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Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Ecuador

Popolazione

Sin dall'epoca preincaica le genti indie erano stanziate quasi unicamente nella fascia interandina, dove i sopraggiunti incas fondarono Quito, rimasta la principale città del Paese anche con gli spagnoli. Questi iniziarono però il popolamento della Costa, che dotarono di vari centri portuali, tra cui emerse Guayaquil, e dove più tardi fecero affluire gruppi di africani, adibiti al lavoro nelle piantagioni.

Pur essendo considerato un Paese a maggioranza india, l'Ecuador vive sostanzialmente una situazione di equilibrio tra la componente quechua  meticcia (42%), formatasi a seguito del lungo mescolamento fra le tribù locali e i colonizzatori europei: nel complesso, mestizos e indios compongono, dunque, oltre l'80% della popolazione. I creoli, discendenti dagli antichi conquistatori spagnoli, e i bianchi di più recente immigrazione (XX sec., prevalentemente dall'America Settentrionale, oltre che dall'Europa) rappresentano ca. l'11% del totale, seguiti da neri e mulatti (5%) e da esigue minoranze asiatiche (cinesi, giapponesi). Fra i piccoli gruppi indigeni, numerosi vengono computati separatamente, come i colorados della Sierra, di stirpe chibcha, residuo di una tribù che un tempo occupava tutto il territorio dell'Ecuador, e i jívaros dell'Oriente, che vivevano in piccoli nuclei tribali o familiari ed erano noti per la pratica della mummificazione delle teste dei nemici uccisi: anche se spesso hanno rifiutato il contatto con i bianchi, anche questi gruppi ormai sono in parte assimilati dal processo di valorizzazione della regione amazzonica.

La crescita demografica è stata relativamente lenta fino ai primi decenni del XX sec.: rispetto ai 500.000 ab. del 1825, la popolazione risultava triplicata quasi cento anni dopo (1.500.000 ab. nel 1920), mentre, da allora, lo stesso moltiplicatore scattava nuovamente in soli quarant'anni, una prima volta nel 1960 (4.400.000 ab.) e una seconda volta nel 2000 (12.646.000 ab.). Ciò si deve non tanto ai discontinui apporti migratori, quanto a un movimento naturale fra i più intensi a livello mondiale: nella seconda metà degli anni Ottanta del XX sec. il tasso di natalità si aggirava ancora intorno al 37‰ annuo, contro una mortalità appena superiore al 5‰. Dalla fine degli anni Novanta, invece, la natalità scendeva intorno al 22‰ (22,7‰ nel 2005), mentre la mortalità si manteneva su valori di poco inferiori a quelli del decennio precedente (4,2‰). Il valore medio di densità (54 ab./km²), pur modesto in assoluto, risulta di gran lunga il più elevato fra gli Stati continentali dell'America Meridionale, tendendo a configurare, in assenza di decisivi miglioramenti nell'utilizzazione delle risorse, diffuse situazioni di sovrappopolamento, specie nella Sierra (98 ab./km²). Da quest'ultima regione – particolarmente penalizzata dall'arcaismo delle strutture agrarie – un'emigrazione man mano più consistente si è diretta successivamente verso la Costa (100 ab./km²), dove la maggiore pressione antropica è sostenuta dall'agricoltura di piantagione e dall'industria, e, sia pure in misura molto inferiore, verso l'Oriente (meno di 6 ab./km²), le cui notevoli capacità di popolamento restano tuttora allo stadio potenziale.

Ai fenomeni migratori interni sono succedute dalla fine del XX secolo ondate migratorie verso altri Paesi, dirette verso Stati Uniti, Australia, Canada e alcuni Stati dell'Europa occidentale (Spagna, Italia, Regno Unito, Germania, Svezia). Si calcola che circa un milione di cittadini abbia lasciato l'Ecuador, in seguito alla crisi economica della metà degli anni Novanta. Molti di questi emigrati hanno lasciato nel Paese i figli, presso nonni o altri parenti: un dato che desta preoccupazione presso le organizzazioni internazionali che si occupano dell'infanzia (UNICEF in particolare). Il saldo migratorio risulta così pesantemente negativo (-7,98‰ secondo le stime del 2008) nonostante l'ingresso nel Paese di alcune centina di migliaia di immigrati colombiani.

 

Il processo di urbanizzazione si è sviluppato con notevole intensità portando la percentuale di popolazione urbana a superare quella rurale (62,8% nel 2005). In realtà, la trama urbana si presenta fortemente squilibrata per l'eccessiva concentrazione nelle sole due polarità fondamentali di Quito e Guayaquil: l'una, vivace centro commerciale ma soprattutto politico e culturale, ricco di antichi monumenti in splendida posizione ai piedi del vulcano Pichincha, che detiene il primato di capitale più alta del mondo (2817 m); l'altra, metropoli portuale, con la città satellite di Puerto Nuevo, e industriale del Paese, benché situata in una delle aree più malsane dell'Ecuador, ma allo sbocco di un fertile retroterra in continua espansione economica.

 

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