SANT'ORSOLA

21 ottobre IL SANTO DEL GIORNOLeggi >>


Francesco

Jorge Mario Bergoglio nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, primogenito di cinque figli, da emigranti piemontesi: il padre Mario era ragioniere, impiegato nelle ferrovie, mentre la madre, Regina Sivori, si occupava della casa e dell’educazione dei figli.

Si diploma come tecnico chimico, poi nel 1956 è ammesso nel seminario diocesano, passando al noviziato della Compagnia di Gesù l’11 marzo 1958. È ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969. Frattanto ha completato gli studi umanistici in Cile e nel 1963 si è laureato in Filosofia nel suo Paese. Insegna letteratura e psicologia a Santa Fé e poi a Buenos Aires. Nel 1970 si laurea in Teologia, proseguendo quindi la preparazione in Spagna ed emettendo la professione perpetua nei gesuiti il 22 aprile 1973. Tornato in Argentina, svolge diversi incarichi: maestro dei novizi a San Miguel, professore presso la Facoltà di Teologia, consultore della Provincia della Compagnia di Gesù e rettore del Collegio di San Giuseppe. Il 31 luglio 1973, a soli 36 anni, viene eletto provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Nell’80 riprende il lavoro nel campo universitario e fino all’86 è di nuovo rettore del Collegio di San Giuseppe, oltre che parroco ancora a San Miguel. In quell’anno si reca per un semestre in Germania, al fine di ultimare la tesi dottorale. In seguito i superiori lo inviano nel Collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi come direttore spirituale e confessore nella chiesa della Compagnia a Cordoba.

Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Buenos Aires, a fianco del cardinale arcivescovo Antonio Quarracino, che lo ha voluto come suo stretto collaboratore. Da lui riceve l’ordinazione episcopale il 27 giugno, nella cattedrale della capitale argentina, che conta circa tre milioni di abitanti. Il motto scelto dal vescovo Bergoglio è Miserando atque eligendo, e nel suo stemma campeggia il cristogramma ihs, simbolo della Compagnia di Gesù, cui appartiene. La sua ascesa è inesorabile: il 21 dicembre 1993 diviene vicario generale dell’arcidiocesi; il 3 giugno 1997 è promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998, alla morte del cardinale Quarracino, gli succede come arcivescovo, primate di Argentina, ordinario per i fedeli di rito orientale residenti nel Paese, gran cancelliere dell’Università Cattolica.

Giovanni Paolo II lo crea cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del titolo di San Roberto Bellarmino. È nominato relatore generale aggiunto alla decima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata al ministero episcopale, che si svolge nell’ottobre 2001. Nel 2005 partecipa al Conclave che elegge Benedetto XVI e viene designato presidente della Conferenza episcopale argentina, incarico nel quale è riconfermato per un altro triennio nel 2008, dopo aver declinato questa nomina nel 2002. In America Latina la sua figura diventa sempre più popolare.

Il suo impegno pastorale si struttura in un progetto missionario incentrato sulla comunione e sull’evangelizzazione, che ha quattro obiettivi principali, con un invito a sacerdoti e laici a lavorare insieme: comunità aperte e fraterne; protagonismo di un laicato consapevole; evangelizzazione rivolta a ogni abitante della città; assistenza ai poveri e ai malati. Nel 2007 è presidente del comitato di redazione per la preparazione del documento conclusivo della quinta Assemblea generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano. Nel settembre 2009 lancia una campagna nazionale di solidarietà per il bicentenario dell’indipendenza del Paese: duecento opere di carità da realizzare entro il 2016.

Nel Conclave che segue alla rinuncia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI, viene eletto Sommo Pontefice la sera del 13 marzo 2013, al quinto scrutinio. È il primo Papa americano nella storia, il primo Papa gesuita ed il primo Pontefice ad assumere il nome di Francesco, in onore del Santo d’Assisi. Pochi giorni dopo, nell’udienza ai rappresentanti dei media riuniti nell’aula Paolo VI, motiverà così la sua scelta: “È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”. Nel suo saluto alla immensa folla che lo acclama in piazza San Pietro la sera dell’elezione, Papa Francesco, che si presenta vestito della sola talare bianca e con al petto la sua croce di ferro, privo di ulteriori ornamenti pontifici, esordisce: “Il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo...”. Chiede quindi una preghiera al popolo perché il Signore lo benedica.

