Il poeta contadino Eugenio Barbieri: il maiale: le donne e la macellazione familiare Pane e Pizza Pane e Pizza Il maiale: le donne e la macellazione familiare "Nella vita contadina, si sa, il maiale ha sempre rappresentato una grande ricchezza ed è sempre stato uno degli animali da macello più diffusi e più utilizzati dall'uomo, anche in ragione dell'ampia gamma di sottoprodotti derivati, che vanno da articolatissime specifiche lavorazioni delle sue carni, allo sfruttamento delle sue setole. E allevare il maiale era un'attività prettamente femminile: era sempre la donna ad occuparsi di lui, dalla sua nascita alla sua morte: gli dava da mangiare due volte al giorno, lo puliva, lo curava. Crescendo in questo modo, il maiale era considerato da tutti un componente della famiglia a tutti gli effetti: a tavola si parlavo di lui come di una persona, delle sue abitudini, del suo carattere; ecco dunque che il giorno della macellazione, che capitava e capita una volta all'anno, diventa un momento molto delicato e doloroso e resta un evento a totale appannaggio femminile, per le ragioni che dicevamo prima. Qui si fondono i concetti di sacrificio (dal latino: di rendere sacro) e di rispetto per questo animale: solo attraverso il rispetto si rende sacro qualcosa. Ed ecco che "del maiale non si butta via nulla". Solo la donna assisteva alla macellazione del maiale, era lei a preparare il necessario per il "norcino" (che veniva appositamente da fuori) e solo lei era degna di raccogliere il sangue dell'animale; era lei che dilazionava nel tempo tutto quello che dal maiale si ricavava, cominciando dalle parti più deperibili, (il fegato era il piatto del pranzo del giorno della macellazione) fino all'uso del lardo e dello strutto, utilizzati come condimenti e conservanti. " E.B

Il maiale: le donne e la macellazione familiare             

“Nella vita contadina, si sa, il maiale ha sempre rappresentato una grande ricchezza ed è sempre stato  uno degli animali da macello più diffusi e più utilizzati dall'uomo, anche in ragione dell'ampia gamma di sottoprodotti derivati, che vanno da articolatissime specifiche lavorazioni delle sue carni, allo sfruttamento delle sue setole.  E allevare il maiale era un’attività prettamente femminile: era sempre la donna ad occuparsi di lui,  dalla sua nascita alla sua morte: gli dava da mangiare due volte al giorno, lo puliva, lo curava.  Crescendo in questo modo, il maiale   era considerato da tutti  un componente della famiglia a tutti gli effetti: a tavola si parlavo di lui come di una persona,  delle sue abitudini, del suo carattere; ecco dunque che il giorno della macellazione, che capitava e capita   una volta all’anno, diventa  un momento molto delicato e doloroso e resta un evento a totale appannaggio femminile, per le ragioni che dicevamo prima. Qui si fondono i  concetti  di sacrificio (dal latino:  di rendere sacro) e di rispetto per questo animale: solo attraverso il  rispetto si rende sacro qualcosa. Ed ecco che “del maiale non si butta via nulla”.
Solo la donna assisteva alla macellazione del maiale, era lei a preparare il necessario per il “norcino” (che veniva appositamente da fuori) e solo lei era degna di raccogliere il  sangue dell’animale; era lei che dilazionava nel tempo tutto quello che dal maiale si ricavava, cominciando dalle parti più deperibili, (il fegato era il piatto del pranzo  del giorno della macellazione) fino all’uso del lardo e dello strutto,  utilizzati come condimenti  e conservanti. “

E.B








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