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Morti sul lavoro. La sicurezza mercificata

  • Andato in onda:11/12/2007
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"Atroce": morire per lavoro, morire in quel modo. Sono molti gli aggettivi con i quali si commentano le "morti bianche". Ma in questa occasione il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, riferendosi alla tragedia di Torino, si è espresso senza mezze misure. "Atroce" dunque è ciò che è accaduto la notte del 6 dicembre nella fabbrica Thyssen Krupp, ha detto il Capo dello Stato italiano, perché questo non è un incidente come gli altri. Tutte le morti sul lavoro sono una tragedia, e pongono una questione nazionale di grande drammaticità e peso umano, ma con quelle di Torino, stavolta, ha detto Napolitano, "per il modo in cui tanti giovani operai hanno perso la vita, siamo di fronte a qualcosa che va oltre, a qualcosa di atroce". Anche per questo stamattina nel capoluogo piemontese, giorno di lutto, il corteo di protesta organizzato dai sindacati è stato uno sfilare "livido": volti tesi ed espressioni di rabbia fino alla sede dell'Unione industriali. Con qualche intemperanza. I lavoratori sono scioccati per la morte di quattro operai, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino, e per le condizioni di salute gravissime in cui si trovano tre loro colleghi. Ma la rabbia cova perché sempre più spesso, laddove mancano controlli e cultura della sicurezza, la salute dei lavoratori finisce per diventare un "benefit" sul quale contrattare. Lo hanno detto, sommessamente, anche i sindacalisti, accusati di non occuparsi a sufficienza della vita degli operai. La salute prodotto da vendere, in cambio di un posto di lavoro che altrimenti sarebbe troppo oneroso per gli imprenditori. È una nuova questione sociale. Sicuramente una non nuova questione etica. "Ciascuno si assuma le sue responsabilità, a cominciare dalle imprese, ognuna delle quali, quando si verifichi un incidente sul lavoro mortale o comunque grave, deve dar conto dei propri comportamenti dinanzi alla magistratura e a tutti i poteri interessati", ha detto Napolitano. Ma dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sono arrivare critiche apparse rivolte anche ai sindacati. I funerali delle vittime si svolgeranno in Cattedrale, forse giovedì. Li celebrerà l'arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto, che si è recato a visitare due dei feriti gravi. "Abbiamo pregato assieme. In questi caso le parole umane sono insufficienti. Ho trovato famiglie affrante, che si aggrappano ad un filo di speranza. Ho trovato genitori disperati e figli per i quali il padre cercava di assicurare un futuro e ha sacrificato il suo", ha affermato il cardinale. Sull'incidente ogni commento appare in questo momento superfluo: "Anch'io - spiega l'arcivescovo di Torino - dico "una cosa del genere non deve mai più accadere". Ma io come vescovo di questa città dico che si faranno verifiche, si accerterà se c'è stata negligenza o fatalità. Non è compito della Chiesa dare giudizi sullo svolgimento dei fatti, non dobbiamo sostituirci alla magistratura. Come pastore sento il bisogno di manifestare solidarietà e vicinanza, di chiamare la comunità alla preghiera. Le nostre parole sono banali. Ciò che può confortarci nel dolore è solo la Grazia di Dio". "Chiaramente - ha aggiunto il cardinale - il problema delle morti sul lavoro esiste. Le cifre sono spaventose, soprattutto a Torino. Occorre un sussulto di responsabilità, servono norme che tutelino la salute, non solo la vita, perché si muore anche di malattie professionali. Il profitto non può essere l'unico principio che anima le azioni degli uomini". Attorno alla comunità torinese si è stretta tutta Italia.[...continua sul sito]

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