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Chiuso il gasdotto "Greenstream" tra Italia e Libia, approvvigionamenti a rischio

Gheddafi in tv: "Non me ne vado, morirò qui"
Bombe sui manifestanti, morti a Tripoli

Nel Paese si contano mille vittime dei bombardamenti aerei, mentre si spara ancora nelle strade della capitale. Il rais in tv si scaglia anche contro Italia e Stati Uniti: "Non me ne vado, contro di me solo giovani drogati, schiaccerò la rivolta". Ponte aereo per evacuare gli stranieri. Napolitano: dai manifestanti richieste legittime. Palazzo Chigi: Italia vicina al popolo. Eni sospende il flusso di gas ma assicura: nessun rischio per l'Italia

Muammar Gheddafi durante il suo discorso televisivo
ROMA -

Italia e Usa "hanno dato razzi rpg (rocket Propelled Grenade, ovvero lanciagranate a propulsione ndr) ai ragazzi di Bengasi". C'è anche questa accusa tra quelle scagliate dal leader libico Muammar Gheddafi in un passaggio del suo lungo discorso televisivo.

Discorso fiume dalla villa bombardata da Regan
Gheddafi è apparso in tv dalla sua residenza-caserma di Bab alAzizia, a Tripoli, dove si è asserragliato col crescere della rivolta nel Paese.
Il complesso ospita gli uffici e la dimora del Colonnello e ha un particolare significato nella sua storia personale: nel 1986 fu infatti uno degli obiettivi fatti bombardare dal presidente Usa, Ronald Reagan. In quel momento il dittatore e la sua famiglia dormivano nell'edificio e riuscirono a scappare fuori pochi attimi prima del massiccio attacco, avvertiti dal presidente del Consiglio italiano, Bettino Craxi; Hanna, tuttavia, la figlia adottiva 15enne del Colonnello, fu ferita a morte.
Occhiali, turbante color cammello e casacca con mantella intonata, il colonnello è apparso molto accalorato. Ha parlato in piedi, gesticolando e usando toni forti, urlati. "La vostra immagine è distorta nei mass media arabi per umiliarvi" ha detto e ha esortato il popolo, unico vero leader della Libia, a reagire.
"Non abbiamo ancora utilizzato la forza ma lo faremo se necessario" ha attaccato il rais, smentendo così le notizie dei bombardamenti contro i manifestanti. "Uscite dalle vostre case e attaccate i manifestanti" ha esortato Gheddafi, spronando il popolo a difendersi dalle proteste: "Le famiglie dovrebbero iniziare a raccogliere i loro figli. A uscire dalle loro case se amano Gheddafi". Gheddafi ha poi esortato anche l'esercito e la polizia a "schiacciare la rivolta" e ha ricordato che la legge libica prevede per i protestanti la pena di morte.

Le minacce del colonnello
Il rais di Tripoli ha minacciato di sedare le proteste dei "ribelli" con una risposta "simile a Tiananmen" e di "bonificare la Libia casa per casa". Nel discorso fiume, trasmesso in diretta dalla televisione di stato, il colonnello ha aggiunto che non ha "nulla in contrario" al fatto che "il popolo faccia" una nuova Costituzione e nuove leggi e ha affermato che domani, se così si desidera, può nascere una "nuova Giamahiria" (Repubblica) nel Paese. "I libici sono liberi perché il potere è in mano al popolo", ha sottolineato.

"Non fuggirò"

"Non sono un presidente e non posso dimettermi. Sono un leader della rivoluzione e resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, come un martire". Dopo la brevissima apparizione in tv della scorsa notte, Gheddafi è tornato ad esortare con tutta la sua forza il Paese a reagire alle proteste, attaccando i media arabi "che vogliono rovinare la vostra immagine nel mondo" e i "giovani drogati", che imitano le rivolte in Egitto e dietro cui, ha detto "c'è un gruppo di persone malate infiltrate nelle città che pagano questi giovani innocenti per entrare in battaglia", "ratti pagati dai servizi segreti stranieri". "Chi ha designato questi attacchi ora è in sedi tranquille dopo aver dato loro ordine di distruggerci".

I bombardamenti
Testimoni oculari hanno riferito al sito arabo Almanara di "bombardamenti casuali contro i manifestanti a Tripoli" proprio mentre era in corso il discorso alla nazione di Gheddafi. Secondo la tv Al Jazira aerei da guerra dell'esercito libico avrebbero bombardando una dopo l'altra diverse zone della capitale libica. La rete araba cita un testimone locale secondo la quale i bombardamenti stanno causando "molti morti". Sempre secondo Al Jazira nel quartiere di Tayura, nella parte est della capitale, ci sono cadaveri per le strade, mentre in altre zone della città si sono visti elicotteri scaricare mercenari.

Tobruk liberata

Intanto la regione orientale della Libia non è più sotto il controllo del regime: lo hanno riferito da Tobruk alla Reuters alcuni militari passati dalla parte dei manifestanti. "Ora tutte le regioni orientali sono fuori del controllo di Gheddafi, la popolazione e l'esercito sono mano nella mano", ha assicurato un ormai ex maggiore dell'esercito, Hany Saad Marjaa. Alcuni residenti hanno confermato che Tobruk è ormai da sabato sotto il controllo dei manifestanti. Il fumo che sovrasta la città proverrebbe da un deposito di munizioni bombardato da truppe fedeli a uno dei figli di Gheddafi.

