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“Riportate a casa mio marito” urla alla Camera la moglie di Girone

Terzi si dimette, Di Paola lo bacchetta
Gelo del Quirinale, a Monti l’interim

Il titolare della Farnesina, in disaccordo con il Governo circa il rientro del marò in India, attacca: lo faccio per salvare l'onorabilità del Paese. Di tutt’altro avviso il ministro della Difesa: "Non abbandonerò la nave in difficoltà con Salvatore e Massimiliano a bordo". Napolitano: "Dimissioni irrituali", poi convoca Monti e gli affida il ministero degli Esteri ad interim (i retroscena un Capo dello Stato adirato e parlano di incarico ‘imposto’). Il premier riferirà in Parlamento

Il ministro degli esteri Giulio Terzi (a dx) con il suo collega alla Difesa Giampaolo Di Paola
ROMA -

“Mi dimetto, in dissenso con il Governo”. Le parole pronunciate in aula alla Camera dal ministro egli Esteri Giulio Terzi spiazzano tutti. La decisione di lasciare la Farnesina per non essere stato ascoltato sul delicatissimo dossier dei marò - che lui avrebbe voluto tenere in Italia - non è stata concordata né con il premier, né con il Quirinale. E l'irritazione con la quale viene accolta dal Colle e da Palazzo Chigi è lì a dimostrarlo.

Il diplomatico Terzi questa volta ha deciso di andare dritto per la sua strada, senza avvertire nessuno. Neppure i più stretti collaboratori. Neppure i vertici della Farnesina. Scegliendo una strada definita “irrituale” dal Quirinale: annunciare cioè in aula, alla Camera, durante un'informativa, la decisione di mollare tutto, in aperta polemica con il governo. Sorprendendo anche chi sin dall'inizio ha seguito accanto a lui il dossier, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che non ha nascosto il suo dissenso: “Sarebbe troppo facile dimettersi ora, io non abbandonerò la nave!”.

Ora potrebbe aprirsi per lui un futuro da politico, visti gli apprezzamenti raccolti da tutto il centrodestra per un gesto definito “coraggioso e dignitoso” e il “mai dire mai” con il quale l'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa ha risposto ad una domanda su una sua possibile candidatura.

Il duro attacco di Terzi al governo, l'annuncio a sorpresa, lo stupore di Di Paola e poi, con il passare delle ore, quello di Monti, mostrano nell'aula di Montecitorio quello che alcuni deputati definiscono “l'otto settembre del governo tecnico”, mettendo platealmente in scena la fragilità e le divisioni dell'esecutivo nella gestione di questa vicenda. E la sua debolezza. Una scena che “sconcerta e stupisce” anche Napolitano, che ha seguito molto da vicino il dossier, soprattutto negli ultimi giorni, quelli in cui si è deciso di rimandare i due fucilieri in India per rispettare la parola data.

La lunga giornata di Terzi, l'ultima alla guida della Farnesina, inizia con una riunione con Monti e Di Paola, proprio per preparare l'informativa da leggere in aula. Riunione nella quale Terzi ribadisce tutte le sue perplessità sull'accaduto e, in particolare, sulla decisione di farli ripartire per New Delhi. E inizia a “consolidare” la decisione di lasciare. Saltando però tutti i passaggi di rito in questi casi. Quando il ministro entra in Aula accanto a Di Paola, nessuno, nel governo, si aspetta di sentirgli pronunciare queste parole: “Mi dimetto in disaccordo con la decisione di rimandare i marò in India. Le riserve da me espresse non hanno prodotto alcun effetto e la decisione è stata un'altra. La mia voce è rimasta inascoltata”.

Il premier parla di “stupore” per una decisione non preannunciata nonostante la riunione della mattina. E sale al Colle per confrontarsi con Napolitano, che gli affida l'interim agli Esteri. La bufera in aula è immediata, il centrodestra si schiera con Terzi e chiede a gran voce che sia Monti a “metterci la faccia”. Annuncio che arriva poco dopo dallo stesso Monti: “Riferirò alla Camera e al Senato sull'intera vicenda”.

Ma ormai contro il premier e l'interno governo, da deputati vecchi e nuovi, arriva un fiume in piena di critiche, mentre la notizia delle dimissioni di Terzi diventa breaking news su tutti i siti indiani e dalle tribune di Montecitorio la moglie di Girone urla un disperato “Riportate a casa mio marito!”.

