Le immagini della nuova stagione

Note di scrittura

Sin dal concept iniziale della serie, la sfida principale di “Non Uccidere” è stata quella di costruire un crime procedural verticale classico, che contesse però degli elementi di modernità evidenti, a cominciare dallo storytelling. L’intenzione era quella di confezionare un prodotto che si avvicinasse al linguaggio dei prodotti più avanzati della serialità internazionale.

Questa esigenza si univa al bisogno di strutturare un racconto che fosse compatibile con il modello industriale multistrand del centro di produzione RAI, già sperimentato per  Raitre  con un brand come “La Nuova Squadra”, senza però impiantare un racconto corale (un “gruppo di investigatori”), ma anzi mantenendo il solido protagonismo di Valeria.

Il tutto nella cornice tematica, fortissima, del racconto dell’Italia dal punto di vista della sua istituzione fondamentale, la famiglia – un racconto mai conciliante, ma sempre credibile e vicino alla realtà della cronaca.

Da questi presupposti nasce il format originale della serie: un’indagine che fa da colonna portante dell’episodio e tre punti di vista che corrono parallelamente ad essa. Non si tratta di subplot, ma di vere e proprie storie nella storia, che riprendono il macro tema della puntata e lo declinano in tre vicende chiuse. La drammaturgia dei punti di vista che si armonizza con quella dell’indagine - nei punti di svolta, nei climax e nelle risoluzioni - contribuisce a offrire allo spettatore un affresco sulla famiglia dell’episodio il più tridimensionale possibile.

E poi c’è Valeria. Una ragazza, prima che un’investigatrice, di cui abbiamo voluto raccontare la psicologia complessa e conflittuale, divisa tra il controllo delle proprie passioni e dei momenti di fragilità tanto improvvisi quanto spiazzanti. Conoscendo Valeria, lo spettatore realizzerà di trovarsi di fronte a una donna al limite, con un enorme irrisolto alle spalle, nel passato, su cui ha costruito tutte le sue certezze nel presente. Valeria è scissa tra un accanimento contro i sospettati che in certi momenti sfiora quasi la crudeltà e dei momenti di empatia struggenti in cui non riesce a controllare lo slancio delle emozioni. In questo senso è un carattere moderno, che viene esplorato dalla storia - e messo alla prova - sempre di più, episodio dopo episodio.

Un banco di prova fondamentale per Valeria è naturalmente il rapporto con Lucia. La madre di Valeria è un personaggio scisso e contradditorio almeno quanto la figlia: in questa zona del racconto – la linea orizzontale – la sfida è stata quella di articolare un racconto delle emozioni che fosse sempre verosimile e credibile per lo spettatore, anche nel quadro delle premesse narrative decisamente estreme (una madre assassina e sua figlia, costrette a convivere), senza però rinunciare all’empatia.

Anche nella storia tra Valeria e Lucia, in ultima analisi, si esplica il duplice DNA di “Non Uccidere”: il crime e il family drama, ossia i due principali riferimenti di genere da cui siamo partiti per impostare la serie. E’ proprio sotto questa chiave – quella di un “noir dei sentimenti” – che abbiamo strutturato le nostre storie. Le soluzioni dei casi sono sempre la combinazione tra intuito investigativo di Valeria e esplorazione dei sentimenti profondi che hanno prodotto il delitto. In questo senso anche i colpevoli hanno una tridimensionalità: non sono quasi mai, semplicemente, “i cattivi” ma esseri umani che hanno abbracciato il male, spesso per troppo amore.
Il tutto, nella cornice di una delle città più affascinanti d’Italia. Torino non è  semplicemente lo sfondo delle indagini ma diventa parte integrante del racconto. Anche questo è un elemento presente nella serie sin dal concept: la città descritta attraverso i suoi luoghi specifici, le sue comunità di riferimento e le sue contraddizioni, che si fa specchio dell’intero Paese.

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