ULTIME CONVERSAZIONI

Il testamento spirituale di Ratzinger intervistato da Peter Seewald

ULTIME CONVERSAZIONINel suo ultimo libro dal titolo “Ultime Conversazioni” il papa emerito Joseph Aloisius Ratzinger ci lascia un testamento spirituale intimo e personale che riesce ad attirare l’attenzione dei fedeli e dei non credenti sul ruolo della Chiesa Cattolica nel mondo contemporaneo. Intervistato dal giornalista tedesco Peter Seewald, con il quale ha instaurato da molti anni un intenso rapporto di collaborazione culturale, Papa Benedetto XVI descrive i momenti difficili, i tormenti e le fatiche che ha vissuto prima di decidere di lasciare il pontificato e annunciare le sue dimissioni. Risponde anche su fatti della sua privata e sulla sua amicizia con Papa Wojtyla, si addentra su temi religiosi e sulle sue opinioni personali in merito ai leader politici che ha incontrato lungo il percorso della sua carriera prima e dopo il conclave che lo elesse come 265° papa il 19 aprile 2005 per guidare la Chiesa Cattolica dal 24 aprile 2005 fino al 28 febbraio 2013. Un pontificato “ fatto di belle esperienze- non nasconde Papa Benedetto- ma è stato sempre un fardello” sottolineando come : «Non ho mai percepito il potere come una posizione di forza, ma sempre come responsabilità, come un compito pesante e gravoso. Un compito che costringe ogni giorno a chiedersi: ne sono stato all'altezza?». Ratzinger tratteggia anche il ritratto degli uomini più potenti della terra che ha conosciuto nel corso del suo pontificato. Si parte dall’ex presidente Usa, Obama: "è un grande politico, che sa come si ottiene il successo. Ha determinate idee che non possiamo condividere. Con me tuttavia non si è comportato come un tattico ed è anche una persona riflessiva. Ho avuto la sensazione che cercasse un punto di incontro e ascoltasse. Lo stesso posso dire di Michelle Bachelet, la presidente del Cile. E' atea e marxista, quindi non siamo d'accordo su molte cose, ma ho visto in lei una volontà etica di fondo vicina a quella cristiana". Del presidente russo Putin, Benedetto XVI dice: "Credo che egli, un uomo di potere, sia toccato dalla necessità della fede. E' un realista. Vede che la Russia soffre per la distruzione della morale. Si rende conto che l'uomo ha bisogno di Dio e ne è di certo intimamente toccato". Di Fidel Castro, Benedetto XVI, che ha provveduto a fargli avere 'L'introduzione al cristianesimo' oltre qualche altro volume, osserva: "non credo che potrà mai affrancarsi dalla struttura mentale in cui è cresciuto. Vede però che i rivolgimenti della storia mondiale costringono a riconsiderare alcune questioni, soprattutto quella religiosa. Mi ha pregato di mandargli dei libri". Un'amicizia che continua tutt'oggi è quella con l'ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Si esprime con apprezzamento e calore nei confronti di Papa Francesco. Parla della riforma pratica del suo successore, della sua capacità di mettere in pratica azioni di carattere organizzativo, sottolineando fraternità e comunione ma anche complementarietà e integrazione al servizio della Chiesa. Dice ancora Benedetto XVI: «L’elezione di un cardinale latino-americano significa che la Chiesa è in movimento, è dinamica, aperta, con davanti a sé prospettive di nuovi sviluppi». Lascia una speranza in più ai lettori aggiungendo: «Ciò che è bello e incoraggiante è che proprio nella nostra epoca accadono cose che nessuno si aspettava e mostrano che la Chiesa è viva e trabocca di nuove possibilità ». In conclusione si lascia andare ad un confessione che viene dal profondo: «Non riesco a vedermi come un fallito» ma, come dice Papa Francesco “tutti siamo debitori verso il Pontefice Emerito, tutti gli dobbiamo amore e riconoscenza per il suo servizio alla verità, per il suo amore a Cristo e alla Chiesa”.

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