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Club - Dramma della gelosia

  • Durata:01:43:00
  • Andato in onda:26/05/2014
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DRAMMA DELLA GELOSIA di Ettore Scola – I/E – 1970 – 107’ Con MARCELLO MASTROIANNI, MONICA VITTI, GIANCARLO GIANNINI, CORRADO GAIPA Roma. Il giudice istruttore (Gaipa) incaricato delle indagini, vuole sapere per filo e per segno come sono andate le cose nella tragica fine della povera fioraia Adelaide Cianfrocchi (Vitti). La donna è rimasta accidentalmente uccisa da un fendente sferrato da Oreste Nardi (Mastroianni), di professione muratore, il quale in realtà avrebbe voluto mandare al Creatore il pizzaiolo toscano Nello Serafini (Giannini). Lo sfondo passionale del delitto è fin troppo evidente e i due uomini confermano che l’oggetto del loro contendere era proprio la bella Adelaide. Qualche mese prima, durante una festa de l’Unità, il maturo Oreste, vecchio militante comunista e la fioraia di piazzale del Verano, si erano innamorati a prima vista benché l’uomo fosse già sposato, seppur con una donna molto più anziana di lui. A mettere i bastoni fra le ruote ci aveva poi pensato lo scaltro Nello, pure lui comunista, verso il quale l’indecisa Adelaide nutriva un sentimento, anche in questo caso corrisposto. Adelaide aveva quindi giocato la carta dell’amore a tre ma Oreste, ormai accecato dalla gelosia, aveva rifiutato il compromesso. L’amore non si (con)divide con nessun terzo incomodo. “Tutti i particolari in cronaca” è il sottotitolo di questa divertente commedia che permise a Mastroianni di vincere la Palma d’Oro per la miglior interpretazione: buono quindi il debutto dell’attore nel mondo del cinema di Scola. Per la Vitti, qui mai bionda, è ormai una certezza quella di interpretare ruoli di donne ingenue, vittime di soprusi maschili, mentre lo spezzino Giannini non deve aver faticato troppo a diventare un fiorentino doc. Sceneggiato da Age, Scarpelli e lo stesso Scola, la militanza politica del regista irpino è ben evidenziata non soltanto dalla posizione sociale di ciascun personaggio, ma anche dai dialoghi, non di rado dei veri e propri slogan inneggianti alla falce e martello. Per non parlare dell’invettiva che Oreste fa nel finale del film quando, osservando il traffico caotico di Roma, lancia uno strale contro Gianni Agnelli e le sue automobili, colpevoli di tutto quel caos. Umberto Berlenghini

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