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Andrea

Capita passeggiando in un giardino di soffermarsi con lo sguardo su due piante cresciute entrambe sullo stesso terreno, baciate dallo stesso sole ma con risultati vistosamente discordanti: una florida e l'altra accigliata.
Immaginate di leggere in questa rappresentazione una similitudine con la storia di Andrea, un ragazzo di ventuno anni, residente nel quartiere romano di San Basilio tristemente noto per il degrado e la violenza diffusa. Il terreno di quella pianta da cui è partito il nostro racconto è proprio quella borgata fatta di limiti, paure e storie ormai radicate nelle vite di ognuno dei suoi abitanti. Andrea è però una pianta solida, cresciuto con alle spalle una famiglia presente e un forte desiderio di poter essere voce e testimonianza di un modo differente di esserci in quel degrado fatto di spaccio, di abbandono a un futuro impossibile sull'altare della precarietà. Ama profondamente la sua terra, lo capisci da come racconta la sua vita lì, e il dissociarsi da determinate realtà lo percepisci come espressione di profonda umiltà e non di snobismo. Ne hai la conferma quando, parlando del suo futuro, ti sottolinea il suo desiderio di voler continuare a vivere proprio in quella zona divenuta triste rappresentazione di inferno metropolitano.
Quei racconti di un ventenne impegnato tra lo studio e il lavoro diventano più netti quando in un giro per le vie di San Basilio ci siamo imbattuti con ragazzi abbandonati sui muretti a far da “pali” con il loro carico di sogni profanati e un futuro segnato da scelte a rischio. Giovani sicuramente meno fortunati di Andrea ai quali non potremo mai porgere la nuca senza esserci interrogati sulla responsabilità della nostra indifferenza.


QUALCHE DOMANDA AD ANDREA

Che cosa vuol dire per te “fare scelte sbagliate”?

I ragazzi che fanno scelte sbagliate non vivono tranquillamente questa condizione a prescindere da un’apparenza di forza, o di entrate economiche sicuramente più alte rispetto a quelle di un giovane non “occupato” in attività micro criminale.

Ti riferisci a qualcosa in particolare?

Mi riferisco all’ansia, la paura di queste vite scandite dall’attesa, dalla preoccupazione costante di essere beccati nelle numerose retate, il tutto condito dalla colonna sonora delle volanti in corsa a tutte le ore per le vie del quartiere, anche di notte temendo di essere i prossimi.

Ci hai raccontato di amare il cinema. Potendo scrivere una sceneggiatura su queste vite da cosa inizieresti?

Vite di giovani scritte su una sceneggiatura per certi aspetti fissa e monotona agli occhi di chi osserva questa realtà dall’esterno: sveglia alle ore 12, lavoretto come palo per sei ore, sniffata per concedersi un’emozione altrimenti irraggiungibile in queste esistenze invisibili, discoteca con gli amici.

Ami il tuo quartiere nonostante le ombre che lo condizionano. Hai deciso di partecipare a Sbarre per...

Testimoniare che San Basilio ha bisogno di fiducia.

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