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I resti furono prelevati dal cimitero il 28 ottobre del 2010

Le ossa di Montelepre sono
di Salvatore Giuliano

La Procura va verso la richiesta di archiviazione dell'indagine sui resti del bandito Salvatore Giuliano. I pm indagavano per omicidio e sostituzione di cadavere, ipotizzando che quello sepolto a Montelepre non fosse il corpo di Giuliano. Dopo gli esami sui resti e il confronto del dna con quello di un parente di Giuliano - scrive il Giornale di Sicilia - anche se non vi è certezza c'è una probabilità di circa il 90 per cento che quelle ossa appartengano al criminale di Montelepre

Una foto di archivio mostra il cadavere di Salvatore Giuliano a Castel Vetrano il 5 luglio 1950
ROMA -

Il "caso" aperto con la riesumazione del bandito Salvatore Giuliano sembra essere giunto all'epilogo: dopo gli esami svolti sui resti prelevati dal cimitero di Montelepre (Palermo) il 28 ottobre di due anni fa, adesso è arrivata la conferma, con un grado di attendibilità oltre il 90 per cento, che quelle ossa appartengono allo stesso bandito siciliano e non ad un suo sosia, ucciso al suo posto per consentire a "Turiddu" di fuggire all'estero.

Giuliano fu assassinato a sangue freddo, nel luglio del 1950, e la sua esecuzione, avvenuta nei pressi di Castelvetrano (Trapani) era stata mascherata come morte in un conflitto a fuoco con i carabinieri: a far venire alla luce la verità fu l'inchiesta giornalistica di un grande inviato dell'Europeo, Tommaso Besozzi.

L'indagine era stata riaperta nel 2010, dopo la presentazione di un esposto da parte dello storico Giuseppe Casarrubea, che aveva messo in discussione, sulla base di nuovi elementi, che ad essere stato ucciso, quel giorno, fosse stato il vero Giuliano. Dopo il deposito della consulenza redatta da due esperti, adesso, dopo la richiesta di archiviazione dell'indagine, non è affatto esclusa una nuova iniziativa della Procura, volta a fare definitivamente chiarezza su quel che avvenne con la fine di Giuliano, custode di tutti i segreti e delle verità scomode che si celano dietro all'autore della prima strage siciliana del secondo dopoguerra, quella di Portella della Ginestra.

L'accertamento dell'identità e della compatibilità di Giuliano con i resti sepolti nel cimitero di Montelepre e poi riesumati, in una giornata che vide arrivare a Montelepre giornalisti da tutto il mondo, è stata condotta attraverso l'esame del Dna, estratto da un femore e da una tibia, messo poi a confronto con il codice genetico del nipote del bandito, Giuseppe Sciortino, figlio della sorella di Turiddu, e con altri dati ricavati da indumenti appartenuti a Giuliano: gli accertamenti sono stati eseguiti dal biologo Renato Biondo e da Francesco De Stefano, direttore del dipartimento di Medicina legale dell'università di Genova. I ritardi nella consegna del lavoro hanno costretto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, a "diffidare" i due scienziati. Alla fine, il responso: non una certezza al 100 per cento sulla compatibilità e l'identità, ma una probabilità che va oltre il 90 per cento che Giuliano sia veramente Giuliano.



Ultima Modifica: 31 ottobre 2012, 18:13