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Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi, nato nel 1881 a Pieve Tesino (Trento), muove i primi passi di quella che fu una lunga e fortunata carriera politica entrando nel 1911 nel parlamento di Vienna, in rappresentanza dell’intera comunità italiana trentina più che di una specifica parte politica.

Dopo il passaggio del Trentino e dell’Alto Adige all’Italia continua l’attività politica nel Partito Italiano Popolare di don Luigi Sturzo, cui aveva aderito nel 1919, e di cui diventa segretario nel 1925, durante la tempesta istituzionale del fascismo trionfante.

Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e l'armistizio con gli Alleati (8 settembre dello stesso anno),  De Gasperi rifonda la Democrazia Cristiana clandestina, entra nel Cln, e definisce il suo un "partito di centro che guarda verso sinistra"Dopo la liberazione dal nazifascismo (25 aprile 1945), De Gasperi assunse il ruolo di Ministro degli Esteri dei primi governi di unità nazionale e, successivamente, di Presidente del Consiglio.

Nel giugno del 1946 l’Italia va alle urne ed il corpo elettorale è chiamato a scegliere la forma di governo (Monarchia o Repubblica) ed ad esprimere preferenze politiche e partitiche per la composizione dell’Assemblea Costituente il cui compito sarà il redigere la nuova Costituzione.
De Gasperi si esprime, in privato (lo ha ricordato la figlia Maria Romana) per la Repubblica, ma la DC lascia libertà di voto a causa delle forti lacerazioni interne tra un elettorato progressista ed uno conservatore; è il primo sintomo dell’ambiguità della Balena Bianca: sarà così per tutta la prima fase della storia repubblicana.
Vince la Repubblica e la DC ottiene la maggioranza relativa dei voti: De Gasperi viene riconfermato alla guida del governo di unità nazionale democratica antifascista.

Conduce le trattative di pace tenutesi a Parigi, in cui l’Italia compariva sul banco degli imputati, tenendo un memorabile discorso (10 agosto 1946) in cui, affermando che tutto, tranne la personale simpatia dei presenti, gli era avversa, riuscì a miscelare ragion di stato e sentimenti personali riuscendo, così, anche ad instaurare ottimi e duraturi rapporti personali con i maggiori esponenti democristiani, moderati e conservatori europei; tali rapporti si riveleranno essenziali nella costitutiva della futura comunità europea.

Passato il tempo della vittoria, la situazione politica mondiale comincia ad essere critica a seguito delle tensioni tra le due superpotenze, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica: comincia a calare la “cortina di ferro”.

Nella primavera del 1947 il Presidente del Consiglio si reca negli Stati Uniti e sposa la “dottrina Truman”:fuori i socialcomunisti di Nenni e Togliatti dal governo, appoggio dei socialdemocratici (grazie alla scissione di Palazzo Barberini da parte di Saragat), adesione al modello occidentale statunitense in politica estera ed acquisizione del modello di sviluppo capitalista e liberista, tutto ciò in cambio di aiuti economici ed alimentari.

L’anno successivo, il 18 aprile 1948, De Gasperi vede riconfermata la sua linea politica dal corpo elettorale che, nelle elezioni legislative generali, assegna alla Democrazia Cristiana la maggioranza assoluta dei seggi al Parlamento con il 48% dei voti.

Iniziava il predominio bianco sulla scena politica italiana che si trasformerà in un cinquantennio di potere incontrastato anche se legittimato dal responso delle urne.
Però, nonostante la fine dell’unità antifascista, il 27 dicembre 1947 l’Assemblea Costituente approvò la nuova Costituzione repubblicana, frutto dell’incontro tra la cultura della sinistra, il pensiero cattolico popolare e la tradizione liberaldemocratica.

La nuova Carta Costituzionale entrò in vigore il 1 gennaio del 1948.
De Gasperi guidò il governo, che comprendeva oltre ai democristiani i socialdemocratici (PSLI, poi PSDI) di Saragat, i liberali di Luigi Einaudi e Gaetano Martino (PLI) ed i repubblicani di Randolfo Pacciardi (PRI), fino al 1953 attuando una politica di risanamento e di sviluppò che, pur dando ottimi e lusinghieri risultati, vide escluse le masse operaie e lavoratrici su cui si riversarono massimamente i costi della già citata politica economica e sociale: furono quelli che Italo Calvino chiamava gli anni della “grande bonaccia”.

La tensione tra le due parti raggiunse il massimo nell’estate del 1948 a seguito dell’attentato subito da Togliatti da parte del giovane fascista Antonio Pallante, ma l’intelligenza dei leader di governo e di sinistra impedì il peggio: l’Italia era stanca di guerra ed odio, voleva pace, sviluppo e benessere per tutti.

Il cattolico ed antifascista De Gasperi nel 1953 seppe dire di no al Vaticano opponendosi all’apertura a destra e all'alleanza con monarchici e fascisti per le amministrative romane. Il Vaticano non glielo perdonò mai ed il pontefice Pio XII non ricevette lo statista in occasione del trentesimo anniversario del suo matrimonio.

De Gasperi seppe accettare, affrontare e sopportare l’umiliazione con la dignità propria di un vero galantuomo.

La carriera politica degasperiana finisce nel 1953 quando le elezioni legislative generali vedono bocciata la famigerata “legge truffa” che, nelle intenzioni dei suoi ideatori (De Gasperi e Scelba) doveva contribuire al mantenimento della stabilità del quadro politico nazionale, invece secondo i suoi critici nella migliore delle ipotesi era un modo per camuffare le contraddizioni presenti nella maggioranza e più specificatamente in seno al partito di maggioranza relativa, oppure, nella peggiore delle ipotesi era uno strumento antidemocratico che ricordava la “legge Acerbo” del ventennio fascista.
Opera principale della politica degasperiana fu la politica estera e la creazione dell’embrione della futura Unione Europea: fu l’illuminazione dell’idea europeista vista come grande opportunità per gli italiani e l’Italia per superare le proprie difficoltà.

Lo statista trentino si spense il 19 agosto 1954, appena un anno dopo l’abbandono della guida del governo, nella sua casa in Val di Sella.

La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore e dall'attenzione dei palazzi romani, suscitò vasta commozione in tutta Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché la gente comune era accorsa da ogni parte per rendere omaggio allo statista. Dentro e fuori la chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti (fatta eccezione per i deputati del MSI non dimentichi del passato di antifascista di De Gasperi). Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.

Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione.

È in corso a Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel 1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di Servo di Dio.


PER SAPERNE DI PIU’

CINEMA

  • Anno Uno (1974) di Roberto Rossellini, con Luigi Vannucchi e Valeria Sabel.

TELEVISIONE

LIBRI

  • Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 1977

  • Giuseppe Chiarante, Tra De Gasperi e Togliatti. Memorie degli anni cinquanta, Roma, Carocci, 2006

  • Piero Craveri, De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 2006

  • Alcide De Gasperi, Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi dal Partito Popolare Italiano all'esilio interno 1919-1942, vol. II, tomo I, tomo II, tomo III, Bologna, Il Mulino, 2007

  • Alcide De Gasperi, Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la fondazione della Democrazia Cristiana 1943-1948, vol. III, tomo I, tomo II, Bologna, Il Mulino, 2008

  • Alcide De Gasperi, Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la stabilizzazione della Repubblica, 1948-1954, vol. IV, tomo I, tomo II, tomo III, Bologna, Il Mulino, 2009

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