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Dietrofront di Monti: “Sono convinto che Bersani non c'entri per niente”

Mps: Napolitano richiama i giornalisti
Si indaga a Siena, Trani e Roma

Le operazioni in derivati, su cui indaga la procura di Trani, hanno una "rilevanza trascurabile per il bilancio" di Intesa SanPaolo. Lo afferma la banca, chiamata in causa dall'inchiesta dei magistrati pugliesi su Mps e altre 4 banche - Bnl, Unicredit, Credem e Intesa - che ha portato al sequestro di oltre 350mila euro e all'iscrizione nel registro degli indagati di decine di dirigenti bancari. Al lavoro anche la procura di Roma: "Manipolazione del mercato" e per "ostacolo alla vigilanza"

SIENA -

Nuovo monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla vicenda Mps. Dopo aver rivolto ieri un appello alle forze politiche, che continuano a fronteggiarsi senza però abbassare i toni, oggi il Capo dello Stato sollecita tutti a evitare il cortocircuito tra stampa e giustizia e invita a guardare al richiamo “piuttosto brusco” della “Procura della Repubblica di Siena, di fronte alla pubblicazione di notizie” dichiarate “totalmente infondate” e che l'ha portata a “ventilare - ricorda Napolitano - provvedimenti per aggiotaggio e insider trading”.

Il richiamo di Napolitano
Il Capo dello Stato, approfittando di un incontro con una delegazione dell'Ordine dei giornalisti, spiega di voler evidenziare i rapporti tra stampa e amministrazione della giustizia anche a causa del “momento” che stiamo vivendo. Il riferimento è indiretto ma è facile intravedere l'affaire Monte dei Paschi. “Abbiamo spesso quasi dei cortocircuiti - è il ragionamento di Napolitano - tra informazione, che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verità e riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d'indagine”.

Tesi che però non convince molti, a partire dal Pdl. No all'uso di “due pesi e due misure”, commenta poco dopo il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Il giudizio, dice, non può variare a seconda “della potenza economico-finanziaria e del retroterra politico delle forze chiamate in campo”. Ben vengano, fa eco Oscar Giannino, gli inviti a placare i toni ma questo non deve equivalere a “mettere la sordina”.

Sordina di cui il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, non vuol nemmeno sentir parlare aprendo con decisione - per fugare ogni ombra ed ogni dubbio sull'onesta' e l'estraneita' dei democrat - ad una commissione di inchiesta sui derivati. Ragionamento su cui concorda anche Mario Monti che, in tarda serata, spiega di non aver mai voluto attaccare il Pd su questo argomento e di essere personalmente convinto che Bersani non c'entri per niente.

Un tentativo di abbassare i toni della polemica, così come chiede il presidente della Repubblica, che però non ferma lo scontro fra i partiti che non si risparmiano, ad eccezione del premier Mario Monti, che sceglie il low profile sottolineando solo di “essere completamente d'accordo” con il Capo dello Stato, fendenti e colpi bassi.

Ad attaccare a testa bassa per primo è il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che accusa il Pd di essere stato protagonista di un “sistema corrotto”. “Pensi a Verdini”, è la prima replica che arriva dal responsabile Enti locali dei Democratici Davide Zoggia. Il coordinatore delle Commissioni economiche del gruppo del Pd alla Camera, Francesco Boccia, ricorda come i Democratici siano stati “gli unici a battersi in Parlamento contro i derivati”. Dove erano - si chiede - Pdl e Lega? Ma l'occasione è troppo ghiotta, vista anche la campagna elettorale, e così Angelino Alfano amplia il raggio di azione e sceglie di usare l'ironia contro quello che sembra valutare come un 'sistema': “Mi congratulo - commenta infatti con ironia - con la procura di Siena. Non esce nulla, nessuna cosa che metta in contatto le leadership politiche, la privacy viene rispettata e non c'è nessun arresto”.

La Lega da parte sua se la prende in particolare con Bankitalia, la cui terzietà invece proprio ieri è stata difesa dal presidente della Repubblica: Palazzo Koch “va riformato” perché, è la convinzione di Roberto Maroni che insiste nel chiedere la commissione d'inchiesta, “c'è un enorme conflitto di interessi”. Stesso leit motiv da parte dell'Italia dei Valori: “Con tutto il rispetto per Napolitano - dice Antonio Di Pietro - è evidente che ciò che hanno fatto, lo hanno potuto fare perché qualcuno non ha controllato”.

