E fu il tempo dei papaveri rossi

Sbiaditi i papaveri rossi in questo maggio
tradito. Datemi ancora, datemi sempre
le figure di quel quadro passato di moda
che parlava di quarto stato. Donne, le gonne
lunghe, il viso di rabbia composta, fanciulli
come a una festa, uomini rudi, rabbiosi
di lavoro crudele. Allacciati  per essere
forti, uniti in nome dei morti ammazzati
ché non volevano essere servi.
Adesso racconto a me stesso un primo
maggio di gioia, un primo maggio
di lotta, e piango adesso la morte
di un primo maggio, ucciso nel sole
di quasi estate, ucciso dai nuovi
padroni, crudeli perché travestiti
da vecchi compagni. Attendo
che torni quel maggio, quel
maggio rosso come un raggio
di sole, come un papavero
rosso nell’erba, come un vino
rosso di tufo.

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