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Nicola Luisotti: Brahms Sinfonia n. 4 op. 98

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    Auditorium Arturo Toscanini
    Orchestra Sinfonica Nazionale Della Rai

    Nicola Luisotti direttore

    Johannes Brahms (1833-1897)
    Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 (1885)
    Allegro ma non troppo
    Andante moderato
    Allegro giocoso
    Allegro energico e passionato

     

    Un’opera salva per miracolo
    Tratto dal programma di sala dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Nel 1885 la meta della villeggiatura estiva di Brahms fu Mürzzuschlag, un’amena cittadina della Stiria a due passi dall’abbagliante vetta del monte Semmering: ancora una volta una meta isolata, un rifugio al riparo dal fragore della vita cittadina. Brahms aveva preso in affitto un piccolo appartamento; come sempre, dedicava i pomeriggi a lunghe e riflessive passeggiate; ma una sera di agosto, di ritorno da una delle sue quotidiane escursioni, vide innalzarsi dal tetto di casa una minacciosa colonna di fumo. Spaventato, si mise a correre, e pochi istanti dopo si accorse che l’incendio proveniva proprio dal suo appartamento. Giunto alla scalinata d’ingresso, come un’apparizione, vide la sagoma della signora Fellinger, sua amabile vicina di casa, che teneva in mano un mucchio di carte in disordine: era la partitura della Quarta sinfonia.

    Solo due mesi dopo, in ottobre, l’opera prendeva vita per la prima volta in casa di amici in una versione a quattro mani. Lo scarso successo di quella serata lasciò qualche strascico in Brahms, che cominciò a dubitare del suo ultimo lavoro. Solo l’amico Hans von Bülow riuscì a convincerlo ad accettare un’esecuzione pubblica a Meiningen a fine ottobre: fu un successo immediato, che scatenò le ovazioni del pubblico già dalla fine del primo movimento. Da quel momento la Quarta sinfonia cominciò a girare l’Europa. Solo Vienna la accolse con una certa freddezza, ma era prevedibile che proprio nel tempio del dibattito ideologico tra brahmsiani e bruckneriani le reazioni del pubblico fossero estremamente variegate. Nel 1876 la prima apparizione di Brahms in ambito sinfonico era stata letta all’insegna della continuità con Beethoven. Furono pochi gli ascoltatori in grado di cogliere da subito l’originalità del linguaggio brahmsiano. Con la Quarta la peculiarità stilistica si rese manifesta anche alle orecchie degli ascoltatori meno sensibili. La ricchezza di spunti melodici, l’attenzione per le sonorità cameristiche, la cura per ogni singolo timbro orchestrale fanno della Quarta sinfonia una delle opera più complesse di tutto il repertorio brahmsiano. Basta la tensione dell’idea iniziale, con il suo andamento ansimante, per cogliere tutta l’originalità dell’invenzione: l’ispirazione beethoveniana aveva sempre puntato verso una maggiore schiettezza melodica e ritmica. Un’idea così fortemente connotata non lascerebbe sospettare la straordinaria ricchezza delle rielaborazioni successive; eppure Brahms mette in scena trasformazioni insospettabili, inaugurando una linea compositiva che contraddistingue anche i movimenti successivi. Nell’Andante le due idee principali passano attraverso timbri, climi e temperature emotive contrastanti; ma in nessun momento si ha l’impressione di assistere a violente fratture. Solo l’Allegro giocoso sembra abbandonare la mutevolezza che contraddistingue le pagine precedenti: lo anima un’idea dai tratti chiassosi, di una solarità forzata che non tarda a scurirsi nel ripiegamento lirico del secondo episodio. Ma tutta la tensione della sinfonia converge nel Finale, il luogo in cui Brahms porta all’estremo culmine la tecnica della variazione: un solo tema di otto battute, estremamente simile a quello concepito da Bach per la sua Cantata “Meine Tage in den Leiden”, circola in tutte le parti dell’orchestra secondo lo schema formale della ciaccona.

    Che cos’è
    Il finale della Quarta sinfonia di Brahms è una ciaccona. L’origine di questa struttura formale va rintracciata in una antica danza spagnola, costituita da una serie di variazioni su un basso ostinato: le elaborazioni si susseguono sempre sulla stessa linea melodica, che si ripete nella parte più grave dell’organico o della tessitura strumentale. Celebri sono gli esempi bachiani (le Variazioni Goldberg, il finale della Cantata “Meine Tage in den Leiden”); la Ciaccona tratta dalla Partita BWV 1004 per violino solo è stata oggetto di moltissime rivisitazioni: anche Brahms ne ha realizzato una trascrizione per pianoforte. Nel corso delle variazioni che compongono una ciaccona il tema può anche allontanarsi dal registro grave, per spostarsi nelle altre voci. Nel finale della Quarta sinfonia di Brahms questo caso si verifica spesso, e in alcune variazioni la melodia viene addirittura frammentata in timbri diversi.

    Andrea Malvano

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