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Olha Vozna - Ucraina

Il programma è stato realizzato in collaborazione con il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione

e con il cofinanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020



Bosnia-Erzegovina

Territorio e ambiente

La Bosnia ed Erzegovina (comunemente Bosnia-Erzegovina o semplicemente Bosnia) è composta da due entità. La prima deriva il nome dal fiume Bosna, che l’attraversa da sud a nord per gran parte del territorio. La seconda dal titolo di herceg (herzeg, dal tedesco Herzog, duca): il nome della regione, che significa letteralmente “la terra di herzeg”, compare per la prima volta nei documenti storici del 1448, quando era un ducato autonomo.

Nel settore sudorientale dell'Europa, nel cuore della regione balcanica occidentale, il territorio comprende a Nord la Bosnia propriamente detta, attraversata da affluenti della Sava e quindi parte del bacino danubiano, e a Sud l'Erzegovina, sul versante mediterraneo. Entrambe le regioni sono prevalentemente montuose e collinari, anche se la prima, maggiormente ricca d'acqua, è in gran parte coperta di boschi, mentre la seconda appare più arida.

Le montagne sono in gran parte rappresentate dalle Alpi Dinariche e da altipiani di tipo carsico; i rilievi non raggiungono altezze eccessive (anche se in qualche caso superano i 2.000 metri), ma hanno grande estensione e struttura particolarmente aspra.

Il clima, continentale con influssi mediterranei, è caratterizzato da forti escursioni termiche e da precipitazioni frequenti e abbondanti. Gli inverni sono rigidi, nevosi e lunghi; le estati sono piuttosto brevi, ma abbastanza calde, a volte afose, spesso con una notevole escursione termica nell’arco della giornata. Le forti differenze di altitudine, la presenza di vallate chiuse e di versanti a diversa esposizione solare, determinano notevoli differenze climatiche e hanno limitato gli insediamenti prevalentemente nelle depressioni di origine carsica.

La divisione territoriale ereditata dalla Storia (i confini della repubblica di Venezia e dell’Impero Ottomano) e dall’ex Yugoslavia ha lasciato alla Bosnia-Erzegovina solo un piccolissimo tratto di litorale: i 25 chilometri di Neum, l’unica cittadina (4.960 abitanti, in maggioranza croati) affacciata sull’Adriatico; anche se collegata territorialmente al resto del Paese, si può considerare una specie di “enclave” bosniaca all’interno della costa croata.

Una vera e propria “enclave”, piuttosto paradossale, è quella di Sastavci, frazione bosniaca del comune di Rudo, interamente circondata dal territorio del comune serbo di Priboj nel Distretto di Zlatibor. Sastavci dista 1.130 metri dal resto della Bosnia-Erzegovina ed è abitato da meno di 300 persone, metà bosniaci e metà serbi. L'enclave è nata nel 1878, quando la Bosnia ed Erzegovina fu annessa all'Austria-Ungheria e il Principato di Serbia vendette il villaggio agli austroungarici.

Un ministero specifico tutela l’ambiente della Bosnia ed Erzegovina. L'estensione dei boschi (42,7% del territorio) e la scarsa densità di popolazione hanno mantenuto ampie zone ricche di biodiversità. 

Il parco di Sutjeska è il più antico tra i parchi nazionali e include il monte Maglić (2386 m), la vetta più alta del Paese alla frontiera con il Montenegro; prende il nome dal fiume Sutjeska ricco di canyon e conserva una tra le ultime foreste primarie d'Europa.

D’altra parte, la Bosnia-Erzegovina, concentrata prioritariamente sulla ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalla guerra civile e sull’ammodernamento dei servizi di base del Paese, solo di recente ha potuto cominciare ad affrontare anche le problematiche legate all’inquinamento e ai temi ambientali.

 

LE MINE

Tutta la Bosnia-Erzegovina è ad alto rischio sismico, ma la guerra degli anni Novanta ha lasciato in eredità un altro problema molto grave: quello delle mine inesplose.

Dalla fine del conflitto, ci sono stati centinaia di morti e più di mille mutilati; molte anche le vittime tra gli sminatori, che hanno perso la vita per poche centinaia di euro al mese. Dopo anni di bonifica, molte zone sono ancora a rischio.

Le mine inesplose amplificano anche i pericoli di qualunque disastro naturale. Come è accaduto nel 2014, quando alluvioni devastanti colpirono la regione balcanica: molti cartelli che segnalavano oltre 9.400 campi minati furono divelti e furono smosse, spostate o riportate alla luce decine di migliaia di ordigni. 

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