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Riforme, altolà Ncd al governo

Riforme, altolà Ncd al governo

«Si cambi l’Italicum o voti a rischio» Boschi: «Alla fine saranno saggi»

Il coordinatore dei centristi: se non cambia la legge elettorale anche la riforma del Senato è a rischio. Affondo del ministro contro i sindacati: «Hanno bloccato il Paese»

Maria Elena Boschi ostenta tranquillità: «I numeri per l’approvazione delle riforme ci sono e ci sono sempre stati. In Parlamento proveremo a trovare un accordo ampio, ma perché doveroso non perché siamo preoccupati per i numeri». Ma non passa troppo tempo dalle sue dichiarazioni a Maria Latella su SkyTg24 che arriva l’altolà del principale alleato nella coalizione di governo: «I voti del Nuovo Centrodestra non sono scontati se non ci saranno modifiche all’Italicum». Parola di Gaetano Quagliariello, che del partito di Alfano è il coordinatore nazionale. «Noi chiediamo una modifica della legge elettorale, per rispetto della nostra identità, della nostra storia e anche della storia d’Italia - ha sottolineato l’esponente centrista -. Non è un ricatto, e le riforme non sono in discussione. Ma, per quel che mi riguarda, un diniego o un’alzata di spalle ricevuto su questo terreno da un alleato di governo sarebbe grave». In serata, intervenendo alla Festa dell’Unità di Firenze, la stessa Boschi è tornata sul tema: «Sono sicura che alla fine prevarrà il senso di responsabilità anche da parte di Ncd. Penso che i senatori saranno saggi e non vorranno fermare il percorso».

Istinto di sopravvivenza
Sul campo resta tuttavia l’altolà affidato ad uno dei principali esponenti del partito di Alfano. L’esecutivo - è il messaggio che emerge - non deve contare sull’appoggio incondizionato dei centristi, perlomeno non di tutti. La nuova posizione del Ncd è stata spiegata dallo stesso Quagliariello, in collegamento con la festa del partito a San Giovanni Rotondo: l’Italicum era nato quando si pensava ancora ad un possibile ritorno ad un sistema bipolare tradizionale, centrodestra contro centrosinistra, con il solo terzo incomodo rappresentato dal M5S. La caduta di Berlusconi e l’emergere di Salvini («leader lepenista con posizioni improponibili su Europa e immigrazione») rende invece impossibile un’alleanza con Ncd che di conseguenza con la nuova legge elettorale che penalizza le formazioni minori si troverebbe tagliato fuori. «Considererei grave - ha sottolineato Quagliariello - che i nostri alleati di governo ci rifiutassero la possibilità di esistere».

L’asse Forza Italia-Ncd
I problemi per il governo, dunque, non arrivano solo dalla minoranza interna al Pd, tornata alla carica sull’elezione diretta dei nuovi senatori. In tv la ministra Boschi aveva provato a minimizzare sottolineando come anche Forza Italia, avendo già votato in prima lettura la riforma assieme alla maggioranza possa fare altrettanto. Ma il partito di Berlusconi da tempo ha cambiato posizione e lo stesso leader ha iniziato a parlare di «rischio regime» per il combinato disposto di Italicum e abolizione del Senato elettivo. Una posizione ribadita oggi anche da Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato: «La posizione espressa da Quagliariello sulla necessità di modificare la legge elettorale coincide con quanto sosteniamo anche noi»

«Lavoriamo ad accordo nel Pd»
Il premier Matteo Renzi, da New York dove ha assistito alla finale Pennetta-Vinci agli Us Open di tennis, fa sapere dal canto suo che «le riforme andranno avanti. L’Italia ha svoltato e non si torna indietro». Ma alla fine conteranno i voti in aula e al momento il pallottoliere non sorride agli uomini del Nazareno. «Stiamo facendo un lavoro serio per trovare un accordo nel Pd» aveva detto la Boschi che aveva puntato il dito soprattutto contro le minoranze: «Abbiamo 560 mila emendamenti in Commissione grazie alla Lega e alle altre opposizioni che stanno cercando di bloccare le riforme. Credo che dopo 20-30 anni che si discute di riforme, e dopo 18 mesi di lavoro, pensare che ci siano delle forze in Parlamento che cercano ancora di fare ostruzionismo difficilmente si spiega ai cittadini».

«I sindacati hanno bloccato il Paese»
In serata, dal palco della Festa dell’Unità, Boschi ha ribadito l’intenzione dell’esecutivo di chiudere entro il 15 ottobre la partita delle riforme. E riprendendo un tema caro anche a Renzi ha attaccato i sindacati spiegando che «hanno contribuito in parte a bloccare il Paese» e auspicando che si rimettano in discussione. «Se i sindacati si fossero occupati più dei precari e non delle pensioni da 300 mila euro... - ha aggiunto -. Non è un problema il fatto che ci siano i pensionati nei sindacati il punto vero è che nei sindacati non ci sono i lavoratori e soprattutto i giovani lavoratori».

sito del Corriere della Sera

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