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Roma criminale

A partire dalla fine degli anni sessanta, Luigi Magni, Sergio Citti e Mario Monicelli rivisiteranno con sagace ironia la Roma papalina delle osterie e dei briganti. Al milanese Adriano Celentano toccherà invece l’improbabile reincarnazione di un celebre bullo d’età umbertina: Er più - Storia d'amore e di coltello (1971).

Il sottobosco criminale del secondo dopoguerra è descritto invece, con piglio ben più drammatico, dai contemporanei maestri neorealisti: è nello stesso contesto d’umanità disperata di Ladri di biciclette (1948) che il partigiano-bandito noto come il Gobbo del Quarticciolo consuma la sua breve parabola, poi omaggiata da un film di Carlo Lizzani, Il gobbo (1960), e trasposta in negativo da Umberto Lenzi e Tomas Milian nei “poliziotteschi” Roma a mano armata (1976) e La banda del gobbo (1977).

Mentre Pietro Germi guarda al modello crime hollywodiano ne La città si difende (1951), lo stesso Lizzani cade tra le maglie della censura per il noir, ispirato a un fatto di cronaca, Ai margini della metropoli (1953). Sempre per mano di Monicelli, la malavita sottoproletaria celebra la sua sublime e comica sconfitta ne I soliti ignoti (1958). Con Accattone (1961), Pier Paolo Pasolini compone invece il tragico de profundis di una mala di borgata sopraffatta dalla modernizzazione.

Figlie di questo veloce cambiamento sociale, le contraddizioni e l’esplosiva violenza degli anni settanta ispirano una ricca produzione civile, ma sono anche spettacolarizzate dal filone “poliziottesco”, che trova nelle ambientazioni romane il suo principale centro geografico. Alla sua estetica ruvida, rivalutata dai cinefili tarantiniani, si rifanno due interessanti esperimenti degli ultimi anni: il “neo-noir romanesco” di Claudio Caligari L’odore della notte (1998), ispirato a fatti di cronaca nera, e il più celebre Romanzo criminale (2005), tratto da un best-seller di Giancarlo De Cataldo e seguito, a tre anni di distanza, da una serie televisiva di culto.

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