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L’anno prossimo ci saranno quasi tre milioni di senza lavoro

Cgia: disoccupazione in aumento
Cgil: nell'edilizia persi 500mila posti

L’anno scorso, secondo una stima elaborata dall'Ufficio studi della Cgia, il numero medio dei disoccupati è aumentato di 609.500 unità. Nel 2013 l'esercito di coloro che sono alla ricerca di una occupazione è destinato a salire ulteriormente, per la precisione di altre 246.600 unità. Secondo la Cgil, solo nell'edilizia 500 mila posti di lavoro in meno fra 2009 e 2012

Immagine d'archivio
ROMA -

Cresce a dismisura il numero dei senza lavoro presenti in Italia. Secondo la Cgia di Mestre, nel 2012, i disoccupati sono cresciuti di 609.500 unità. E nel 2013 ci si aspetta un ulteriore aumento di quasi 250mila unità. Se per l'anno in corso lo stock dei senza lavoro si attesta attorno ad un dato medio annuo pari a 2.717.500 (che equivale ad un tasso di disoccupazione del 10,6%), l'anno venturo sfiorerà quota 3 milioni (precisamente 2.964.100, con un tasso dell'11,5%).

"Una situazione allarmante che sta diventando una vera e propria piaga sociale - afferma il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - Purtroppo le condizioni generali della nostra economia sono pessime e questo si riflette negativamente sulla tenuta occupazionale anche delle piccole imprese. Giovani, donne e stranieri sono le categorie più a rischio, senza contare che tra questi ex lavoratori sta aumentando drammaticamente il numero dei disoccupati di lungo periodo".

Il quadro generale, ricorda la Cgia, è molto pesante: dall'inizio di quest'anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se consideriamo che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%, appare evidente come la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente.

Quest'anno il Pil è previsto attorno al -2,3/-2,5%. I consumi privati si dovrebbero attestare al -3,4%, quelli pubblici al -0,7% e gli investimenti sono destinati a subire un vero e proprio tracollo: -8,1%, con una punta del -10,9% per quelli relativi alle attrezzature e ai macchinari. Nel 2013 la caduta subirà una frenata, ma ancora una volta tutti gli indicatori saranno preceduti dal segno meno. Il Pil sarà pari al -0,5% circa, i consumi privati -0,9%, quelli pubblici -0,3%, mentre gli investimenti chiuderanno con un -2,1%. "Con queste previsioni - conclude Bortolussi - non c'è da meravigliarsi se le aziende non ce la fanno più a trattenere le proprie maestranze. Anche le piccole imprese, che in passato erano riuscite ad assorbire i lavoratori espulsi dalle ristrutturazioni che avevano interessato le grandi imprese, ora sono allo stremo e dopo 5 anni di crisi la loro tenuta è ormai ridotta al lumicino. Servono delle misure anticicliche in grado di far ripartire l'economia: l'Italia, verosimilmente, rispetterà gli impegni presi in sede europea ma rischia di diventare un Paese sempre più povero".

Costruzioni "in ginocchio": dal 2009 a oggi si è consumata "la tempesta perfetta", nel settore hanno perso il lavoro 120.000 persone l'anno, 328 al giorno. In tutto si tratta di 500.000 posti tra edilizia, materiali da costruzione, cemento, lapidei, industria del legno e arredo. A lanciare l'allarme è il segretario generale della Fillea Cgil, Walter Schiavella. E le prospettive per il 2013 "sono drammatiche, non si vede la luce in fondo al tunnel".

"Si  tratta - dice Schiavella - del terribile bilancio dello tsunami che ha spazzato via 1/3 dell'Italia delle costruzioni". I dati congiunturali di crisi, la più devastante dal dopoguerra, segnano un record negativo storico per le costruzioni, che vede nero da 19 trimestri consecutivi. "Abbiamo perso il 30% della produzione ed il 40% degli investimenti pubblici, tra il 2008 ed il 2010 il crollo del fatturato complessivo è stato di oltre il 16%. Abbiamo 60.000 imprese fallite e 500.000 posti di lavoro persi, la metà nel solo settore dell'edilizia, dove registriamo una caduta verticale rispetto al 2008 di tutti i valori: - 240.000 gli addetti, - 400.000.000 le ore lavorare, - 2 miliardi la massa salariale".

In quattro anni si è consumata, aggiunge Schiavella, "una tempesta perfetta, scatenata dall'insieme di due fattori di crisi: uno congiunturale, provocato dalla bolla immobiliare del 2008, e uno strutturale, cioè la crisi di un modello industriale vecchio e obsoleto, che non ha saputo capitalizzare gli anni di crescita del settore per rafforzare la qualità delle imprese, sia in dimensione che in investimenti finalizzati alla ricerca e innovazione dei materiali e delle filiere".

Per questo la crisi delle costruzioni in Italia è stata per Schiavella più forte che negli altri paesi europei, che hanno potuto invece contare su "un sistema delle imprese più strutturato che, sostenuto da politiche attive dei governi, ha saputo intervenire per tempo sui modelli industriali, innovandolo nella direzione della sostenibilità".

Gli ultimi dati dell'edilizia provenienti dalle Casse Edili dimostrano che "rispetto al 2008 abbiamo un calo del 31% degli addetti, del 35% delle ore lavorate e del 25% della massa salari. Dati che al Sud raggiungono punte massime, con il triste primato negativo di Sassari, dove si registra -47% di ore lavorate e addetti e -39% di massa salari. Segue Taranto, con -47% di ore, -35% addetti e -38% massa salari, poi Salerno con -41% ore, -38% operai e -31% massa salari. Questi non sono dati di una semplice crisi ma, se non si interviene immediatamente, di un tracollo sistemico".



Ultima Modifica: 30 dicembre 2012, 13:04