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20 DICEMBRE - SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI. L'INCORAGGIAMENTO DEL PAPA AL PIANO DEL GOVERNO. A RADIO ANCH'IO IL MI

Intervengono Paola Severino, Ministro della Giustizia, Rita Bernardini, dei Radicali Italiani, Patrizio Gonnella, Presidente dell'Associazione Antigone, Mario Marazziti, Portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Donato Capece, segretario generale del SAPPE, Romano Felice, Segretario Generale del Siulp e Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano.


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Ruggero Po: Ministro 68.114 i detenuti al 15 dicembre nelle 206 carceri italiane. Circa 23.000 in più rispetto al massimo previsto. Un sovraffollamento che non è sfuggito ,( nella sua visita di domenica a Rebibbia) al Pontefice che ha detto: “questa è una doppia pena”. Come si è trovata lei, Ministro, nelle vesti del padrone di casa a Rebibbia e su che cosa si basa il suo progetto per riportare i numeri a un livello tollerabile?

Ministro P. Severino: Mi sono travata immersa in un’atmosfera veramente straordinaria. Lei pensi che eravamo in chiesa con 300 carcerati delle più diverse provenienze. Eravamo tutti vicinissimi a contatto l’uno con l’altro e che la sorveglianza era ridotta al minimo. Eppure ci sentivamo tutti veramente a casa. Nessuno di noi ha mai avvertito mai un segnale, una sensazione, un sentimento non dico di pericolo, ma di qualcosa che ci dividesse da quel gran numero di persone che pendevano dalle labbra del Papa e che hanno partecipato con grande commozione anche al discorso che io ho fatto, che poi riportava, anzi cercava di dare voce ad una voce che veniva dal carcere. Quindi nessun senso di essere in casa o fuori casa da parte di nessuno, eravamo in una grande comunità e in una comunione di intenti che è rara da provare. E qui vengo alla seconda parte della sua domanda e cioè come affrontare il tema del sovraffollamento carcerario. Anche qui devo dire una straordinaria coincidenza di idee e di intenti. Tutti noi, credo sensibili al problema delle carceri, ricordiamo le parole con le quali il Presidente della Repubblica ci aveva segnalato l’emergenza carceraria dicendoci che non si può rimanere in carcere, essere in carcere senza che vengano rispettate le basilari regole della dignità umana. Nel carcere si perde libertà, ma non si può perdere la dignità. E di come le misure alternative alla detenzione dovessero essere una soluzione privilegiata. Ebbene l’aver sentito quelle stesse parole, analoghi concetti, ieri, l’altro ieri, chiedo scusa da parte del Papa, ha avuto per me un significato particolare. Un discorso laico e un discorso religioso che giungevano alla stessa conclusione: la dignità umana, le pene alternative alla detenzione ed il reinserimento sociale del condannato. Questo mi è sembrato un segnale importantissimo.

Ruggero Po: Nel suo progetto ci sono le celle di sicurezza per mettere fine a quel fenomeno che viene definito della “porta girevole”, cioè delle persone che sono, mi corregga se sbaglio, circa 20.000 ogni anno che entrano in carcere per pochi giorni e poi vengono per una ragione o per l’altro rimesse in libertà. Lei aveva messo in conto le polemiche sollevate dalla proposta di usare le camere di sicurezza?

Ministro P. Severino: Le polemiche sono sempre prevedibili. Quel che a me piacciono sono i contributi costruttivi. Cioè io capisco che un problema serio come quello delle camere di sicurezza possa suscitare delle perplessità, però vede, io mi sono trovata nella necessità di dover scegliere tra due soluzioni e nessuna delle due è la soluzione ideale. Né quella del passaggio per il carcere per tre giorni, con tutti i traumi psicofisici che l’entrata in carcere comporta, né quello della permanenza in camera di sicurezza per due giorni. Ma tra le due alternative ho scelto quella che mi sembrava presentare minori disagi, minori dispendi di traumi da parte di chi deve subire un fermo per poi comunque essere condotto ad un giudizio direttissimo nel quale sarà un giudice a dire se si dovrà andare agli arresti domiciliari, si dovrà andare al carcere o come accade nel 90% dei casi, per le tipologie di reati che sono state selezionate, tornare in libertà. Perché questa è la realtà. Noi abbiamo previsto quella misura soltanto per reati minori per i quali c’è il processo direttissimo, per i quali nel 90% dei casi, l’esperienza carceraria dei tre giorni poi si trasforma in un ritorno in libertà e dunque è su questo che abbiamo pensato di poter incidere.

Ruggero Po: A lei per elaborare questa riforma è bastato un mese, si è chiesta perché i suoi predecessori non l’avevano fatta? 

Ministro P. Severino: Intanto il mio mese è stato preceduto da anni ed anni di studi, perché mi sono trovata nella vantaggiosa situazione di chi di questi problemi si è sempre occupato nella veste di professore. E d’altra parte mi sono trovata anche in una contingenza di assoluta emergenza che richiedeva che il primo problema da prendere in considerazione con assoluta urgenza fosse quello carcerario. Questo mix ha prodotto questa soluzione, anzi questo tentativo di soluzione che non ho la presunzione di risolvere tutto in tempi così brevi. Questa è la prima legge tampone sulla materia carceraria.

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