“Il ministro degli Esteri si è dimesso, quello della Difesa si è scusato. Speriamo che Monti sia assolutamente chiaro perché il fallimento della credibilità internazionale è sotto gli occhi di tutti”, tuona il segretario del Pdl Angelino Alfano, mentre dalle fila del suo partito in molti chiedono che Di Paola e Monti seguano l'esempio di Terzi. E anche dalla Lega Nord arriva la richiesta di dimissioni del premier, mentre Ignazio La Russa (Fdi) attacca il premier perché, spiega, aveva “il dovere di considerare il dossier marò una priorità “. I neodeputati del M5S vogliono più “trasparenza sulla vicenda”, chiedono che vengano rese pubbliche le garanzie fornite dall'India e si domandano se ci sono stati “riferimenti diretti o indiretti con la vicenda Finmeccanica” nella trattativa sui marò.

E se il segretario Pd Pierluigi Bersani si rimette “alle parole di Napolitano”, il democratico Lapo Pistelli, durissimo, parla di “8 settembre del Governo tecnico”.

In aula l'urlo della moglie: "Riportateli a casa"
“Riportate a casa mio marito”. Lo urla con rabbia dalle tribune di Montecitorio, dove assiste al dibattito alla Camera, Vania Ardito, moglie di Salvatore Girone. Stringe tra le mani la bandiera del Battaglione San Marco. Con lei c'è anche Franca Latorre, sorella di Massimiliano. I parenti dei due marò pugliesi sotto processo in India, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, non mollano, non vogliono mollare: “I nostri ragazzi - dice Franca Latorre con voce concitata, parlando al telefono con l'ANSA - devono tornare rapidamente qui”. “La politica - aggiunge la sorella del marò - deve essere unita. Non possiamo abbandonarli. Devono tornare”, ripete.

Il boato delle dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi in disaccordo con le decisioni del governo, le affermazioni del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, il quale assicura che non abbandonerà i due marò, lo stupore del presidente Napolitano di fronte a dimissioni non preannunciate, non hanno per nulla impaurito le due donne, che ieri sono andate alla Camera per seguire il dibattito riguardante i loro cari. “La crisi politica non è una cosa che ci fa piacere”, dice Franca Latorre solo pochi minuti dopo aver ascoltato l'annuncio delle dimissioni di Terzi. “Comunque - aggiunge - i ragazzi devono tornare a casa, subito, rapidamente. L'unione fa la forza e la politica si deve unire”.

Il terrore della pena di morte, lo spettro di una pena comunque severa, l'atmosfera sempre più tesa che circonda i due fucilieri in India fa battere il cuore alle persone che sono più care a Salvatore e a Massimiliano: i due marò venerdì hanno lasciato la Puglia per tornare in India con gli occhi pieni di lacrime. “Siamo soldati, - hanno detto - ubbidiamo”.

Ma l'inquietudine nei loro cuori e nelle loro case, a Torre a Mare (Bari) e a Taranto, è ora veramente tanta, sembra aver superato ogni argine. Per questo Vania Girone urla nell'aula di Montecitorio, tra lo stupore generale e della stessa Boldrini, per questo Franca Latorre con il cuore in gola ripete: “Bisogna riportarli qui, subito”.

E la sorella del fuciliere non ha dubbi quando ai politici rivolge lo stesso appello che qualche giorno fa ha lanciato via internet Massimiliano: “L'unione fa la forza. Bisogna guardare avanti e bisogna far presto, rapidamente, subito. La volontà politica rispetto a questa vicenda deve essere unica”. “I ragazzi - dice la donna - sono innocenti e devono tornare a casa”. Poi la signora Franca interrompe la conversazione: “Mi scusi, devo chiudere, non abbiamo dichiarazioni da fare, mi creda, noi vogliamo solo far tornare i ragazzi a casa, questo posso dire, questo ripeto”.

“Risolvete questa tragedia”, ha chiesto dall'India Massimiliano nella e-mail affidata qualche giorno fa ad un giornalista. “Come dicono i fucilieri: tutti insieme, nessuno indietro” ripetono e chiedono ora le famiglie dei due marò.



Ultima Modifica: 27 marzo 2013, 08:48