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Intervista a Nicolo Donato

Brohterood? Non è un gay-movie

Dopo il Marc’Aurelio d’oro come miglior film al Festival di Roma del 2009, Brotherhood – Fratellanza torna nella Capitale per la presentazione ufficiale in vista dell’uscita nelle sale italiane, prevista per il 2 luglio. Il regista danese Nicolo Donato (di evidenti origini italiane, anche se il nome di battesimo ha perso per strada l’accento) ha incontrato la stampa per raccontare a 360 gradi il suo esordio al lungometraggio, che tocca temi difficili e spesso drammatici come il neonazismo e l’intolleranza nei confronti delle persone omosessuali.

«In realtà – racconta DonatoBrotherhood – Fratellanza non è né un gay movie né un nazi movie. E’ vero che la prima idea mi è venuta vedendo il documentario Men, Heroes, Gay Nazis: il contesto neonazista mi è sembrato subito ideale come ambientazione per la mia storia. Ma attenzione: non è né American History XI Segreti di Brokeback Mountain. E’ una storia di amore estrema, nei presupposti e nelle conseguenze.Già all’inizio delle riprese abbiamo avvertito una certa tensione: la prima scena è stata girata nei pressi di una torre che è un luogo di ritrovo abituale di gruppuscoli neonazisti. Abbiamo dovuto ingaggiare delle guardie che tenessero d’occhio la situazione ma, ciononostante, non posso dire che fossi tranquillo. Fortunatamente il resto delle riprese si è svolto senza problemi. Oggi, se dovessi mandare un messaggio a queste persone, direi loro di venire a vedere il film. Gli darebbe molto da riflettere sul tema del rispetto nei confronti degli altri. E, in generale, è proprio questo il mio auspicio: che il film faccia riflettere sul tema del rispetto e dell’”umanità”».

E’ stata messa in evidenza l’accuratezza nella ricostruzione degli incontri e nell’atmosfera dei gruppi di estrema destra, compresa una certa attenzione alla tematica del rispetto dell’ambiente che, comunemente, non si pensa essere uno dei cavalli di battaglia di queste pseudo-ideologie. Donato ha raccontato anche questa parte del processo creativo: «Stavo lavorando alla sceneggiatura quando, sui giornali, ho letto di questo personaggio che si autodefiniva “nazista biologico”. Ho riso come un pazzo e ho deciso che dovevamo inserire questa tematica nel film. Tornando seri, per la ricostruzione degli ambienti e delle tematiche mi sono avvalso della collaborazione di un mio amico che, in gioventù, è stato parte del movimento neonazista e, prima di dissociarsene, ha scontato 5 condanne in carcere. Non ho potuto citare il suo nome nei credits del film, gli ho dovuto garantire l’anonimato per proteggerlo da eventuali ritorsioni, ma la sua esperienza è stata fondamentale perché mi ha insegnato che tutti possiamo cambiare. Se fosse ancora un nazista o un razzista non potrebbe essere mio amico».

Un’altra vicenda molto particolare citata nel film è quella di Ernst Röhm, gerarca nazista omosessuale e braccio destro di Hitler fino a quando il suo orientamento sessuale fu usato come scusa per giustiziarlo perché stava diventando così popolare da far ombra allo stesso Führer. E, tra gli storici, non mancano coloro che leggono nella figura di Hitler alcuni tratti omosessuali.
«Durante il Terzo Reich, Hitler aveva molte persone intorno ed è molto probabile che alcuni di loro fossero omosessuali. Addirittura alcune fonti dicono che 16 tra i 40 gerarchi più potenti lo fossero. Certo, non c’è modo di verificarlo, come non c’è modo di verificare le voci sulla presunta omosessualità del Führer. Di sicuro sappiamo che era un pazzo assassino e che, fin da bambino, crebbe in mezzo alla violenza. E la violenza ti fa diventare violento anche nei confronti dei tuoi amici, come Ernst Röhm appunto».

La figura più difficile e controversa di Brotherhood – Fratellanza è probabilmente Jimmy (interpretato dall’attore svedese David Dencik): un camerata duro e puro che non può accettare l’omosessualità senza vivere un forte conflitto interno. «Il mio rapporto con David, durante le riprese, è stato molto intenso, arrivando a volte perfino allo scontro, perché David ha una personalità molto forte. Ho parlato a lungo con lui del personaggio, ero stato a trovarlo in Svezia in un periodo molto delicato per lui, quando la madre era appena morta di cancro e con quello stato d’animo e in quella atmosfera abbiamo creato insieme un personaggio drammatico come quello di Jimmy. I miei attori si devono preoccupare soltanto di quello: il personaggio. Gli chiedo semplicemente di “esserci”. I miei set sono molto minimali, uso poche luci e solitamente una camera a spalla. Gli attori non si devono preoccupare di come è posizionata la camera o se hanno messo un piede in modo sbagliato: ciò che conta è il personaggio, molto più della sceneggiatura. Se non si ricordano una battuta non è assolutamente importante».

In conclusione sono arrivate altre rivelazioni sulla colonna sonora del film che – a parte un episodio – non suona “nazirock”, ma anzi dà spazio alle sonorità indie e, nello specifico caso del tema d’apertura, vede lo stesso Donato come interprete ed autore. «La musica si intona ai sentimenti dei protagonisti ed – insieme alla fotografia – è il vero valore aggiunto di un film. Già da quando ho cominciato a lavorare alla sceneggiatura ho cominciato a sentire delle musiche nella mia testa, ed alcune di queste musiche erano già finite addirittura prima che la stessa sceneggiatura fosse completa. Non ho manie di protagonismo e non volevo essere anche l’interprete del tema d’apertura ma, quando siamo andati in studio ad inciderlo, i produttori hanno insistito perché lo facessi. E l’ho fatto, sapendo bene che una bella colonna sonora non appartiene all’autore ma, decisamente, al film».

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