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Club - L'evaso

  • Durata:01:25:00
  • Andato in onda:03/02/2013
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L’EVASO di Pierre Granier-Deferre – F -1971 – 90’ Con ALAIN DELON, SIMONE SIGNORET, OTTAVIA PICCOLO, MONIQUE CHAUMETTE Campagna francese, 1934. Fuggito dalla colonia penale della Cayenna dove era detenuto per aver assassinato due politici, il giovane anarchico Jean Lavigne (Delon) trova ospitalità nella fattoria di Tati Couderc (Signoret), vedova da alcuni anni, una donna segnata dal tempo e dal faticoso lavoro di contadina. Non ci vuole molto a Tati per capire chi è veramente Jean e perché è lì, ma la necessità di due braccia forti che l’aiutino nei campi e l’affacciarsi di un sentimento anche ricambiato, convincono la donna a tenersi in casa il bel Jean. I guai però non tardano ad arrivare a causa di vecchie questioni di eredità che Tati ha in ballo con i parenti del defunto marito, suoi vicini di casa, i quali non vedono l’ora di mettere le mani sul patrimonio della vedova. E che vedono in Jean un ostacolo ai loro progetti. Le cose precipitano quando Jean allaccia una relazione con Félicie (Piccolo), giovane ragazza madre appartenente alla famiglia dei Couderc, i vicini di casa di Tati. Tratto dal romanzo di George Simenon “La vedova Couderc”, Granier-Deferre si prende la licenza di cambiare le carte in tavola rispetto all’opera dello scrittore belga. Nel romanzo Jean non è un evaso, è un figlio di papà che ha appena scontato cinque anni di prigione per un assurdo omicidio; quanto al suo rapporto con Tati, questo termina tragicamente con la morte della donna, assassinata da Jean per avere mano libera nella sua relazione con Félicie. Il regista invece trasporta l’azione in un periodo ben preciso e travagliato della storia francese quale è stato quello dell’era del Fronte Popolare di Léon Blum che, nella seconda metà degli anni Trenta, dovette fronteggiare l’ondata fascista costituita dall’Action Française, un movimento politico a causa del quale la Francia di quegli anni fu attraversata dai venti gelidi della xenofobia e dell’antisemitismo. Come sempre bravo e affascinante Delon; la Piccolo, allora appena ventiduenne, con il suo sguardo da finta ingenua turbò non poco il pubblico maschile. Ma la scena è rubata tutta dalla straordinaria e tragica maschera della Signoret, credibile anche quando è china sul greto di un fiume a lavare i panni. La sparatoria finale e il suo drammatico epilogo ricordano la fine della banda Bonnot, la gang di anarchici dediti alle rapine in banca nella Francia degli anni Dieci, ma anche quella girata quattro anni prima da Arthur Penn per il suo “Gangster story”.

Umberto Berlenghini

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