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Lunga intervista del Pontefice a ‘Civiltà cattolica’, la rivista dei Gesuiti

Francesco: la Chiesa è un ospedale da campo. E poi ‘apre’ a divorziati risposati e omosex

Per Bergoglio "l'ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile" e occorre "sempre considerare la persona". "Non possiamo insistere solo su questioni legate ad aborto, nozze gay e uso dei metodi contraccettivi". Il Papa definisce gli omosessuali ‘feriti sociali’, perché la Chiesa li ha sempre condannati; per lui non andrebbero giudicati. E su quei cristiani ‘non regolari’ per la Chiesa, come i divorziati o le donne che hanno abortito: "Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada"

Papa Francesco bacia una bimba
CITTA' DEL VATICANO -

"Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla sicurezza dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c'è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio". I primi commenti della lunga intervista che Papa Bergoglio ha rilasciato ad alcuni suoi confratelli gesuiti, direttori di testate illustri come l'italiana "Civiltà Cattolica", hanno posto questo passaggio del testo quasi alla fine dei loro commenti.

In realtà, è forse il passaggio più importante, perché apre alla comprensione di quella visione ecclesiologica, depositata in tutte le righe di tutti i documenti del Concilio Vaticano II, che Papa Francesco così riassume citando proprio la "Lumen Gentium: "La Chiesa è del santo popolo fedele di Dio. Sentire cum Ecclesia per me è essere in questo popolo. L'insieme dei fedeli è infallibile nel credere, e lo manifesta mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina. Non bisogna dunque neanche pensare che la comprensione del 'sentire con la Chiesa sia legata solamente al sentire con la sua parte gerarchica: riguarda tutta la Chiesa, popolo e pastori. E la Chiesa non è una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità".

E a tale proposito, sarà difficile per il lettore cattolico medio non pensare a quella struttura (non prevista dall'ordinamento gerarchico della Chiesa) che nelle consuetudini clericali degli ultimi tre decenni e mezzo veniva indicata come "l'appartamento", sia che fosse situato nel Palazzo Apostolico, sia che fosse alloggiato in altri luoghi del potere clericale romano e italiano. Il suo, quello più importante nella Chiesa cattolica, Papa Francesco l'ha amabilmente liquidato con queste parole: "È come un imbuto al rovescio. È grande e spazioso ma l'ingresso è davvero stretto. Si entra col contagocce, e io senza gente non posso vivere". Letta nella sua integralità l'intervista che Papa Francesco ha dato ai suoi confratelli sembra un molto apprezzabile "assist" che i gesuiti stanno dando al primo gesuita chiamato sulla cattedra di Pietro. Sulla pastorale dei cattolici divorziati e rispostati, il ruolo delle donne, la collegialità, la commissione cardinalizia e su altri temi caldi, l'intervista papale sembra riorganizzare, come dentro un vero e proprio "manifesto del pontificato", le "piccole frasi" le piccole frasi con il quale il Pontefice sta deliziando i fedeli cattolici a getto continuo.

Sono lunghissimi, ormai, i decenni durante i quali la voce di Roma, ascoltata dal clero e dai fedeli sparsi nel Mondo con orecchio quasi sempre distratto, veicolava l'idea che la Chiesa sapeva solo amplificare il lato negativo di ogni vicenda umana. Un papa che invita a correre i rischi pastorali e, forse anche, quelli dottrinali e canonici, perché i cattolici si diano serenamente all'incontro (e all'evangelizzazione) delle "periferie"anche esistenziali, è certamente una novità. Con Papa Francesco, i cattolici sono pronti a raccogliere la più grande sfida mai posta dalla modernità alla loro Chiesa: è meglio correre il rischio di vivere, accettando di sbagliare, piuttosto che avere la certezza di poter morire pensando di avere sempre ragione.



Ultima Modifica: 20 settembre 2013, 06:40