Nella sua prima uscita, la mattina successiva all’elezione, Francesco si reca nella basilica di Santa Maria Maggiore, portando in dono un mazzolino di fiori alla Vergine Maria Salus Popoli Romani, sostando in preghiera innanzi alla sua effigie. Il 16 marzo, nella prima udienza pubblica, concessa ai giornalisti e agli operatori della comunicazione di tutto il pianeta che hanno seguito e raccontato il Conclave – in totale oltre seimila gli accreditati – esclama: “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. La predilezione per i poveri, gli ultimi e gli oppressi ha contraddistinto il suo ministero sacerdotale ed episcopale, preannunciandosi da subito come la cifra del suo pontificato, come sintomatica è la scelta di celebrare la Messa in Coena Domini del suo primo Giovedì Santo da Papa presso il carcere minorile romano di Casal del Marmo.

Sulla misericordia di Dio è incentrato il primo Angelus, domenica 17 marzo, quando sollecita i fedeli a non smettere di invocarla: “Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai!”.

Il 19 marzo presiede la Messa per l’inizio del ministero petrino. Sull’esempio di San Giuseppe, invita a custodire “Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato”, ad aver cura “di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”. Ricorda che “l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita”, poi osserva che “non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza” e che “il vero potere è il servizio”.

Nei primi giorni da Papa, Francesco enuclea pertanto i temi forti e ricorrenti del suo pontificato, che più gli sono cari: l’appello a fidarsi della “misericordia di Dio”, così come il richiamo alla “tenerezza”, cui si aggiungono l’esortazione alla Chiesa ad “uscire da se stessa” per dirigersi verso le “periferie geografiche ed esistenziali” e l’invito ai sacerdoti ad essere “pastori con l’odore delle pecore”. Sabato 23 marzo, poi, un incontro storico: Francesco abbraccia Benedetto XVI a Castel Gandolfo. Pontefice regnante e Papa emerito pregano insieme, intrattenendosi quindi in una conversazione riservata.

Francesco rifiuta da subito di trasferirsi nel Palazzo apostolico e decide di risiedere presso la Domus Sanctae Marthae in Vaticano, l’albergo che ospita i cardinali durante il Conclave. Nella cappella della Domus celebra ogni mattina una Messa alla quale sono ammessi gruppi di fedeli e che è contraddistinta da omelie brevi ma assai incisive.

Il suo ministero si caratterizza per uno stile semplice e spontaneo, che lo rende molto amato dalla gente, che accorre numerosa per incontrarlo nelle udienze e durante le celebrazioni, sia in Vaticano che altrove: Francesco scende spesso dalla “papamobile” per salutare malati e bambini, abbraccia la gente e a tutti raccomanda di pregare per lui, cerca il contatto con la folla, come un parroco, come era solito fare in Argentina.

La sua prima tappa fuori Roma è a Lampedusa l’8 luglio 2013, dove lancia in mare una corona di fiori, in ricordo di quanti hanno perso la vita nelle traversate. Il suo primo viaggio internazionale si svolge in Brasile nel luglio 2013, per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro.

Nel giugno 2013 firma la sua prima Enciclica, Lumen fidei, che accoglie contributi del suo predecessore Benedetto XVI. Nel mese di novembre 2013 appare invece l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, da molti salutato come il documento programmatico del pontificato.

Il 13 aprile 2013, a un mese dall’elezione, Papa Francesco annuncia inoltre l’istituzione di un consiglio di otto cardinali, in rappresentanza di tutti i continenti, che si riunisce periodicamente in Vaticano e ha il mandato di “consigliarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione apostolica Pastor bonus sulla Curia romana”. Sono infatti enormi le sfide che si pongono innanzi al Papa e alla Chiesa: la riforma della Curia vaticana, il dialogo interreligioso, la nuova evangelizzazione, i temi etici, dalla sessualità, all’aborto, all’eutanasia. E poi questioni calde come l’abolizione del celibato sacerdotale, la comunione ai divorziati risposati, la possibilità del sacerdozio femminile, insieme alle turbolenze dello Ior, la banca vaticana, lo scandalo della pedofilia del clero, le ombre della diffusione di documenti riservati nella fuga di notizie ribattezzata Vatileaks.

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