di Sandra Bonzi - l'Unità

di Sandra Bonzi - l'Unità

Guardo le immagini del branco e vedo quello che conosco. Zainetti e felponi informi, camminata ondeggiante, corpi cresciuti in fretta con i quali serve ancora prendere le misure, capello con la piega del cuscino e un tocco di gel.

Sono i nostri figli. Li abbiamo resi digitali prima ancora di crescerli uomini. Gli abbiamo regalato auricolari che li schermano dalle nostre domande e dalle loro ansie. Li abbiamo muniti di cellulari che ce li fanno sentire più vicini, più connessi al mondo, ma non alla vita.

Quella vera, intendo. Quella fatta di relazioni che si costruiscono passo dopo passo, a fatica, rispecchiandosi nell’altro, mettendoci faccia, cuore, pancia e testa. Quelle relazioni che creano legami, amicizia, solidarietà, empatia. Sono i nostri figli. Li abbiamo nutriti, vestiti, cresciuti. Li abbiamo visti fare i primi passi. Gli abbiamo insegnato ad attraversare la strada. Li abbiamo accompagnati all’asilo e poi a scuola. Siamo andati a colloquio con maestre, educatori, insegnanti. Di cosa abbiamo parlato? Abbiamo condiviso anni di pranzi e cene, vacanze e malattie, saggi e pizzate, viaggi e film, tornei e camere da riordinare. Di cosa abbiamo parlato.? Quando abbiamo smesso di vederli? Quando li abbiamo persi? Quando ci siamo persi? 

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