi cineasti preferiti, da Bresson e Monteiro a Wang Bing, e alle figure ricorrenti dei suoi film: il buco e il labirinto,  la circolarità del tempo  e gli epiloghi,  la fiaba e la metamorfosi.   

 


STROMBOLI TERRA DI DIO 

(Italia,  1951 b/n, dur., 102’ 26”) 

Regia: Roberto Rossellini;

Con: Ingrid Bergman, Mario Vitale, Renato Cesana, Mario Sponza

Karin è una profuga lituana internata in un campo di raccolta per stranieri durante la seconda guerra mondiale. Il futuro incerto le prospetta due possibilità: emigrare in Argentina o restare in Italia ed ottenere la cittadinanza sposando Antonio, un prigioniero di guerra liberato nel campo. Vistosi negato il lasciapassare per il Sudamerica, si unisce in matrimonio con l'uomo e lo segue nella sua terra, l'isola di Stromboli.Karin non riesce però ad adattarsi alla vita del marito, che sull'isola fa il pescatore, ed inizia a soffrire soprattutto per le enormi differenze culturali con la gente del posto, rozza e retrograda. La vita della donna, diventata una prigionia, si fa ancora più dura a causa del carattere tradizionalista e geloso di Antonio che, istigato dalle voci della gente, reagisce duramente e a volte con violenza alle presunte "civetterie" di Karin. La quale, intanto, scopre di essere rimasta incinta e si convince perciò a lasciare l'inospitale isola, dove l'ultima delle frequenti eruzioni del vulcano ha messo a rischio la sua stessa vita oltre a quella degli isolani. Facendo leva sul suo fascino, si procura l'aiuto del guardiano del faro, l'unica persona fidata e disposta a darle il suo aiuto, prova a fuggire tentando di oltrepassare la vetta del vulcano in attività ma la sua fuga disperata pare impossibile. Calata la notte e vistasi perduta, viene presa dallo sconforto ed inizia ad invocare Dio. Alle prime luci dell'alba, Karin implora di nuovo l'aiuto di Dio, decisa a salvare il figlio che porta in grembo.

 

 

Venerdì  22  settembre  2017                                 RAI3                 dalle  01.50 alle 06.00   (250')  

 

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

 

presenta

 

IL REGNO DEL TERRORE 

(The BlackBook - Reign of Terror, Usa, 1949, b/n, dur., 85’43”, v.o. sott. it. )

Regia: Anthony Mann

Con: Richard Basehart, Robert Cummings,arlene Dahl, Richard Hart

Francia: 1794, ‘prima’ Rivoluzione Francese. Nel periodo del ‘Terrore’, dominato da Robespierre che ha messo in atto i bandi di proscrizione per mandare a morte i nemici della nazione, gruppo di insorti, prima amici e poi nemici del tiranno, attraverso inganni e tradimenti, prepara il colpo di stato per la ‘nuova’ Rivoluzione; fa sparire la lista nera e poi solleva il popolo contro il despota, che finisce sulla ghigliottina. Film storico di taglio thrillerista, nel quale Anthony Mann, merito alla sapiente scrittura di due specialisti, Ænas MacKenzie e Philip Yordan, riesce ad alimentare l’interesse grazie a una certa corrispondenza di generi. Colloca la storia in un’atmosfera nera e in questa allaccia venature avventurose, classiche dei suoi western futuri e ricongiungimenti al cinema tipicamente bellico, con chiari riferimenti al secondo conflitto mondiale e alla figura di Adolf Hitler. La struttura narrativa è impiantata sul lato oscuro dei personaggi e sull’ambiente claustrofobico che li circonda. La suspence è dettata dal movimento della cinepresa in un sussuego di piani lunghi, allungati e angolati, supportati dalle inquadrature di John Alton, che riescono a creare quel clima d’incertezza necessario a manifestare la paura dilagante.

