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Scatti di scena

Note di regia

Ricky Tognazzi

Quando mi offrirono il progetto di un film su Tortora, mi resi conto di sapere molto poco della vicenda giudiziaria che travolse Enzo. Anche quelli con cui ne parlavo ricordavano Enzo come vittima di un grave errore giudiziario ma quasi nessuno, soprattutto tra i più giovani, rammentava le battaglie da lui intraprese per migliorare le condizioni di detenzione dei carcerati o l’umiltà e la forza con la quale Enzo aveva combattuto le sue battaglie.

Alcuni accostavano il ricordo di tale vicenda alla diatriba politico-giudiziaria che imperversa, ancora oggi, nel nostro paese. Davanti a questa memoria fragile e facilmente manipolabile mi sono reso conto che con questo film, forse, avrei potuto riportare alla luce aspetti di quella vicenda che la polvere del tempo stava lentamente cancellando: la storia di un uomo che non fugge dai processi, che rinuncia a privilegi quali l'immunità parlamentare e che usa il suo nome per dare voce a chi con lui ha condiviso l’inferno del carcere e della detenzione preventiva. La storia di un uomo nato libero e morto libero, portato via da un male che lui stesso dichiarava conseguenza delle vicende giudiziarie che dovette subire. “Mi hanno messo una bomba dentro”, così usava dire parlando del dolore inflittogli dal “tritacarne” giudiziario di allora.

Un dolore, quello provato da Tortora, che non gli ha impedito di continuare a lottare e  credere in un ideale di giustizia e che lo ha trasformato, suo malgrado, nella vittima esemplare di un sistema imperfetto.

Ma quella di Tortora è anche la storia di un uomo baciato dal successo che improvvisamente sprofonda in un incubo dal sapore kafkiano, vittima dell’infamia e della violenza di una delle più terribili organizzazioni criminali con la quale il nostro paese abbia avuto a che fare: la Nuova Camorra Organizzata con a capo Raffaele Cutolo.

Nel film c'è una frase che il padre dice ad un Enzo ancora giovane: "quando si è in cima ad una vetta si è sull'orlo di un precipizio”. Chi è alla ribalta sa che la popolarità può rivoltarglisi contro. Non c’è nulla di più effimero del successo e questo Enzo Tortora, suo malgrado, lo ha imparato sulla propria pelle.

Tutto questo è stato valorizzato da un grande cast, una squadra di attori eccellenti che ha messo sul piatto interpretazioni di grande spessore e qualità: da Carlotta Natoli, nel ruolo di Anna, a Thomas Trabacchi che impersona l’avvocato Raffaele Della Valle a Bianca Guaccero che ha prestato il suo volto e il suo cuore a Francesca Scopelliti, ultima compagna di Enzo Tortora.

E ancora Francesco Venditti e Tony Sperandeo; compagni di cella; Enzo De Caro e Mariano Rigillo, che indossano le vesti dei giudici del processo d’appello; Eugenia Costantini, che interpreta Silvia, una delle amate figlie. Giovanni Esposito e Antonio Pennarella e tutta Napoli, fucina di talenti incredibile e scenario naturale della nostra storia. Ringrazio la Cinerapa che ci ha accolto con professionalità e passione e in particolar modo ringrazio il Comune di Napoli nella figura del Sindaco Luigi De Magistris, per l'ospitalità e per aver dedicato una strada a Enzo Tortora proprio in occasione delle riprese.

Era una Italia diversa quella della vicenda Tortora ma in fondo nemmeno tanto. Molti problemi ancora devono essere risolti: 28.000 detenuti sono in attesa di giudizio, esattamente la cifra che denunciava Tortora trent’anni fa, circa dieci milioni di provvedimenti pendenti, tra civili e penali, compromettono seriamente la  regolare celebrazione dei processi. Il numero dei detenuti non è mai stato elevato come al giorno d’oggi; lo Stato Italiano viene ripetutamente condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la violazione di diritti umani fondamentali.

Enzo Tortora venne infine assolto nel processo d'appello che ribaltò la decisione dei primi giudici. Nella ricostruzione della vicenda abbiamo voluto sottolineare questo aspetto centrale anche allo scopo di evitare che la drammatica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora sia strumentalizzata a fini politici, come in passato è più volte accaduto.

È importante mantenere viva la memoria sulla vicenda di Enzo Tortora, perché il suo sacrificio può diventare lo stimolo per affrontare questa emergenza che uno stato democratico di diritto non può tollerare.

LA STORIA E I PERSONAGGI

Quando si realizza un film su un personaggio realmente esistito si teme spesso di violarne la sfera intima: pensiamo di aver raccontato con discrezione e rispetto anche l’uomo, i suoi difetti, i suoi pregi, le sue manie, i suoi affetti, le sue debolezze… aiutati anche dai libri dai quali abbiamo attinto, come l'accuratissimo Applausi e sputi di Vittorio Pezzuto, dalle persone che lo hanno conosciuto e che ci hanno parlato di lui, tra i tanti Giampaolo Carrozza, vedovo di Anna Tortora, le cui parole ci hanno guidato nel disegnare il profilo di Enzo, oltre, naturalmente, al preziosissimo libro Fratello Segreto della stessa Anna. Quando Enzo viene spogliato della sua celebrità e strappato dal grande palcoscenico della televisione quello che rimane è un uomo esattamente come noi.  Se avessero potuto vederlo come tale, al tempo, la frangia dei colpevolisti di sarebbe notevolmente ridotta, credo.

Abbiamo cercato di trovare un equilibrio tra cronaca e sentimenti raccontando la storia di un fratello e una sorella uniti indissolubilmente da un rapporto, anche professionale, che percorrono insieme un cammino che va dall’infanzia fino ai successi della maturità e che si proteggono l’uno con l’altra, discutono, litigano, amano, fino alla Via Crucis dell’ultimo periodo quando il destino, per la prima volta, li separa fisicamente.

Per il personaggio di Enzo ho provinato moltissimi attori ma sembrava quasi che ci fosse un sortilegio sul ruolo… tutti quelli che mi piacevano non erano, per un motivo o per l’altro, disponibili: chi impegnato con le riprese in altri film, chi a teatro … insomma mentre cercavo senza sosta un protagonista, mi calavo nella storia, studiavo, preparavo il film, a seguito di un suggerimento di Giancarlo De Cataldo, ho cominciato a valutare il fatto che forse, avrei potuto interpretarlo io, l’età c’era e anche la settentrionalità… E così è stato, con un po’ di incoscienza forse… perché curare la messa in scena e, allo stesso tempo, interpretare un ruolo di tale spessore non era impresa facile… fortunatamente al mio fianco c’è sempre stata Simona che, oltre a scrivere la sceneggiatura con Giancarlo De Cataldo e Monica Zapelli, mi ha accompagnato in questo lungo viaggio, come da sempre accade.

Oltre a Simona, ringrazio la squadra di grandi professionisti che mi ha messo in condizione di operare al meglio: una troupe, ci tengo a sottolinearlo, tutta italiana, questo grazie ai produttori Fulvio e Paola Lucisano che si sono adoperati perché il film venisse girato in Italia, scongiurando la delocalizzazione e dando spazio ai nostri tecnici, alle nostre maestranze in un periodo così difficile per il cinema italiano.
Un particolare ringraziamento va alla RAI nelle figure di: Fabrizio Del Noce, Tinny Andreatta e Francesco Nardella, con i quali il dialogo è stato appassionato e costruttivo.

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