L’inchiesta senese…
Risale al sì detto dalla Fondazione Mps all'ultimo aumento di capitale di Banca Monte dei Paschi (2,471 miliardi di euro) del giugno 2011, il vero problema dell'ente presieduto da Gabriello Mancini, ascoltato ieri dai pm titolari dell'inchiesta sull'aquisizione di Banca Antonveneta (Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso).

Una banca, quella senese, per la quale oggi l'agenzia Fitch ha lasciato invariati i rating e in particolare il giudizio a lungo termine BBB con outlook stabile, quello a breve termine F3 e il support rating floor BBB, confermando la sua importanza sistemica. E questo grazie all'arrivo dei Monti bond che dovrebbero coprire i rischi che, invece, potrebbero arrivare dai derivati, ora al centro di un altro filone dell'inchiesta, anche se, spiega Fitch, “non si possono escludere ulteriori perdite”.

Perdite che, se dovessero esserci, influirebbero prima di tutto sul futuro stesso della Fondazione, azionista di riferimento del Monte con il 33,5% che, ha assicurato oggi Mancini, non ha problemi: “e' tutto sotto controllo”, anche se tutto “viene valutato”. In quel “tutto” c'è la volontà di non lasciare niente al caso, di rispondere alle tante critiche che su Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione (e non solo sull'ex presidente del Monte Giuseppe Mussari e degli altri vertici che fino aprile 2012 guidavano la banca e ora sono sotto inchiesta), stanno piovendo nelle ultime settimane.

Il presidente Mancini (a fine luglio lascerà una poltrona prima ambitissima e ora alquanto scomoda), ostenta sicurezza, sorride quando incontra i giornalisti che ancora si aggirano per le strade della città, e mantiene il riserbo più totale: “La Fondazione si è data la linea del silenzio e proseguirà in questa strada a tutela del titolo, della banca e del patrimonio”. Un silenzio che “è stato apprezzato” anche in altri luoghi, assicura. Il riferimento, probabilmente, è proprio alla procura, dove lui ieri ha risposto per circa 2 ore alle domande degli inquirenti interessati a capire gli intrecci tra l'aumento di capitale deciso dalla banca per l'acquisizione di Antonveneta e il Fresh da un 1 mld (titoli convertibili in azioni che la banca emise nell'ambito dell'aumento di capitale riservato a Jp Morgan). Fu in quell'occasione che la Fondazione dovette indebitarsi, con l'autorizzazione del ministero del Tesoro, vendendo le ultime partecipazioni e indebitandosi con un pool di 11 banche, guidate dal Credit Suisse e Mediobanca.

Un “costo importante” e dalle “conseguenze notevolissime” disse Mancini, riferendosi all'aumento di capitale, nell'assemblea del 6 giugno 2011 davanti a tutti i soci che poi dettero il via all'aumento di capitale. Da allora, ma anche prima, Mancini ha sempre chiesto “uno sforzo” ai vertici di Mps per recuperare “quanto prima una redditività significativa lavorando sul fronte dei ricavi e continuando ad abbattere i costi”. Ma forse neppure lui si aspettava una crisi così profonda che rischia di costringere l'ente fin dai prossimi mesi a scendere ancora nel capitale della banca proprio “per sopravvivere”.

…e quella della procura di Trani
Non solo Mps. Nell'inchiesta della procura di Trani sui derivati sottoscritti con forti perdite da imprenditori del nord barese, ci sono altre quattro banche: Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Usura e truffa aggravata i reati ipotizzati nei confronti di diverse decine di indagati, quasi tutti funzionari e dirigenti dei cinque istituti di credito. Ma gli accertamenti non sono solo sui vertici e sul management delle banche. Puntano agli ispettori di Consob e Bankitalia che avrebbero dovuto controllare la genuinità dei derivati.

