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Juraj Valčuha: Rachmaninov Concerto n. 2, Gloria Campaner Pianista

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    Auditorium Arturo Toscanini di Torino
    Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Juraj Valčuha direttore
    Gloria Campaner pianoforte

     

    Sergej Rachmaninov (1873-1943)
    Concerto n. 2 in do minore op. 18
    per pianoforte e orchestra (1900/01)

    Moderato – Allegro – Maestoso (Alla marcia) – Moderato
    Adagio sostenuto
    Allegro scherzando – Presto – Tempo I – Alla breve. Agitato –
    Maestoso – Più vivo, risoluto
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

     

    Di solito siamo abituati a considerare Rachmaninov l’espressione di un tardoromanticismo in stato di decomposizione: passioni struggenti ormai definitivamente inattuali nel Novecento, il secolo del distanziamento emotivo.

    Billy Wilder ci ha messo del suo. In Quando la moglie è in vacanza ricorre proprio al Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov per ambientare la scena in cui Tom Ewell cerca di stampare un bacio "rapidissimo e vorace" sulle labbra della provocante Marilyn Monroe. Il ridicolo corteggiamento di uno scapolo della domenica, capace di fare il galletto solo perche la moglie è in villeggiatura, si accompagna perfettamente a una musica che in alcuni passaggi sembra la caricatura del sentimentalismo a lume di candela: qualcosa che viene spazzato via in un battibaleno dalle “tagliatelle” strimpellate sul pianoforte da quella bionda tanto sensuale quanto ingenua. Ma il punto è che Rachmaninov componeva senza tenere troppo conto della sua data di nascita. Lui non credeva alle grandi battaglie estetiche, e il fatto che l’arte avesse dimenticato i sentimenti più comuni, a suo modo di vedere, non voleva dire che anche la gente - e quindi il pubblico - lo avesse fatto. Le irrequiete ricerche del primo Novecento non erano per lui: le sfide in continua evoluzione di Stravinskij, il lavoro sulle risorse percussive del pianoforte portato avanti da Prokof’ev, il simbolismo tutto parole non dette di Debussy; niente di tutto ciò rifletteva il suo modo di vedere la musica come privilegiato strumento di comunicazione con l’emotività dell’ascoltatore.

    Il Secondo concerto per pianoforte e orchestra è perfetto per esemplificare questo discorso. Difficile trovare un altro lavoro del Novecento in cui il vecchio linguaggio sia riuscito a conquistare con tanta efficacia i nuovi ascoltatori. L’anno di composizione è il 1901 (la prima esecuzione avvenne in ottobre a Mosca con l’autore al pianoforte): lo stesso periodo in cui Debussy lavorava al Pelléas et Mélisande, tanto per intenderci. Ma la scrittura pianistica non è molto lontana da quella di Chopin e Liszt. Eppure l’opera divenne prestissimo un evergreen del nuovo secolo, conquistando in particolare gli Stati Uniti. Alcuni hanno parlato di composizione "hollywoodiana": come se la sua continua alternanza di emozioni forti potesse essere equiparabile alla spettacolarità di una pellicola americana. Ma in fondo la definizione, spogliata del suo involucro spregiativo, spiega bene la forte drammaticità della partitura.

    Fin dall’attacco, con quei sinistri accordi su un pedale al basso, il pianoforte sembra trasformarsi in un personaggio vivente: l’eroe di un’avventura fatta di amore, passione e morte. Inoltre le melodie del Secondo concerto hanno la capacita di insinuarsi nella nostra interiorità, per poi esplodere come bombe emotive. Non a caso sono molte le riprese moderne di questa pagina: sfruttamenti cinematografici (oltre al già citato Billy Wider, Partir revenir di Claude Lelouch e Hereafter di Clint Eastwood) o addirittura rielaborazioni pop (la canzone di Celine Dion, All by Myself è tutta basata su melodie del Secondo concerto).

    Nel 1919 il critico del "New Republic" scriveva così del Secondo concerto: "La musica di Rachmaninov non è mai completamente farina del suo sacco. Le manca essenzialmente l’impronta di una decisa e importante individualità".

    L’opinione è filtrata nel gusto moderno, ma non tiene conto di un fattore fondamentale: per essere originali non occorre necessariamente dire qualcosa di nuovo. Basta anche combinare in maniera personale qualcosa che già esiste; proprio come fanno i grandi artigiani, quando creano un oggetto nuovo partendo da materiale preesistente. E’ proprio quello che succede nel Secondo concerto per pianoforte e orchestra, perchè il colore rosa del secondo movimento, il tono lugubre dell’avvio e il demoniaco horror vacui del finale sono tutti inequivocabili marchi della fabbrica Rachmaninov.

    Andrea Malvano

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