VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

Carosello Carosone

di Guido Barlozzetti

 

Renato Carosone è stato un geniale inventore di musica popolare che si conquistò grande fama e l’ammirazione del pubblico negli anni Cinquanta.

Le sue canzoni fanno parte della memoria del Paese, continuano a risuonare nella colonna sonora che ci accompagna, ormai lontane dal tempo in cui nacquero e proprio per questo diventate dei classici inconfondibili.

Maruzzella, Torero, Tu vuò fa l’americano, Chella llà, O sarracino, Caravan petrol… trasmettono immediatamente un senso di complice ironia, l’atmosfera di una festa divertita in cui non si smette di ammiccare e prendersi in giro.

A Renato Carosone è dedicato un tv movie che va in onda questa sera su Rai1. Nasce dalla collaborazione fra Rai Fiction e la società di produzione Groenlandia, e ne racconta la carriera e la figura complessa, al di là dell’immagine felice che ne rimandano quei motivi.

S’intitola Carosello Carosone e l’ha diretto da Lucio Pellegrini a partire da una sceneggiatura di Giordano Meacci e Francesca Serafini, ispirata a Carosonissimo di Federico Vacalebre.

Un racconto che si preoccupa di andare al di là di certe semplificazioni per ritrovare la forza di una passione per la musica che portò Carosone al grande successo, l’unico artista italiano capace di issarsi per ben tre volte ai vertici delle classifiche americane, e una dedizione alla famiglia che poi fu tra le ragioni del suo abbandono delle scene.

Si comincia dall’esame al Conservatorio di Napoli, gli interni familiari, il rapporto con il padre, la memoria incancellabile della madre scomparsa quando lui aveva sette anni, le prime scritture, l’attrazione irresistibile per la musica, tanta voglia di farsi conoscere, la predilezione per lo swing, l’idea che sarà vincente di accompagnare quei ritmi con il dialetto napoletano.

Poi, nel 1937, una tournée in Africa, a Massaua prima e poi, quando la guerra è persa, ad Asmara, all’Odeon frequentato dagli ufficiali inglesi che ne apprezzano l’originalità… Carosone conosce Lita, una ballerina veneziana che ha già un figlio, Pino, se ne innamora e da quel momento ne farà l’inseparabile compagna della sua vita. La prima band con Peter Van Wood e Gegè di Giacomo, il trasferimento a Milano, il contratto con la Ricordi di Mariano Rapetti sancisce un passo decisivo per la sua carriera, inizia la collaborazione con Nisa e nascono i grandi successi. La Rai lo chiama nel primo giorno delle sue trasmissioni, il 3 gennaio del 1954. Concerti ovunque, in giro per il mondo: Rio de Janeiro; Buenos Aires; Havana; Madrid. È a Parigi quando un incidente porta Pino in ospedale e lui fa avanti e indietro pur di stargli vicino…

Via via Carosone confessa un dolore che si porta dentro dalla morte della madre e della sorella, la musica gli è diventata un antidoto gioioso, perché, come gli raccontava la madre, alla morte non bisogna dare soddisfazione.

Anche il successo non lo appaga, ne sente la labilità, oggi c’è il favore del pubblico, ma domani…, e quanto alla musica che pure tanto gli ha dato, rischia solo di continuare a ripetere una formula… Così, nel 1959, decide di lasciare, proprio quando è al top, e di dedicarsi alla famiglia che troppo ha trascurato. Lo annuncia in una trasmissione televisiva Serata di gala.

A incorniciare tutta la storia il concerto che Carosone tenne alla Carnegie Hall di New York nel 1958, la consacrazione di tutto un percorso.

La fiction intreccia l’aspetto pubblico e il privato di Carosone, lo spettacolo e il risvolto familiare, e coglie la sua sintonia con quella stagione particolare che il Paese attraversò finita la guerra. Carosone infatti fu anche uno dei volti della rinascita di un’Italia che tanti dolori e macerie si lasciava alle spalle. E in questo senso il tv movie rientra appieno nella linea dei testimonial nazionali che hanno lasciato un segno nella memoria/immaginario, da Modugno a De André, da Manfredi a Nada. Un biopic che però non rinuncia a scavare nel suo protagonista, anche tagliando la linearità del racconto con flashback e perfino momenti di astrazione onirica.

Eduardo Scarpetta lo interpreta restituendo proprio questo doppio versante della sua vita e le pieghe più riservate della sua personalità. Vincenzo Nemolato si fa carico della simpatia spensierata di Gegè Di Giacomo, batterista del gruppo e insieme controcanto ironico e comico delle canzoni sul palco, e Ludovica Martino della moglie Lita.

Le musiche sono di Stefano Bollani che da un lato ripropone le partiture originali, dall’altro crea un’ispirata colonna sonora.

 

 

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