La situazione nella capitale

A Tripoli, comincia a scarseggiare il cibo, la città è semideserta, ma si sentono colpi d'arma da fuoco e miliziani fedeli al regime scorrazzano nelle strade e intimidiscono la popolazione. Le proteste in Libia sono entrate nell'ottavo giorno, il regime di Muammar Gheddafi non accenna a voler lasciare il potere e prosegue la campagna di intimidazione contro la popolazione civile.
Mohamed Abdallah, portavoce del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, ha raccontato alla Cnn, citando quattro testimoni sul posto, che mercenari, armati fino ai denti, pattugliano le strade di Tripoli e sparano a chiunque si muova nelle strade. Un altro esponente del Fronte Nazionale, Dalem Gnan, ha spiegato al Guardian, dopo aver parlato con il cognato a Tripoli, che ci sono "cadaveri nelle strade". "Circolano notizie sul fatto che l'ospedale principale sia stato bombardato e che chi è in strada, soprattutto se sono gruppi di tre o quattro, viene colpito e ucciso. Il regime sta ancora facendo di tutto per stringere la morsa su Tripoli e le persone sono disperate: hanno bisogno di medicine, cibo e acqua. Ci sono cadaveri nelle strade perché è ancora troppo pericoloso per le persone uscire a recuperarli". "Abbiamo sentito molti colpi di pistola, esplosioni, dimostrazioni e il suono di sirene", ha raccontato una donna alla Cnn, che risiede nella capitale ma non è stata identificata per motivi di sicurezza. La testimone ha aggiunto è prevista un'altra massiccia dimostrazione di protesta per le prossime ore.
Intanto, secondo un testimone di un quartiere occidentale di Tripoli, diverse stazioni di rifornimento del carburante sono chiuse e la mancanza di carburante sarebbe un'altra tattica del regime per impedire gli spostamenti degli oppositori. L'uomo ha raccontato che, fino a tarda sera, lunedì notte, per le strade del suo quartiere, l'area di Gargaresh, hanno circolato utilitarie con a bordo persone che ordivano alla gente di non uscire di casa perché c'erano mercenari in circolazione, pronti all'attacco; ma le auto, secondo lui, non erano della zona, e la mossa sarebbe un'altra strategia di Gheddafi per evitare le proteste. Intanto è giallo sui bombardamenti avvenuti ieri su Tripoli: perché nelle ultime ore, da più fonti si è negato che ci siano effettivamente stati. Alcuni blogger su Twitter sostengono che il rumor sia stata fatto circolare ad arte dal regime di Muammar Gheddafi per mandare un segnale alle altre città in rivolta.

Stranieri in fuga dal Paese

Tutti gli Stati stranieri, compresa l'Italia, stanno organizzando un'evacuazione d'emergenza dei propri cittadini. Un C-130 dell'Aeronautica militare arriverà oggi in uno scalo ancora da definire per rimpatriare un centinaio di italiani. Un C-130 portoghese ha già portato in salvo 114 persone. L'esodo è però frenato da obiettive difficoltà: non solo per gli scontri e la repressione tuttora in corso, ma anche per ostacoli logistici. La pista dell'aeroporto di Bengasi è stata resa inutilizzabile dai combattimenti.
Non resta dunque che ricorrere all'aeroporto di Tripoli oppure, per chi si trovi nella lontana Cirenaica o altrove, raggiungere via terra le frontiere, con tutti i rischi che comporta una situazione da vera e propria guerra civile. Proprio l'Egitto ha annunciato che rafforzerà i controlli al confine, anche se ha temporaneamente liberalizzato il passaggio attraverso il valico principale, quello di Al Salloum, per agevolare l'evacuazione di feriti e malati.
Sulla crisi si riunisce oggi il Consiglio di sicurezza dell'Onu. In serata è previsto anche un vertice a Palazzo Chigi. Proprio fonti della presidenza del Consiglio hanno sottolineato che "l'Italia è vicina al popolo libico che sta attraversando un momento tragico della sua storia" e hanno definito "totalmente false, provocatorie e prive di fondamento le voci riguardo a presunti aiuti italiani, militari o sotto qualsiasi altra forma, nelle azioni contro i manifestanti e a danno dei civili".

Napolitano: dare risposta dalle legittime richieste del popolo libico

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una nota ha sottolineato come "alle legittime richieste di riforme e di maggiore democrazia che giungono dalla popolazione libica vada data una risposta nel quadro di un dialogo fra le differenti componenti della società civile libica e le autorità del Paese".

Frattini: rischiamo un'immigrazione verso l'Ue di dimensioni epocali

Dal Cairo, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto "molto preoccupato per il rischio di una guerra civile e per i rischi di un'immigrazione verso l'Unione Europea di dimensioni epocali".



Ultima Modifica: 22 febbraio 2011, 20:19