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Nella struttura pugliese un tunisino ha cercato di darsi fuoco

Lampedusa, tensioni durante gli imbarchi
A Manduria i migranti fuggono dalla tendopoli

Un'altra giornata difficile: clandestini in fuga dalla tendopoli di Manduria o ammassati alla frontiera di Ventimiglia dove la Francia continua a respingerli. Ad aggravare la situazione anche il maltempo che ha ritardato le operazioni di trasferimento delle migliaia di stranieri ancora a Lampedusa. Il premier Berlusconi segue costantemente con il ministro Maroni l'evolversi nella situazione nell'isola. La Tunisia: nessun accordo con gli italiani sui migranti. Il Governo: non è vero

Migranti in attesa di partire da Lampedusa
ROMA -

Il presidente del Consiglio - dice una nota di palazzo Chigi - sta seguendo, in continuo contatto telefonico con il ministro dell'Interno e con il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, la situazione nell'isola di Lampedusa.

Nonostante il forte vento e le condizioni avverse del mare, la nave militare "San Marco" è riuscita ad avvicinarsi al molo per imbarcare 500 migranti destinati alla struttura di accoglienza già allestita a santa Maria Capua Vetere. Nella rada è in attesa di un miglioramento del tempo la nave "Superba" della Grandi Navi Veloci che accoglierà, appena possibile, altri 1700 migranti con destinazioni già fissate.

Ma intanto ci sono stati momenti di tensione, con liti e poliziotti in tenuta antisommossa al molo commerciale dell'isola dove si fa la conta dei migranti tunisini che devono partire sulla nave San Marco. In gruppi di 50 partono con i pullman dal molo commerciale al molo Favaloro da dove prendono le motozattere per raggiungere la nave in rada.

Una decina di tunisini si sono anche picchiati fra di loro perché non sono stati scelti tra i gruppi in partenza. I poliziotti hanno così indossato il casco di protezione e tirato fuori il manganello pronti per intervenire.

Nel frattempo, fuga in massa dalla tendopoli di Manduria in Puglia: centinaia e centinaia di profughi sono usciti dal centro imboccando la strada che porta ad Oria. I migranti hanno sfondato 50 metri di recinzione della tendopoli, uscendo per strada e bloccando la strada provinciale al grido di "liberté". La polizia, in tenuta antisommossa, ha lasciato passare i migranti per evitare ulteriori disordini.

In precedenza, disordini si erano verificati davanti all'ingresso dell'area che porta alla tendopoli, mentre era in corso un presidio di solidarietà con gli immigrati dello Slai-Cobas, di altri gruppi di estrema sinistra e della Cgil di brindisi. Alcuni manifestanti avevano tentato per almeno tre volte di passare per arrivare all'ingresso del campo ma erano stati respinti dalle forze dell'ordine.

Sempre a Manduria, un migrante tunisino nel primo pomeriggio aveva anche tentato di darsi fuoco ma era stato bloccato.

Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr: "Continuiamo a ricevere telefonate ed e-mail di persone angosciate che non hanno più notizie di loro parenti partiti dalla libia su due barconi il 22 ed il 25 marzo scorso, con circa 400 passeggeri a bordo".

"Noi - spiega Boldrini - abbiamo passato le segnalazioni alla guardia costiera che ha rilanciato l'allarme, ma per ora non ci sono tracce delle due imbarcazioni. Se fossero tornate in Libia, i migranti avrebbero chiamato i parenti per rassicurarli ed è proprio questo silenzio che ci preoccupa".

Intanto, fonti del ministero degli Esteri tunisino, fanno sapere all'agenzia Tap che "non è stato concluso alcun accordo" tra Italia e Tunisia in materia di immigrazione, durante la recente missione dei ministri dell'Interno, Roberto Maroni, e degli Esteri, Franco Frattini, a Tunisi, lo scorso 25 marzo. La precisazione sull'onda delle "dichiarazioni attribuite dai media italiani a politici italiani che puntavano l'indice sul mancato rispetto da parte della Tunisia" dell'accordo.

La Tunisia ha inoltre invitato il Governo e gli italiani a "mostrare maggiore solidarietà" con il popolo tunisino in questa "cruciale fase di transizione che sta attraversando il Paese dopo la rivoluzione", soprattutto - prosegue la nota - sul fronte delle "cruciali sfide al confine tunisino-libico, con l'arrivo di oltre 150mila rifugiati che sono stati ospitati dal popolo tunisino in un'ineguagliabile dimostrazione di solidarietà".

Palazzo Chigi reagisce e contrattacca: gli accordi ci sono, è Tunisi a non rispettarli. "Nella missione del 25 marzo scorso a Tunisi - fanno sapere infatti da Roma citando la stessa circostanza richiamata dai tunisini - i ministri dell'Interno e degli Esteri, Roberto Maroni e Franco Frattini, hanno concordato con le autorità tunisine il rimpatrio immediato e progressivo di tutti i cittadini del paese nordafricano arrivati a Lampedusa quest'anno, sulla base dell'accordo tra i due Paesi sottoscritto il 6 agosto 1998 e rinnovato nel gennaio del 2009. Ma quell'impegno - è l'accusa rivolta - non è stato rispettato".



Ultima Modifica: 02 aprile 2011, 23:49