Paolo Viana - Avvenire

I numeri danno ragione alla McArthurGlen: domenica, malgrado lo sciopero indetto da tutti i sindacati contro la decisione della società di aprire il centro commerciale anche nel giorno di Pasqua, il Serravalle Designer Outlet ha registrato un afflusso di 17.500 visitatori, decisamente più della media settimanale se si considera l’orario ridotto (12-20) rispetto alle altre domeniche (10-20); solo 4 negozi su 240 sono rimasti chiusi perché non è stato possibile sostituire i dipendenti che hanno scioperato; numerosi pullman di turisti sono saliti sulle colline alessandrine per fare acquisti, 18 contro i 25 di una domenica a tempo pieno.

Turni di lavoro massacranti
Ciò che questi numeri non quotano è il danno provocato alla reputation del brand McArthurGlen da questo muro contro muro che getta sull’outlet più grande d’Europa l’ombra sinistra di una Cayenna, dove i turni di lavoro sono massacranti, vige la giungla contrattuale e vengono negati i diritti sindacali più elementari. Daniela Bricola, la manager che ha deciso l’apertura di Pasqua per contrastare la concorrenza del Torino Outlet Village, ha compreso troppo tardi che si può perdere anche quando i rapporti di forza paiono smisurati. Sabato ha dovuto subire il blocco degli accessi e una flessione dei visitatori, pur tenendo aperto il centro, mentre domenica si è presa la sua rivincita fatturando a più non posso. Tuttavia, le scene di sabato, dei turisti stranieri costretti a marciare sotto il sole per raggiungere il villaggio commerciale isolato dai dimostranti, hanno lasciato il segno. Suggerendo in extremis di aprire le porte ai sindacati, senza peraltro potersi rimangiare la strategia aziendale: nell’incontro di sabato, Bricola ha confermato infatti che sull’orario di lavoro, sulle aperture festive e soprattutto sulle condizioni contrattuali non intende negoziare, sostenendo di non averne titolo in quanto i singoli lavoratori dipendono dalle società che gestiscono i diversi negozi. 

«Sete di denaro è diventata idolo assoluto»
Questa linea cambierà solo se il sindacato proseguirà con determinazione nella sua campagna contro il lavoro di Pasqua e i vari Burberry, Dolce e Gabbana e Prada realizzeranno che qualche turista giapponese non vale la nomea di vendere vestiti e borsette sulla pelle dei lavoratori italiani e delle loro famiglie: «In tanti sono costretti a lavorare non avendo l’opportunità di vivere in famiglia una festa che accomuna tutti, credenti e laici. La sete di denaro e di profitto – ha detto l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia – è diventata l’idolo più assoluto e indiscusso a cui si sacrifica ogni altro valore. Ma questo non fa che aggravare il declino di una società verso una deriva etica e umana sempre più devastante».

Dialogo ancora possibile
Per il momento, la Cisl lavora per il dialogo: «Questo sciopero – spiega Cristiano Montagnini, segretario piemontese della Fisascat Cisl – è la conseguenza della decisione di McArthurGlen di aprire a Pasqua senza mai incontrarci, senza mai parlarci. La sacralità di questa domenica è pacifica, come lo è il Natale, ma non siamo pazzi e se la società ci dimostra - dati alla mano - che aprire in queste festività è vitale per la sopravvivenza del centro commerciale, noi siamo pronti a trattare affinché, con una turnazione che permetta ai lavoratori di vivere queste festività, si garantisca anche l’apertura dei negozi».

 «Lavoratori ricattabili»
Il sindacato rimprovera alla società americana di non giocare a carte scoperte, anzi di non voler proprio sedersi al tavolo, mantenendo zone d’ombra nella gestione dei contratti e bluffando sulla rappresentanza: «McArthurGlen la finisca di sostenere che non può trattare con noi – incalza il sindacalista – visto che è la committente reale di quest’attività in cui percepisce per ogni negozio un affitto ma anche una percentuale del fatturato ed è quindi corresponsabile e responsabile di tutto quello che avviene all’interno del Designer Outlet». Quanto alla scarsa adesione allo sciopero di domenica, Montagnini precisa che «è normale che non si registrino percentuali bulgare in un luogo di lavoro dove la maggioranza dei lavoratori è a tempo determinato e quindi ricattabile».

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