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I falsi miti sul cibo per animali

Molti proprietari di cani e gatti pensano che dare da mangiare ai propri amici a quattro zampe le stesse cose che mangiano loro sia la cosa migliore. 

L'Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) calcola che almeno il 19% dei gatti e il 21% dei cani che vivono con le famiglie italiane sono sovrappeso, se non obesi.

Con l'intento di fare chiarezza sulle false convinzioni che rischiano di compromettere la corretta crescita e il benessere degli animali da compagnia, l'Associazione nazionale medici veterinari (ANMVI) ha stilato la relazione "Sfatiamo i miti sulla nutrizione degli animali da compagnia", alla quale hanno contribuito specialisti, ricercatori e professori universitari di Medicina veterinaria, che si sono anche incontrati per confrontarsi sui temi più discussi.

Ne è nato un documento, rilanciato dai principali quotidiani nazionali, utile per tutti quelli che vogliono saperne di più ed evitare gli errori più comuni. Ecco alcune delle risposte.

- È vero che il cibo casalingo è migliore del petfood?
"Assolutamente falso. Cani e gatti hanno fabbisogni ed esigenze nutrizionali molto diversi rispetto a quelli umani, che variano significativamente in funzione dell'età, della taglia, del tipo di attività fisica. Basti pensare, ad esempio, che mediamente l'uomo ha bisogno del 15% di calorie provenienti da proteine, mentre il cane del 35% e il gatto addirittura del 45%.


- È vero che il petfood è fatto con scarti e materie prime di scarsa qualità? 
Anche questo non è vero. "La normativa europea relativa alla produzione di petfood", regolamenta in modo severo la qualità degli ingredienti utilizzati. Le materie prime di origine animale impiegate nella produzione industriale di petfood sono ottenute dalla macellazione di animali dichiarati addirittura idonei al consumo umano da parte del Servizio veterinario nazionale".

- Negli alimenti per animali ci sono additivi nocivi e droghe?
"Il termine additivi indica in realtà gli integratori: fra questi vi sono ad esempio vitamine, oligoelementi e antiossidanti utili per garantire la completezza dell'alimento e una sua migliore conservazione. L'utilizzo di droghe è poi da escludersi in quanto assolutamente vietato dalla severa normativa che regolamenta la produzione del cibo per animali".

- Etichette poco trasparenti. 
Quella di non comprendere bene quanto riportato dall'etichetta è una delle maggiori preoccupazioni dei proprietari. La gamma di alimenti completi forniti dall'industria è ormai notevole e i proprietari richiedono spesso ai medici veterinari giudizi sui prodotti per i loro animali. Esiste una severa legislazione in materia di etichettatura del petfood che fornisce già gli strumenti che permettono una valutazione utile delle caratteristiche del prodotto: basti ricordare ad esempio che un mangime può essere definito 'completo' solo quando è in grado di coprire tutte le esigenze nutritive di un determinato animale. Naturalmente resta fondamentale il contributo del medico veterinario.

- Ma quanta influenza ha la nutrizione sulla durata della vita degli animali?
Secondo la prof. ssa Paola Dall'Ara, docente di microbiologia e immunologia veterinaria, Università degli Studi di Milano, l'alimentazione è fondamentale per l'aspettativa di vita degli animali: "È importante ricordare che 40 anni fa l'aspettativa di vita di un cane era di 6 anni, mentre oggi è di 12 anni. Questo grazie ai progressi nella diagnostica e nella terapia medica e al miglioramento dell'alimentazione attraverso la diffusione del petfood nutrizionalmente bilanciato e adatto alle diverse esigenze degli animali da compagnia. Una corretta nutrizione ha, infatti, un ruolo fondamentale in termini di corretta crescita e sviluppo, prevenzione delle patologie, per la sua azione di supporto a livello immunitario, e non da ultimo come integrazione alla cura".

- A proposito di ricerca, è vero che per valutare le qualità del petfood è necessario praticare la vivisezione?

Ecco un altro dei miti infondati. "Per valutare l'efficacia del petfood la vivisezione non serve a nulla", assicura il dr. Melosi. "Al contrario, sono sufficienti le consuete indagini veterinarie non cruente, come esami di feci e urine, che qualsiasi veterinario potrebbe trovare utile prescrivere ai propri pazienti". 

 

Intanto a Gussago in provincia di Milano apre il primo ristorante per cani e gatti. Chissà cosa prevederà il menu?

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