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Una storia serba

La produzione iniziò a Kragujevac, Serbia, il 15 agosto 2011, con le scene della costruzione del Titanic: fornaci, acciaio, metallo e gruppi di lavoro, girando le prime sequenze attorno allo scafo della nave. Da subito fu evidente che non si trattava di un compito facile.
C’erano circa 100 persone in ogni ripresa”, ricorda Ciaran Donnelly. “Che martellavano, rivettavano. Molti elementi allo stesso tempo. C’erano cavalli, rivetti che volavano, fornaci ardenti, fumo e sporcizia”.
Kevin Zegers (Mark Muir) arrivò per la sua prima settimana di riprese e rimase sorpreso dalla mole di lavoro in corso. “Ricordo la prima settimana. Il  progetto era mastodontico, più di quanto pensassi. Sono contento di non averlo saputo fin quando non sono giunto lì. Ne sarei stato terrorizzato. Per un attore è la cosa migliore che possa capitare, quando mi sento troppo ovattato e a mio agio, divento pigro”.
La dimensione della location combaciava perfettamente con la natura epica de Titanic. Nascita di una leggenda , James Welland, direttore della fotografia, e Ciaran Donnelly optarono per utilizzare più scene ampie possibile, piuttosto che primi piani, in modo da catturare il cantiere nella sua totalità.
Inevitabilmente, lo rende più cinematico”, spiega James. “Dal punto di vista della produzione e dei costi, è molto più facile girare con primi piani. In TV, quando si pensa al budget e al tempo, si pensa ai primi piani, si seguono le persone all’interno di una stanza. In questo modo però la location non viene mostrata, è uno stile molto televisivo. Nel nostro caso, le riprese rendono di più la dimensione epica”.
La fabbrica aveva anche la sua fonderia, dove lavoravano i metalli e parti di motori. Risaliva all’epoca vittoriana, era quindi contemporanea all’epoca dell’ambientazione della nostra storia. Inoltre, la tecnica di lavorazione che utilizzavano era molto simile a quella utilizzata per il Titanic. “Era un fantastico valore aggiunto alla produzione”, afferma Tom Conroy.

 

Ciaran Donnelly definisce l’interno dei capannoni di lavoro come ‘dickensiani’. “Non dovevamo impegnarci molto per farli sembrare vecchi di 100 anni”.
Il produttore  Paul Myler continua: Abbiamo riscritto alcune scene e le abbiamo ambientate in queste location poiché sembravano sul serio autentiche. Abbiamo chiesto ad alcune delle persone che lavoravano lì comparire nel ruolo di lavoratori in abito d’epoca. Ed eccoci tornati indietro di 100 anni, la resa era fantastica. Forse è uno dei posti migliori in Europa dove poter trovare posti simili”.
Branwell Donaghy, che interpreta Michael McCann, a capo della squadra dei rivettatori, ha preso parte ad un campo di addestramento appena arrivato in Serbia, imparando le nozioni base sulla rivettatura delle lamine di acciaio allo scafo della nave.
Branwell spiega: “I rivetti vengono letteralmente ‘cotti’, riscaldati alla giusta temperature a e poi lanciati alla persona addetta ad afferrarli al volo. Poi vengono presi da un altro operaio e inseriti nella lamina di metallo, per poi essere martellati. Quest’ultimo passaggio viene di solito eseguito dal capo della squadra, che controlla che siano stati fissati correttamente, in modo che il metallo non si rovini. Non si trattava di un procedimento preciso, ma era comunque un lavoro di competenza e chi lo eseguiva doveva essere molto dedito al suo lavoro”.
Il team creativo che è dietro a Titanic. Nascita di una leggenda , non era dell’idea di ricostruire l’intera nave, che era lunga 889 piedi. Optò, invece, per ricostruire una sezione dello scafo a Kragujevac, cosa che permise al team degli effetti speciali di ricreare il resto della nave in maniera digitale in fase di post-produzione. Tuttavia, anche la parte di scafo che era stata ricreata risultava impressionante per tutto il cast. Lo scafo era a grandezza reale e la vista era maestosa, riferisce Ophelia Lovibond (Kitty Carlton). “La ricostruzione dava l’idea precisa della grandezza reale della nave. Più volte è stato sottolineato che lo scafo rappresentava solamente un il quarto di fondo del Titanic, quindi immaginate altri tre quarti su di esso!”.
Per molti degli attori coinvolti, questa era la prima esperienza di lavoro con tecnologia a green screen, nella quale sfondi bianchi rimpiazzano parti del set (in modo da poter aggiungere in un secondo momento immagini ricreate al computer). “Quando ero un ragazzino, ho girato diversi film insieme ad un cane, i titolo era Airbud-campione a quattro zampe”, sorride Kevin Zegers (Mark Muir). “Giravo scene fuori campo, chiacchierando con il cane, che ovviamente non era lì, così ho imparato a parlare ad una pallina da tennis trattenuta su un piedistallo.  Ero un ragazzino che poteva immaginare qualsiasi cosa. Se mi dicevano: ‘guarda oltre la telecamera, c’è una nave alta 150 piedi’, io potevo immaginarla”.
Sir Derek Jacobi, uno degli attori più anziani sul set, era piuttosto abituato al green screen.. “Qualche anno fa ho girato un film dal titolo Ironclad, in Galles, che aveva moltissimi effetti speciali. Anche ne Il Gladiatore c’era il green screen, avevano ricreato la parte superiore del Colosseo. Recentemente, ho girato un film in Germania, Anonymous. C’è una sequenza nella quale esco da un taxi a New York su un green screen, e lì mi ritrovo a Broadway, New York”.
Per Ophelia Lovibond, uno dei ricordi della Serbia è il calore estivo. “Indossavo un abito d’epoca, con corsetto, cappello e calze di lana”, racconta.

Gray O'Brien, che interpreta Bruce Ismay, collaboratore di JP Morgan, sorride al ricordo: “La prima scena che ho girato è stata quella della camminata lungo la nave con Andrews. Era il mio primo giorno sul set. Avevamo 150 comparse, cavalli e calessi. C’erano 43 gradi e indossavamo questi abiti di lana – era terribilmente caldo. Qualcuno disse: ‘quando tornerai a Dublino sarai contento di indossare questi abiti’

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