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Il vice ministro dell'Interno Filippo Bubbico scrive in merito alla puntata "Morti di Stato"

La ferita aperta da “PresaDiretta”: la polizia deve cambiare
"L'ottimo lavoro d'inchiesta del programma di Rai3 solleva una questione centrale: la difesa dei diritti di sicurezza dei cittadini"
 
La puntata di Presa diretta sulle “Morti di stato” andata in onda lunedì su Raitre è un esempio di ottimo lavoro d’inchiesta, che solleva questioni importanti sul funzionamento delle forze di polizia, sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla sicurezza dei cittadini. Senza voler fare retorica sul dolore, ma con grande onestà, bisogna dire che i casi raccontati nella trasmissione sono una ferita aperta per lo stato italiano e per le coscienze democratiche. Come istituzioni, abbiamo il dovere di dare ai familiari delle vittime risposte chiare, inequivoche, definitive, come è normale che avvenga in uno stato di diritto. Capita spesso, quando si parla di forze di polizia, che si dia vita ad un flusso di dibattito con forti polarizzazioni negative, come pure è capitato in questa occasione.

Pur essendo convinto che le questioni sollevate siano di grande gravità e complessità, credo che si debba affrontare il tema provando a inserirlo in un frame nuovo. Dobbiamo passare a quella che chiamo la fase adulta dell’ordinamento repubblicano. Dobbiamo passare a quella che chiamo la fase adulta dell’ordinamento repubblicano.

Una fase più matura e consapevole, in cui, pur nella complessità e nella conflittualità delle dinamiche sociali, si costruisce un sistema di regole che valgono per tutti, che devono essere chiare, trasparenti ed esigibili, in qualunque momento e per ognuno di noi. In questo senso, il fattore reputazionale della polizia è fondamentale. Non possiamo permettere che una funzione dello Stato così determinante sia gravata da ombre che rischiano di oscurare quel tanto lavoro buono, incessante e prezioso, compiuto ogni giorno, con grande spirito di sacrificio, dalle donne e dagli uomini della pubblica sicurezza.

Poco tempo fa è stata creata una commissione che ha come compito lo studio delle buone pratiche della polizia, dal quale dovrà sortire un regolamento operativo a garanzia sia dei poliziotti che dei cittadini. Ho avuto modo di dire in altre occasioni, che tutto questo lavoro deve essere inserito in una sorta di Nuovo piano industriale per le forze di polizia, che si affranchi dal concetto ormai datato e inefficace di corporazione autorefenziale, ma che consideri queste forze come componente fondamentale per la difesa dei diritti di sicurezza di ogni cittadino. Per questo,  bisogna comprendere che la sicurezza non può essere derubricata più come un concetto proprio della destra, ma che la sicurezza e l’ordine pubblico rappresentano un valore fondamentale che deve vivere in ogni contesto e che deve essere difeso e tutelato come ogni altro diritto. Sui diritti e sulla dignità delle persone bisogna essere rigorosi e questo è un principio che deve valere per tutti. Per le forze di polizia e per i cittadini.

Mi rendo conto che le difficoltà che affrontano in questo momento i poliziotti sono tante, acuite da un quadro sociale ed economico di grande precarietà. Esiste un problema di risorse, di blocco contrattuale, di formazione. Questioni che stiamo affrontando e che mi auguro avranno risposte in tempi brevi. Credo però che, pur essendo consapevoli dei grandi sacrifici e dei pericoli che questi lavoratori affrontano ogni giorno, sia necessario essere esigenti nei loro confronti. Si deve stabilire un perimetro definito e un sistema di regole chiaro e bisogna avere la capacità di farle funzionare. L’uso degli strumenti di coazione deve muoversi all’interno di questo sistema di regole e non può essere tollerata nessuna infrazione e nessuna deroga. Solo in questo modo si può sfuggire alla retorica buono/cattivo che non solo non risolve i problemi, ma che acuisce contrapposizioni ideologiche che non portano da nessuna porta. Solo in questo modo si possono rimarginare le ferite aperte da episodi dolorosi che non fanno onore né al nostro paese né alla grande tradizione democratica delle forze di polizia.




Filippo Bubbico viceministro dell’interno

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