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Susanna Mälkki: Haydn, Sinfonia n. 103 "Rullo di timpano"

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    Auditorium Arturo Toscanini di Torino
    Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Susanna Mälkki direttore

     

    Joseph Haydn (1732 - 1809)
    Sinfonia in mi bemolle maggiore Hob I n. 103 Rullo di timpano (1795)
    Adagio – Allegro con spirito
    Andante più tosto allegretto       
    Minuetto – Trio
    Finale. Allegro con spirito

     

    Haydn a Londra
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Nel 1790 il principe Nicolaus Esterházy moriva, lasciando la corte di Esterháza orfana di una figura illuminata. Il suo successore decideva di sciogliere l’orchestra e Haydn, dopo trent’anni di stimata attività come maestro di cappella, si trovava costretto ad andare alla ricerca di un nuovo protettore. Gli Esterházy gli avevano garantito una pensione annua, ma Haydn aveva bisogno di continuare a esercitare la sua feconda attività di compositore. Da Londra arrivò una allettante proposta, direttamente sottoscritta da Johann Peter Salomon, l’organizzatore della stagione di concerti più frequentata dal pubblico londinese; Haydn accettò e il primo dell’anno del 1791 si trovava su una traballante nave-traghetto a contemplare le bianche scogliere di Dover. Arrivato a Londra, notevole fu lo choc prodotto dall’incontro con la grande metropoli: tutto gli sembrava carissimo, confusionario e caotico; non riusciva a capacitarsi della quantità di birra che circolava per la città. A Londra Haydn era famosissimo e ogni sera si trovava costretto a cenare con una nobile famiglia di suoi ammiratori; ma con quella gente non si trovava a suo agio; così descriveva in una lettera del 1791 quell’eccessiva mondanità: “Sono stato in compagnia di nobili, imperatori, re e grandi signori, ma non desidero vivere in intimità con questi signori, preferisco stare con gente della mia classe sociale”. Haydn aveva l’impegno di presentare ogni settimana composizioni nuove ai concerti organizzati da Salomon; la sua musica destava reazioni entusiastiche e anche il suo fascino di sessantenne non era affatto disprezzato dalle signore locali. La sua fama raggiunse il culmine nel luglio del 1791, quando ricevette addirittura una laurea honoris causa dall’Universita di Oxford. Nel 1792 gli Esterházy, nella figura del nuovo principe Anton, si rifecero vivi. Haydn, pur essendo tornato alle loro dipendenze, continuò a mantenere vivo il desiderio di ripartire per Londra; ma niente da fare: il principe lo voleva tutto per se. Solo nel 1794 Haydn riuscì a strappare il permesso di collaborare ancora una volta, l’ultima, alla stagione di Salomon. Rimase in Inghilterra molto più del previsto, e forse accarezzo per qualche tempo anche l’idea di trasferirsi a Londra, ma nel 1795 prese la decisione di tornare definitivamente a Esterháza. Dall’Inghilterra Haydn aveva avuto tanto, soldi, successo, riconoscimenti; ma non era certo tipo da dimenticarsi delle persone che lo avevano sostenuto. Gli Esterházy gli avevano garantito una pensione a vita: Haydn non poteva trascurare né questo né il fatto che il suo fisico non avrebbe potuto più sostenere a lungo quel ritmo vorticoso. Il 15 agosto 1795, attraversando lo stretto della Manica, abbandonava così l’Inghilterra e nello stesso tempo una vita frenetica, ormai inadeguata alle sue abitudini di mite sessantenne.

     

    La Sinfonia n. 103
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Penultima delle dodici scritte a Londra e di tutte quelle composte da Haydn, la Sinfonia n.103 fu eseguita per la prima volta il 2 marzo 1795 nell’ambito dei concerti organizzati da Salomon. Questa composizione manifesta una completa padronanza della forma, ma nello stesso tempo introduce soluzioni innovative, che anticipano quell’emancipazione dalle architetture classiche, che sarà realizzata pochi anni dopo da Beethoven. Un atteggiamento compositivo libero emerge dalla struttura del primo movimento, aperto e chiuso da un episodio in Adagio. Un rullo di timpani introduce un’atmosfera cupa, che lascia emergere un tema severo, quasi pensieroso. Segue l’esplosione artificiosamente ingenua dell’Allegro nel quale i temi principali si confrontano, accendendo i contrasti di un dramma giocoso, fatto di lirismo e spensieratezza. L’Andante più tosto allegretto presenta parte di quel materiale melodico di origine slava, che Haydn si era portato in Inghilterra da Esterháza. Lo schema formale è uno dei preferiti dal compositore: la variazione doppia, vale a dire una serie di variazioni su due temi distinti. Sviluppando una tendenza tipica delle sinfonie “londinesi”, Haydn assegna ad alcuni strumenti un ruolo visibilmente solistico: in una variazione intermedia un violino si oppone a un ensemble concertante degli archi, proprio come accadeva nei concerti grossi barocchi. Il Minuetto comincia in maniera simile a quello della sinfonia immediatamente precedente (la n. 102): una successione di accordi è interrotta da alcuni abbellimenti graziosi di archi e legni. Quindi emerge il tema principale, sotto al commento umoristico di flauto e oboe. Chiude un Allegro con spirito frenetico, interamente basato su un solo elemento tematico. Haydn sceglie di lavorare sulla testa di questo tema, riproponendolo più di 150 volte, in un raffinato gioco di timbri e di armonie. Un’elaborazione complessa e ricercata, che fa di questo finale il più lungo di tutte le sinfonie di Haydn.

    Andrea Malvano
    (dagli archivi Rai)

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