In particolare, nel mirino dei pm tranesi Michele Ruggiero e Antonio Savasta, c'è - a quanto si apprende - l'attività di controllo che avrebbe “omesso di sanzionare le condotte” delle banche “in danno della clientela” per l'emissione di contratti di tipo 'interest rate swap'. Si tratta di derivati che venivano di fatto imposti dalle banche ai clienti che chiedevano un prestito. Venivano presentati - secondo l'accusa - come prodotti finanziari capaci di garantire i sottoscrittori dall'eventuale rialzo dei tassi di interesse variabili dei mutui; in realtà le imprese pagavano due volte tassi passivi: sia quelli derivanti dai mutui, sia le perdite sui derivati.

Proprio nell'ambito di questa indagine, nel gennaio 2012 sono stati sequestrati a Mps e Banco di Napoli (gruppo Intesa San Paolo) contratti 'interest rate swap' per oltre 220 milioni di euro e la somma complessiva di circa 10 milioni, di cui 4 milioni equivalenti all'ingiusto profitto fino ad allora percepito dagli istituti di credito e circa 6 milioni relativi ai prevedibili futuri flussi derivanti dai contratti in corso.

Mentre il Banco di Napoli, dopo il sequestro, è corso ai ripari e ha firmato circa 150 transazioni con i sottoscrittori dei derivati, Mps - secondo la procura di Trani - ha continuato sulla sua strada addebitando ai risparmiatori le perdite sui derivati. Per questo oggi, nella filiale di Corato della banca senese, la Gdf ha sequestrato poco più di 358mila euro. Il sequestro è stato disposto dopo la denuncia presentata da un imprenditore di Corato che si era visto addebitare circa 415.000 euro per perdite subite dopo la sottoscrizione di un contratto 'interest rate swap' di 4,5 milioni di euro proposto dalla banca a copertura di un finanziamento in realtà mai concesso. Oltre agli addebiti, la società è stata segnalata dalla banca alla centrale rischi della Banca d'Italia per una sofferenza di 415.000 euro. Per questo l'imprenditore ancora oggi non ha accesso ai finanziamenti.

Su questi aspetti e, soprattutto, sui presunti mancati controlli di Consob e Bankitalia, i pm tranesi dovrebbero incontrare presto i loro colleghi di Siena che indagano sulla passata gestione del Monte dei Paschi. All'ordine del giorno ci sarà la competenza ad indagare su coloro che non hanno vigilato e bloccato i titoli-spazzatura. Su questo aspetto la procura di Trani sta indagando per i reati di truffa aggravata (ai danni dei risparmiatori del Nord barese che hanno sottoscritto i derivati) per omesso controllo di Consob e Bankitalia sui titoli, per aggiotaggio e manipolazione del mercato.

Ma c'è di più. Sulla scrivania del pm Ruggiero (lo stesso che ha chiesto il processo per i vertici delle agenzie di rating Fitch e Standard and Poor's) c'è un altro fascicolo che scotta. È quello sulla manipolazione del tasso Euribor. Il sospetto è che trader stranieri, anziché comunicare ogni pomeriggio agli organismi preposti il tasso a cui veniva scambiato il denaro, avrebbero concordato tra di loro le comunicazioni da dare e, in questo modo, avrebbero influenzato il sistema bancario e finanziario italiano, provocando danni ai sottoscrittori di mutui e di derivati, che sono agganciati all'Euribor. Il danno - secondo l'Adusbef - supera i 3 miliardi di euro. Proprio nell'ambito di questa inchiesta, nella quale si ipotizzano i reati di truffa e manipolazione del mercato, è stato ascoltato oggi un dirigente di Banca Intesa. “È stato convocato - ha precisato la banca in un comunicato - in qualità di persona a conoscenza dei fatti”. E sempre Intesa Sanpaolo ha voluto sottolineare che le operazioni in derivati su cui la procura di Trani sta indagando hanno una “rilevanza trascurabile e non significativa per il bilancio” della banca. Le indagini risalgono al 2010 e “hanno riguardato le relazioni della controllata banco di Napoli” con alcuni clienti. Un commento sull'inchiesta della procura di Trani è arrivato, attraverso un portavoce, anche da Unicredit: “Al momento - è stato detto - non siamo a conoscenza di indagini in corso”.



Ultima Modifica: 01 febbraio 2013, 23:57
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