Prima Pagina 2007-2008

Mosca e l'Ovest

  • Andato in onda:03/12/2007
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O ra che Vladimir Putin ha incassato un trionfo elettorale figlio di genuini consensi ma anche di autoritarie forzature, in Russia si apre la vera partita del potere. Lo stesso capo del Cremlino, sapendo di dover presto cambiare poltrona, aveva trasformato le legislative di ieri nel primo turno delle presidenziali di marzo: un mandato plebiscitario doveva garantirgli il «diritto morale» di rimanere leader senza più essere Presidente, e i russi, al netto delle accuse di brogli, hanno risposto da . Ottenuto il trampolino che gli serviva, Putin deve ora pensare ad altro. Entro il 23 dicembre va scelto un delfino che a marzo (come dubitarne?) sarà eletto Presidente. In tempi non molto diversi va annunciato il ruolo che lo Zar senza più corona deciderà di svolgere per rimanere «leader nazionale». E nel contempo, mentre le tessere del mosaico istituzionale vengono sistemate, il Presidente uscente dovrà curare gli equilibri tra gli altri poteri forti che lui stesso ha esaltato, i servizi segreti, i militari, i nuovi oligarchi che grondano petrodollari. Da monarca bifronte, insieme assoluto e costituzionale, Putin vuole gestire in proprio la sua successione. Nessuno dovrà gridare dalle torri del Cremlino, a marzo. Perché il re vero avrà soltanto traslocato, e l'altro sarà un re finto. Lo stesso schema che fu di Deng Xiaoping in Cina e che somiglia in parte a quello di Sonia Gandhi in India, ma che nella storia russo-sovietica è del tutto inedito. Al punto da far temere agli stessi putiniani che l'abito del Cremlino possa ancora una volta fare il monaco. Non sarà di facile attuazione, dunque, la seconda parte del piano di Zar Vladimir. E l'Occidente ha buonissimi motivi per seguirla con attenzione. Perché ora è il momento migliore per ricordare a Putin che uno sviluppo economico bisognoso di investimenti esteri, l'ammissione nel Wto, il giusto coinvolgimento della Russia nelle grandi questioni internazionali, e un minimo di effettiva democrazia interna, sono due facce della stessa medaglia. Così come è legittimo che la Russia difenda i suoi interessi, ma non lo è, men che meno per un membro del G-8, che presunti e tentacolari complotti occidentali vengano dati in pasto a un nazionalismo aggressivo. Anche se Parigi valeva una messa, Putin deve capire che il potere a Mosca non vale e non tollera l'isolamento.

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