 

FAUST                                           

(Id., Russia, 2011, col., dur., 133’43)

Regia: Aleksandr Sokurov

Con: Johannes Zeiler, Anton Adasinskij, Isolda Dychauk, Georg Friedrich, Hanna Schygulla

Leone d’oro a Venezia nel 2011, il film completa la “tetralogia del potere” dopo i precedenti Moloch (1999), Taurus (2000) e Il Sole (2005). Non è un adattamento della tragedia di Goethe nel senso tradizionale, ma “una lettura di ciò che rimane tra le righe”. Il Faust di Sokurov è un  anonimo guidato da istinti semplici: fame, avidità, lussuria. Progetti sconvolgenti nascono nello spazio angusto e ristretto dove si affaccenda nella vita quotidiana,  in uno stato di  patologica infelicità. E’ un pensatore, un  veicolo d’ idee, un trasmettitore di parole che lancia la sua sfida: “Perché rimanere nel presente se si può andare oltre”? Spingersi sempre più in  là senza rendersi conto che il tempo si è fermato. “Il Faust di Goethe è un’opera terrificante per la sua chiarezza, la sua preveggenza. Leggendolo si prova un fremito, è un’opera che sicuramente mi genera una certa angoscia.  Il film è l’opera di un regista russo, non tedesco, il mio Faust è più oscuro, più buio di quello di Goethe. Io lo vedo vicino a un personaggio di Gogol. Nel libro Faust è un mito, una “fabbrica” di pensiero che “produce” senza mai smettere,   nel film invece  lo vediamo mangiare, bere,  muoversi, vivere. Per poterlo vedere, per poterlo  immaginare  realmente,  diventa determinante parlare del corpo. Si tratta sempre e ancora del discorso del corpo. Il pensiero da solo non esiste, esiste anche il corpo, e in questo caso particolare ciò significa dare un corpo a Faust. I quadri di Altdorfer, di Carl Spitzweg, la pittura tedesca di quell’epoca, mi hanno aiutato a amplificare il significante di Faust ” (Aleksandr Sokurov)

 

 

Sabato  23 settembre  2017                                 RAI3                 dalle  01.40 alle 06.00   (260')  

 

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

 

presenta

 

DUE ORE ANCORA              
(D.O.A., USA, 1950, b/n, dur., 80’03”, v.o. sott. in it.)
Regia: Rudolph Maté

Con: Edmond O’Brien, Pamela Britton, Luther Adler

Un impiegato in vacanza a San Francisco  scopre di essere stato avvelenato. Ha 48 ore di tempo per scoprire da chi e perché. Ispirato a un film tedesco del 1931 Der Mann, der seinen Mörder sucht diretto da Robert Siodmak e sceneggiato anche da Billy Wilder, è una sorta di thriller/noir congegnato con sagacia, calato in una coinvolgente atmosfera, girato quasi interamente in esterni a San Francisco e Los Angeles, sostenuto dalla musica (stranamente ironica) di Dimitri Tiomkin. Rifatto nel 1969 (L'uomo che doveva uccidere il suo assassino) e nel 1988 (D.O.A.). Esiste anche un D.O.A. (1981), documentario sul gruppo punk-rock dei Sex Pistols. D.O.A. è una sigla medica che significa dead on arrival (morte all'arrivo in ospedale).

 

THE PURCHASE PRICE

(Il prezzo da pagare, USA, 1932, b/n, dur. 64’ 54”, v. o. sott. in it.)

Regia: William A. Wellman

Con: Barbara StanwyckGeorge BrentLyle TalbotHardie Albright

Joan, una famosa cantante di nightclub, decide di cambiare vita. Dopo aver cercato in tutti i modi di allentare i suoi legami con la criminalità, Joan decide di sposarsi per procura con Jim, un contadino del North Dakota. Trasferitasi con lui in campagna, deve fare i conti con una vita e una società che non immaginava, mentre il passato non smette di tormentarla. La giusta strada verrà raggiunta con sacrificio e determinazione.

 COCKFIGHTER                   

(Id., Usa, 1974, col., dur., 83’25”, v.o. sott. in it.)

Regia: Monte Hellman

Con: Warren Oates, Richard B. Shull, Harry Dean
Stanton, Ed Begley Jr

Frank Mansfield è ossessionato dai combattimenti di galli, che conduce e prepara immerso nella loro corrusca violenza. Quando, dopo uno di questi, perde tutti i soldi, decide di tornare al suo paese natale e alla sua ragazza di sempre. Ma stavolta dovrà scegliere: o la donna o il gallo.

 

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